Buon compleanno Rubik! La storia della nascita del cubo 40 anni fa

Per trovare quell’unica soluzione tra le 43 quintilioni possibili (ovvero 43 per 1018), c’è chi ci mette appena 5,66 secondi, come Feliks Zemdegs, che ha sbaragliato i concorrenti al Melbourne Winter Open 2011, e chi invece ci ha messo circa 26 anni, come Graham Parker. Il primo in gergo si chiama uno speedcuber (un professionista in velocità della risoluzione del cubo di Rubik), il secondo invece è un muratore britannico, arrivato nel 2009 agli onori della cronaca per essersi guadagnato il primato per la risoluzione più lenta del cubo, inventato da un architetto con la passione per i giochi geometrici nella primavera di 40 anni fa.

Lui, Erno Rubik, nato a Budapest il 13 luglio 1944, ci aveva messo invece circa un mesetto per arrivare alla soluzione del più famoso dei suo rompicapi. Un record comunque, visto che fu il primo della storia a cimentarsi nell’impresa. Non senza sforzo però, come lui stesso raccontò poi:

“È stato bellissimo vedere come, appena dopo poche mosse, i colori hanno cominciato a mischiarsi, apparentemente in modo casuale. È stato enormemente piacevole vedere questa parata di colori. Così, come dopo una lunga passeggiata, dopo aver visto dei bellissimi posti si decide di tornare a casa, dopo un po’ ho deciso di tornare indietro, di rimettere i piccoli cubi in ordine. E questo è stato il momento in cui mi sono trovato faccia a faccia con la grande sfida: dov’è la strada per tornare a casa?”.

Era appena iniziata la storia dell’orrore ungherese (all’inizio chiamato solo il cubo magico),come venne poi rinominata l’invenzione di Rubik, per la maledetta capacità del rompicapo di levare il sonno e qualsiasi altra fantasia dalla mente dei giocatori che lo tenevano tra le mani. In realtà era nato con tutt’altro scopo: voleva essere solo uno strumento intuitivo di didattica. Rubik infatti lo aveva costruito, con le proprie mani, all’Accademia delle Arti di Budapest, mentre era in cerca di un modo per aiutare i suoi studenti a familiarizzare con il concetto di tridimensionalità. Secondo qualcun altro, invece, quello di Rubik era il tentativo riuscito del suo inventore di costruire un cubo fatto di tanti altri piccoli cubi, che potessero muoversi indipendentemente gli uni dagli altri, pur rimanendo uniti. Una volta assemblato il tutto, colorò le facce del cubo e passò alla fase del test: quel cubo teneva, ma come diavolo si poteva“tornare a casa”, al punto di partenza?

Quando alla fine riuscì a ricomporre il puzzle dei 26 cubetti (perché di questo in fondo si tratta) decise che avrebbe fatto richiesta di brevetto. Lo ottenne nel 1977, e nello stesso anno la compagnia ungherese Konsumex lo lanciava sul mercato. Poco dopo sbarcò negli Stati Uniti, e gli anni Ottanta furono quelli della cubomania per eccellenza, calcolando che ne furono venduti circa cento milioni di esemplari dal 1980 al 1983 (tralasciando le imitazioni). Nel frattempo la community degli speedcubers si era infoltita e nel 1982 si era sfidata per la prima volta nel campionato mondialedel cubo di Rubik ospitato proprio dal paese d’origine del rompicapo. La coppa, ovviamente, non poteva che essere un cubo di Rubik dorato.

(Anna Lisa Bonfranceschi, via Wired.it)

Foto: wikimedia commons

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