C’era una volta l’Ucraina. Reportage da un paese in bilico tra rivoluzione ed estremismo

Sulla Piazza dell’Indipendenza di Kiev ci sono ancora le tende dei manifestanti. Gruppi paramilitari – Samoobrona (Autodifesa), Pravi Sektor (Settore di destra) e ultranazionalisti affini presidiano il centro: davanti alla Rada (il parlamento ucraino) e al palazzo del governo. Ufficialmente hanno deposto le armi, ma in questi giorni di inizio maggio, tra allarme provocazioni per le festività e il referendum sull’autonomia programmato a Donetsk, qualcuno ce le ha a portata di mano. Non si sa mai cosa può succedere, basta vedere il recente massacro di Odessa, anche se lì sono stati i filorussi a morire tra le fiamme. Le sedi del potere centrale nella capitale sono controllate all’esterno sia dalle forze regolari sia da quelle “del popolo”. Lo avevano detto, dopo la cacciata di Victor Yanukovich alla fine di febbraio: rimarremo qui almeno sino alle elezioni, fino a che la rivoluzione non sarà completata. E la rivolta con il tiranno si è trasformata in uno strano film tra il drammatico e il giallo, condito con episodi di guerra.

Quasi sei mesi fa Kiev era immersa nella normalità, poi la rivolta europeista, nata alla fine di novembre a Maidan dopo la svolta filorussa di Yanukovich, ha dato il via alla trasformazione: il momento della protesta più o meno pacifica è durato sino a metà gennaio; le settimane degli scontri con l’epilogo sanguinoso di febbraio hanno concluso la seconda fase […]

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Foto: Barricata a Donetsk, 4/5/2014 (wikimedia)

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