Alle origini di Europa. Anno 732, Poitiers e l’invenzione degli “europei”

Una delle battaglie più mitizzate della storia d’Europa venne combattuta un giorno di ottobre del 732, o forse del 733, presso l’antica strada romana che collega Tours a Poitiers, in quella che gli antichi chiamavano Gallia e che ora cominciava a essere conosciuta come Francia. I franchi al comando del maestro di palazzo Carlo Martello, nonno di Carlo Magno, sconfissero un esercito arabo al comando del wali di al-Andalus, il governatore della Spagna araba, Abd el-Rahman, che trovò la morte sul campo. Nel 1902 il grande storico militare tedesco Hans Delbrück scrisse di questa battaglia, che qui chiameremo di Poitiers (ma molti, specialmente nel mondo di lingua inglese, preferiscono chiamarla di Tours): “non c’è stata nessuna battaglia più importante nella storia del mondo”.

E in verità lì si scontrarono i due popoli più potenti e bellicosi dell’Alto Medioevo, i creatori di due imperi che si stavano dividendo il mondo europeo e mediterraneo. Gli uomini di al-Andalus che marciavano sulla strada romana, dopo aver incendiato la basilica di Sant’Ilario a Poitiers, si trovarono di fronte i più potenti fra i barbari che avevano preso possesso dell’impero romano d’Occidente: quei franchi che di lì a poco, con l’incoronazione di Carlo Magno, si sarebbero atteggiati a eredi e continuatori di Roma. Arabi e franchi erano diversissimi per lingua e per usanze, e tuttavia per certi versi si assomigliavano: erano popoli abituati a fare la guerra, ad apprezzare chi sa impugnare bene la spada, e convinti che l’unico Dio, in cui tutti loro credevano, li avrebbe protetti contro chiunque. “Viva il Cristo, che ama i Franchi”, si legge nel prologo della Lex Salica, messo per iscritto una decina di anni dopo; quanto agli arabi, Dio stesso aveva garantito al loro profeta che se avessero creduto in lui avrebbero trionfato dei nemici, e glielo aveva garantito in lingua araba.

Questi due popoli votati a Dio e alla spada sapevano ben poco gli uni degli altri, ma comunque si detestavano. Nelle fonti latine gli Arabi sono i “perfidi Saraceni”, i “nefandi Agareni”, discendenti bastardi della schiava Agar. Nelle fonti arabe i cristiani d’Europa sono barbari arretrati e crudeli, “popoli che Allah forte e potente ha contrassegnato con la violenza e l’ignoranza e, nel loro insieme, con l’ostilità e l’ingiustizia”, come scriverà più tardi un erudito andaluso. Per di più sono stupidi, com’è inevitabile per chi vive in un clima così ostile, dove il pallore del sole, l’umidità, la neve e il gelo plasmano corpi sproporzionati, modi rozzi e una natura fredda e torpida.

Proprio questo luogo comune, però ribaltato, ispira il più famoso resoconto coevo della battaglia di Poitiers, composto da un cronista che scriveva in latino nella Spagna araba – giacché la popolazione di al-Andalus era rimasta in gran parte cristiana, e lì continuavano a funzionare, relativamente indisturbati, chiese e monasteri cristiani. Il testo, noto come la Cronaca mozaraba del 754, scrive che l’immenso esercito di Abd el-Rahman dilagò oltre i Pirenei, “calpestando i monti come se fossero pianura”, ma quando si trovò davanti i franchi esitò per una settimana prima di attaccare battaglia. Poi attaccò; ma i nemici, gentes septentrionales, trasformando in una forza la loro natura lenta e fredda, rimasero fermi come un muro, impenetrabili come i ghiacci polari. Da quando il testo è stato riscoperto, nel XVI secolo, l’immagine dei franchi fermi come un “muro di ghiaccio”, che al cronista andaluso doveva evocare la nordica alterità di quel popolo lontano, è stata adottata dagli storici alla ricerca disperata di particolari con cui arricchire il racconto, altrimenti aridissimo, di questa battaglia famosa.

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(Alessandro Barbero)

Foto wikimedia commons

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