Multe transfrontaliere, stop della Corte UE

Un cavillo giuridico non di poco conto è alla base dell’annullamento della direttiva 82 del 2011 in materia di multe transfrontaliere. La stessa era stata approvata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, in base alla competenza dell’UE in materia di cooperazione di polizia. Lo scopo, nello specifico, era il miglioramento della sicurezza stradale volta a ridurre il numero delle vittime, dei feriti e dei danni materiali. A tal fine, risultava necessario armonizzare l’applicazione delle sanzioni per le infrazioni compiute nel territorio dell’UE. Una necessità avvertita anche dalla Commissione e ampiamente difesa nella sua comunicazione del luglio 2010 dal titolo “Verso uno spazio europeo della sicurezza stradale: orientamenti 2011-2020 per la sicurezza stradale”.

Punto nodale della direttiva era garantire l’efficacia delle sanzioni per gli illeciti commessi da autoveicoli immatricolati in uno Stato membro diverso da quello del fatto. In altre parole, obiettivo era far sì che, ad esempio, un’infrazione commessa in Francia da un veicolo immatricolato in Italia fosse perseguibile al pari di quella commessa da un veicolo francese. In quest’ottica la direttiva evidenziava una serie di traguardi intermedi: la definizione di norme comuni per le apparecchiature di controllo stradale, la diffusione di informazioni sufficienti per la circolazione in un Stato membro diverso da quello d’immatricolazione, nonché́ lo scambio transfrontaliero dei dati di immatricolazione dei veicoli. A dimostrazione di ciò̀, il potenziamento del sistema informatico EUCA RIS per la gestione delle informazioni su veicoli e patenti di guida.

Gli obiettivi di medio termine non avrebbero comunque portato a un’uniformazione del trattamento sanzionatorio: ogni Stato membro avrebbe dovuto (il termine per trasporre la direttiva è scaduto nel novembre 2013) assicurarne esclusivamente l’effettività̀. Ad oggi, ogni Paese qualifica dunque come illecito amministrativo o reato le diverse infrazioni, senza che questa disomogeneità̀ pregiudichi l’applicazione della norma europea. In particolare, le infrazioni considerate dalla direttiva sono: eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza, mancato arresto davanti a un semaforo rosso, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti, mancato uso del casco protettivo, circolazione su una corsia vietata, uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida.

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Foto Paul Townsend@flickr

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