UE, semestre italiano: Renzi svela le priorità

Matteo Renzi torna a Firenze per la prima volta in veste di presidente del Consiglio. Palazzo Vecchio fa da palcoscenico allo State of the Union 2014, organizzato dall’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. È il 9 maggio, la Festa dell’Europa, e tutto avviene in diretta televisiva. Renzi non poteva scegliere occasione migliore per presentare all’Italia e all’Europa le priorità che il suo governo vorrà dare al semestre di presidenza italiana del Consiglio UE.

Sale sul palco e vola alto, il premier Renzi, descrivendo l’Europa come un “destino comune” al quale è “impossibile sottrarsi”. Professa europeismo, chiedendo un’Europa “più forte e coesa” come unica soluzione “per affrontare le difficoltà del nostro tempo”. Ringrazia Mario Monti, seduto in platea, per aver condotto la nave Italia oltre la tempesta della crisi finanziaria.

Ma il rottamatore non rinuncia alla sua retorica. Lo spread a cui guardare oggi è quello tra cittadini e istituzioni. In questo gap si inseriscono forze “populiste euroscettiche”, che parlano alle paure della gente. Le forze europeiste devono “alzare la testa”, “mostrare coraggio”, non parlare solo “con il linguaggio della tecnocrazia“, qualunque cosa significhi. Strizza l’occhio a David Cameron – unico leader europeo citato in tutto il discorso – dicendosi pronto a collaborare con Londra per snellire burocrazia e regolamentazione europea. Parla di “coraggio”, di “emozioni”, racconta aneddoti personali, cita l’Erasmus, i “voli low-cost”, i figli per i quali realizzare gli “Stati Uniti d’Europa“.

Poi il premier guarda gli appunti e cambia tono, togliendo il velo a un semestre di presidenza che inizia tra pochissimo (a luglio) e per il quale l’Italia spenderà complessivamente 68 milioni di euro. Non moltissimi, se consideriamo i 100 milioni che investirà la Lettonia per il semestre successivo (da gennaio 2015). L’Italia vuole orientare l’agenda europea su tre priorità politiche, spiega Renzi. In primo luogo, porrà crescita e occupazione come obiettivi prioritari, “valori costitutivi” di un’UE che non sia “solo rigore”. “Abbiamo salvato le banche e gli Stati”, sottolinea il premier, “ora dobbiamo salvare i cittadini, le famiglie”. Per farlo sarà rilanciata la politica industriale a favore del manifatturiero tradizionale e favorito il completamento del mercato interno, specie quello digitale e dei servizi.

Secondo, l’Italia vuole rilanciare la “cittadinanza europea” riducendo il gap tra cittadini e Unione e favorendo l’integrazione sociale e politica del continente. L’immigrazione avrà un peso decisivo. Renzi non risparmia le domande retoriche (“il Mediterraneo è una frontiera europea o italiana?”) e chiama in causa personalmente Cecilia Malmstrom, Commissario europeo agli Affari Interni: “a cosa serve un Commissario UE che ci dica di accogliere gli immigrati? Lo sappiamo già, è nel nostro modo di intendere la democrazia”, dice piccato. Il governo italiano vorrebbe semmai la solidarietà europea nell’accoglienza, un diritto d’asilo realmente europeo, un pattugliamento UE della comune frontiera meridionale.

Terzo, l’Italia lavorerà per un’Europa globale, aperta al mondo “non solo nel commercio”, ma anche nel campo dei valori. Area di particolare attenzione sarà il Mediterraneo, ma Renzi non dimentica la drammatica situazione in Ucraina né quella in Siria. L’Italia porrà poi l’accento sulle relazioni con Africa e Asia (a Milano si terrà il prossimo vertice ASEM di ottobre). Nel semestre italiano probabilmente non si riuscirà a concludere il TTIP con gli Stati Uniti, ammette Renzi, ma Roma vuole accelerare i negoziati e mettere l’UE nelle condizioni di chiudere il dossier l’anno successivo.

Agenda ambiziosa, retorica e speranza, con uno sguardo fugace al semestre di presidenza in arrivo e gli occhi fissi sulle elezioni europee del 25 maggio. Renzi, il governo e il Partito Democratico si giocano molto. L’Europa si gioca ancora di più. Astensionismo, populismo euroscettico e nazionalismo sono i nemici del “Rinascimento europeo”, tante volte annunciato e ancora all’orizzonte. Nel vuoto istituzionale dell’estate 2014 la presidenza italiana del Consiglio UE avrà l’occasione di far valere il peso politico di un grande Paese fondatore e dimostrarsi il leader credibile che l’Europa aspetta da anni. Adesso o mai più.

(Luca Barana, via Rivistaeuropae.eu)

Foto Flickr CC-BY-SA Condividi allo stesso modo

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