Bosnia: dopo 22 anni rinasce la biblioteca di Sarajevo

Werther e Quasimodo. Raskolnikov e Mersault. Tom Sawyer, Yossarian e tutti gli altri stanno finalmente tornando a casa. Nell’agosto del 1992, mentre osservava l’antica biblioteca di Sarajevo bruciare dalla finestra di casa sua, il poeta bosniaco Goran Simić aveva immaginato che i protagonisti di molti capolavori indimenticabili stessero volando via alla ricerca di un’altra dimora, insieme alla cenere nera che si levava dall’edificio sventrato dalle bombe incendiarie dei nazionalisti serbi.

In appena tre giorni quelle bombe distrussero la  Vijećnica, la storica biblioteca nazionale e universitaria di Sarajevo, l’unico archivio nazionale del paese, cancellando con essa il patrimonio culturale della Bosnia multietnica. In poche ore furono spazzate via per sempre circa due milioni di opere, tra cui libri rari, manoscritti antichi e incunaboli del XV e del XVI secolo. Quell’orribile rogo fu il preludio del più lungo assedio di una città europea dai tempi della Seconda guerra mondiale, durante il quale oltre dodicimila sarajevesi rimasero uccisi, e riportò alla memoria il triste ammonimento di un altro poeta, Heinrich Heine, “dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”.

Ecco perché la riapertura ufficiale della biblioteca nazionale di Sarajevo, avvenuta venerdì 9 maggio dopo un complesso restauro durato quasi diciotto anni, è stato un momento fortemente evocativo che testimonia il trionfo della civiltà contro la barbarie, proprio come accadde a Mostar nel 2004, quando venne inaugurato il restauro del Ponte Vecchio, anch’esso abbattuto a cannonate durante il conflitto. La Vijećnica, restituita al suo antico splendore dopo enormi ostacoli organizzativi, burocratici e finanziari, riapre al pubblico nel giorno in cui l’Europa celebra la sconfitta del nazismo e l’unità del vecchio continente.

Nello stesso giorno Sarajevo, la capitale europea che ha visto l’inizio e la conclusione del “secolo breve”, ricorda al mondo che i nazionalisti serbi bruciarono i libri proprio come i nazisti e che niente, neanche questo scintillante restauro, potrà lenire le ferite aperte durante la pagina più nera della recente storia europea. Ancora oggi, i lunghi giorni di un assedio durato oltre quattro anni e lo straziante ricordo delle migliaia di vittime civili restano ben scolpiti nella memoria della città e dei suoi abitanti.

Sarajevo, 1992. Il violoncellista Vedran Smailović suona nella Biblioteca Nazionale distrutta. Musicista in diverse orchestre sinfoniche e d’opera, Smailović era solito suonava gratuitamente ai funerali durante la guerra, nonostante fossero spesso presi di mira dai cecchini delle forze armate serbe. Nello stesso anno Smailović suonò sul suo violoncello l’Adagio in sol minore di Remo Giazotto (attribuito a Tommaso Albinoni) in diverse ore del giorno per 22 giorni, per onorare la memoria di 22 civili uccisi mentre facevano la fila per il pane. (Foto Mikhail Evstafiev@Wikimedia commons)

La fisionomia esterna dell’edificio, risalente al 1894 [il progetto, in stile neo-moresco, si deve all’architetto boemo Karel Pařík durante l’amministrazione austro-ungarica, ndr], è da tempo tornata quella originaria, con le splendide facciate rosso e ocra che si specchiano nelle acque del fiume Miljacka. Le foto rese pubbliche in anteprima hanno poi mostrato tutto lo sfarzo degli interni. Grazie al progetto originale ritrovato nell’archivio di Zagabria, intorno ai tremila metri quadrati di parquet sono stati riprodotti com’erano in precedenza i muri e i soffitti affrescati e decorati a mano, gli sfarzosi arabeschi e le finestre in legno, i vetri a mosaico e le porte intarsiate. Senza dimenticare la scalinata centrale in marmo, le cui macerie sono state per anni il simbolo dell’urbicidio della capitale bosniaca.

La ricostruzione è costata sedici milioni di euro – oltre la metà dei quali erogati dall’Unione europea – e ogni ragionevole sforzo è stato compiuto per donare alla Vijecnica un aspetto esattamente uguale a prima. A cambiare, in parte, sarà invece la destinazione d’uso degli spazi interni: l’edificio non ospiterà più soltanto la biblioteca universitaria ma riacquisterà anche la funzione di sede di rappresentanza della città che aveva avuto fino al 1949. La municipalità di Sarajevo potrà disporre di uffici al primo e al secondo piano, mentre la biblioteca avrà spazi al piano terra, al mezzanino e al secondo piano. Alla cultura è stato destinato anche il piano interrato, che ospiterà un museo sulla storia della biblioteca, la caffetteria e il deposito librario, oltre a locali di servizio.

Ma nessun restauro, per quanto approfondito e fedele all’originale, potrà far dimenticare che appena il dieci per cento delle opere conservate al suo interno prima della guerra è scampato al grande rogo del 1992, un gesto criminale premeditato allo scopo di cancellare un passato comune. In tanti si prodigarono per salvarli, quei libri, ma l’eroica catena umana spontanea che si formò in quei giorni fu costretta a soccombere di fronte ai colpi d’obice e ai cecchini che colpivano senza pietà anche i volontari e i vigili del fuoco.

Una giovane bibliotecaria, Aida Buturovic, perse la vita mentre cercava di strappare i volumi alle fiamme. I pochi resti di quell’immenso patrimonio librario sono rimasti a lungo stivati in un rifugio antiatomico, prima di essere trasferiti nei sotterranei del ministero dell’istruzione e in seguito in un’ex caserma dell’esercito jugoslavo. La rinascita del luogo simbolo di Sarajevo sarà suggellata con una grande cerimonia il 28 giugno, nel centenario dell’assassinio dell’erede al trono austroungarico Francesco Ferdinando, evento che innescò il primo conflitto mondiale. In quell’occasione, l’Orchestra Filarmonica di Vienna diretta dal maestro Franz Welser-Möst si esibirà nell’antica biblioteca in un repertorio di brani di Haydn, Schubert, Berg, Brahms e Ravel.

(Riccardo Michelucci, articolo apparso il 9 maggio 2014 su EastJournal.net)

Foto in alto: la nuova facciata della Biblioteva Nazionale – Julian Nitzsche@Wikimedia 

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