Una scrittrice cefaludese di fama internazionale – Angela Di Francesca

Poetessa, scrittrice, saggista; personalità versatile, artista poliedrica, spirito eclettico; Premio Letterario Internazionale “Mondello Città di Palermo” 1992, Premio Internazionale di Poesia “Ars Poetica di Bratislava” 2009. Riconoscimenti internazionali, quelli di Angela Di Francesca!

Quell’edizione del Festival “Ars Poetica” l’ho vissuta in prima persona nella mia veste di direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, e non solo.
Il Festival, importante evento internazionale di poesia che vede ogni anno la partecipazione di grandi e acclarati nomi provenienti un po’ da tutte le parti del mondo, ha registrato, nel 2009, nella rosa degli importanti nomi selezionati, quello di Angela Di Francesca.
Ho vissuto quel Premio con emozione, con lo spirito di chi crede nella cultura e nei valori che essa trasmette.  Ed anche con la fierezza di un mondo che ti appartiene.
Ma Angela non se l’è sentita di partecipare alla serata conclusiva alla quale lei, per altro, avrebbe rappresentato l’Italia e mi ha trasmesso un messaggio. Era un saluto, carico di significati e significanti, che ho letto, con convinzione, lentamente, al folto pubblico in sala. L’uditorio ne è stato partecipe.

Lo leggo anche adesso quel messaggio:

“Una situazione imprevista ha interrotto il mio sogno di partecipare a questo incontro. Vorrei portare ugualmente a tutti voi un mio saluto, dirvi la mia gioia per questo evento che mi riguarda profondamente, la mia tristezza per non aver potuto esserci insieme a voi. Con il linguaggio quotidiano non è facile trovare le parole che per un momento vi avvicineranno a me senza tuttavia poter sostituire la magia dello sguardo, della voce, della fisicità, dell’ “esserci”, hic et nunc.
Ma, come dice il poeta Milan Rúfus,
La poesia è di più della parola“. Per questo sono sicura che un incontro tra noi avverrà comunque, nelle regioni della mente e del cuore, nel punto di unione segnato dalle coordinate della “verità” e della “bellezza” attraversola potente alleanza che ci rende migliori“, attraverso il prezioso, ammaliante respiro del mondo, la poesia.”

Tramite quel premio, Angela, già presente nel panorama letterario internazionale grazie ad alcune fondamentali traduzioni, è entrata anche nella lingua slovacca e nel suo ricco patrimonio poetico. L’antologia plurilingue del Festival, che è pubblicata ogni anno, rappresenta, è bene dirlo, il più ampio e rappresentativo progetto di traduzione della poesia mondiale contemporanea nell’Europa Centrale.  Un bel successo dunque per Cefalù, per noi, per chi ama la poesia e crede nelle emozioni che essa può trasmettere. Un successo per Cefalù, cui Angela ha dedicato anche una pubblicazione dal titolo “Magica Cefalù”, lavoro fondamentale per chi vuole accostarsi a ricerche di carattere storico; magica Cefalù, quella magia che si sente  per “una città nella quale abbiamo avuto la fortuna di nascere”, per usare un’espressione molto bella, e che condivido, di Domenico Portera posta ad apertura del libro di Angela. Quella Cefalù che la Di Francesca ha spesso portato agli onori della migliore stampa nazionale con il suo intelligente e vibrante impegno civile.
Una fucina di idee, in continuo fermento.

Intellettuale la Di Francesca, ma poeta soprattutto, nota e apprezzata da chi, come me, l’aveva letta, sin dai primi esordi, nella sua antologia “Ponti del normale” e poi in “Falsi indizi” e “le Ragioni della Notte”. Una poetica caratterizzata, negli anni Settanta, da un’ispirazione a forte connotazione sociale e approdata più recentemente a una cifra espressiva – linguistica che predilige  un’intensa riflessione esistenziale. Le sue poesie, inquietanti e notturne, si distinguono per la ricerca di un linguaggio originale, spesso metaforico e onirico, ma sempre ancorato al mondo della psiche e dei sentimenti.

Solitudine, incomunicabilità. amara constatazione della brevità della vita in rapporto a ciò che l’individuo vorrebbe realizzare. Siamo di fronte all’ermetismo dell’essere connaturato a uno spirito umbratile, rarefatto, in continuo ripiegamento su se stesso. Una poesia metafisica, in perenne complicità con l’invisibile.  Poeta, la Di Francesca, costretta dalla storia (degli eventi) a vivere l’invisibile innanzitutto nella sua forma più letterale e più ossessiva: come ressa delle cose scomparse, dell’inafferrabile. Il poeta, in questo senso, è sempre il sopravvissuto che si mormora un verso sobrio e terribile. È tutta un’intensa confessione lirica, la sua produzione. È quella tipica di una personalità complessa e composita che analizza Julio Cortázar come Majakovskij o Kafka, Brecht, Milan Kundera, Evita Peron, García Márquez, Pablo Milanes e Che Guevara. Tutti, con eguale cognizione di causa; tutti, con profonde e raffinate capacità di analisi culturali; tutti, e con vibrante partecipazione di sensibilità.

Angela di Francesca con Dacia Maraini

Angela Di Francesca coniuga la poesia con la ricerca storica e, soprattutto, storico-letteraria come, per esempio, e mi riferisco adesso alla sua produzione saggistica, un excursus approfondito e raffinato sulla letteratura romena di fine Ottocento – primi Novecento che mostra i legami intercorrenti tra famosi scrittori e artisti romeni e la Sicilia. Ecco, parlare un giorno con lei di Nicolae Bălcescu e di Constantin Brâncuși è stato senz’altro un fatto di cultura, ma parlare con lei, e nei ricercati meandri delle sfumature poetiche, della lirica di Eminescu, di Tudor Arghezi e Vasile Alecsandri, con lei che non conosceva la lingua romena, e considerando che le traduzioni in italiano di questi poeti sono abbastanza difficili da trovarsi, mi è parso veramente un fatto di sensibilità letteraria, di ricerca, di scelta.

Così come parlare del teatro polacco, di Kantor e Grotowski e non solo.
Per il teatro lei aveva una naturale inclinazione ma forse non aveva avuto l’opportunità di svilupparla appieno.  Rimaneva sempre, e comunque, questa sua versatilità che ho sempre apprezzato. Così come aveva versatilità per la fotografia e per la grafica. E grazie a queste doti, o, per meglio dire, grazie anche a esse, ha dato lustro allo storico Cinema Di Francesca di Cefalù curando anche una significativa pubblicazione in occasione della ricorrenza dei 100 anni della sua fondazione. Pubblicazione che dilata subito lo sguardo del lettore con una citazione:

“a tutti quelli
Che credono al sogno
E ne fanno percorrere le vie anche al risveglio”

Quasi un blow up all’Antonioni!
Immediata, Angela, essenziale, profonda, critica, ironica, a volte addirittura sarcastica, sferzante, graffiante, ma sempre, e al di sopra di tutto, poeta.
Ho letto con attenzione tutti i suoi lavori giuntimi, puntualmente!, da un’affettuosa mano di “passa – libri”, di chi, cioè, riceve in regalo il libro, non lo legge, ma lo dà ad altri affinché lo legga (questo è il “passalibro”, lavoro senz’altro più dignitoso del passacarte).
Così, quando Angela è stata selezionata al Festival “Ars Poetica” di Bratislava, non ho potuto che rallegrarmi con lei e, per esteso, con me stessa, per aver saputo leggere nelle sue poesie quella novità della ricerca poetica che il Festival perseguiva.
Come dice il poeta Milan Rúfus, amato e interiorizzato da Angela, “la poesia è più della parola”.

“E questo è vero. E non è vero niente. Vero è soltanto che bisogna crearsi, creare. E allora soltanto ci si trova” (da “La rosa e il labirinto” di A. Di Francesca)

Ecco, ho parlato con le parole di Angela, poeta prima di tutto, quasi una cesura dell’essere. Ho sempre pensato a lei come poeta e la nostra frequentazione è stata intensa forse proprio perché si è svolta sulle ali di una poesia che entrambe sentivamo come prima motivazione dell’essere. Abbiamo comunicato molto, anche se non ci siamo viste spesso perché io mi trovavo di solito all’estero. Ci siamo “frequentate a distanza”, perché c’era una bella liaison tra di noi. Per telefono o per mail, anche dalle lontane sedi estere dove mi trovavo, ci confrontavamo, parlavamo di scrittori, di letteratura, di onomastica e toponomastica, di problemi sociali della donna, ridevamo degli uomini sedicenti femministi, anzi, per essere sincera, ridevamo proprio degli uomini. Una santa alleanza, la nostra, fatta di forti intese, un “gioco a nascondere” ….per usare  le sue parole, un gioco, comunque, di creazione e di ricerca. Come la ricerca del suo metro poetico, delle assonanze e consonanze, dello stile, di vibrazioni e sonorità, di oscillazioni, stacchi e riprese, fonemi e lessemi che di continuo s’inseguivano fino a scomporsi, accavallarsi e nascondersi per poi riapparire, così, all’improvviso, parole sfrondate che si ricompongono nella loro nudità.

“Eterno come l’attimo
Scolpito dall’onda grigia”.
(da “Le ragioni della notte”)

Ed è proprio attraverso ciò che Angela ha creato, che oggi  lei è presente.
E la ricordiamo, soprattutto, perché ci ha suggerito degli indizi per “conoscere, riconoscere il silenzio” (da “La rosa e il labirinto”)

E ancora:

“ Se in tutto questo vuoto riempito da vani rumori, da discorsi senza senso, da inutili frasi, se in tutto questo vuoto puoi ancora trovare una parola, pronunciala, sia pure diversa dalla mia, bisognerà spingere via i frammenti di tutti i discorsi, come inadeguati appunti…..”
(da “La rosa e il labirinto”)

 
“Inadeguati appunti”.
E ora silenzio.
Ciao, Angela!

“…si sarebbe detta un angelo, tanto era bella: perché
lo svenimento non aveva tolto nulla alla bella tinta rosa del suo colorito:
le gote erano di un bell’incarnato e le labbra come il corallo. Ella
aveva soltanto gli occhi chiusi: ma la si sentiva respirare dolcemente.
Il Re ordinò che la lasciassero dormire
in pace, finché non fosse arrivata la sua ora di destarsi.”
(Charles Perrault)

 (Teresa Triscari*)

PS: Dedico questi appunti sparsi a Giovanni e Marzia Cristina e a tutti coloro i quali raccoglieranno l’eredità intellettuale di Angela

*Teresa Triscari è stata direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava negli anni 2009-2012, chiudendo in Slovacchia la carriera dopo aver gestito dal 1996 altri IIC nell’Europa centro-orientale: Bucarest, Praga, Varsavia e Cracovia. Vive a Cefalù.

Nella foto qui sopra: Teresa Triscari con Dacia Maraini al Premio Elsa Morante Cinema Bratislava 2012

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