Gas: via al reverse-flow dalla Slovacchia all’Ucraina a partire dall’autunno

Slovacchia e Ucraina hanno firmato un accordo a fine aprile per l’invio di una quantità limitata di gas all’Ucraina da paesi dell’Unione Europea a partire dall’autunno tramite il cosiddetto reverse-flow (flusso inverso) dei gasdotti. A firmare il documento a Bratislava sono stati i rappresentanti degli operatori dei gasdotti nazionali, lo slovacco Eustream (controllato totalmente dal gruppo SPP, che è al 51% dello Stato slovacco) e l’ucraino Ukrtransgas.

Si parla di circa 8-9 miliardi di metri cubi di gas (cca 22 milioni di mc al giorno), una quota inferiore a quanto si aspettava Kiev per attutire il colpo di una eventuale chiusura delle fornitura da parte russa dopo la recente crisi tra i due paesi e Gazprom che ha minacciato la chiusura dei flussi per il mancato pagamento delle forniture degli ultimi mesi. Peraltro, il fornitore russo ha quasi raddoppiato i prezzi per il gas inviato all’Ucraina, a un livello tale che il paese non si può permettere di sostenere. La Slovacchia dovrà, per rispettare l’accordo, provvedere a un certo numero di adeguamenti tecnici che renderanno possibile l’inversione di flusso presso la stazione di pompaggio sul confine con l’Ucraina. Sarà infatti utilizzata la condotta inutilizzata esistente tra la località slovacca Vojny e la città ucraina di Uzhgorod.

La quantità di potenziali consegne attraverso la Slovacchia, che in realtà quest’anno inizieranno con appena 3,2 miliardi di mc per poi aumentare nel 2015, ammonta a meno di quanto sperato dall’Ucraina, ma l’accordo è comunque stato definito dal capo della Commissione UE José Manuel Barroso un passo importante per promuovere la sicurezza energetica dell’Europa Orientale e dell’intera Unione Europea. E inoltre dimostra l’impegno dell’Unione Europea nel sostegno del settore energetico dell’Ucraina, ha detto Barroso. A fornire il gas sarebbe in particolare il gruppo tedesco RWE con le sue eccedenze.

Le forniture che dovrebbero arrivare da Slovacchia, Polonia e Ungheria dovrebbero permettere all’Ucraina di ricevere in totale fino a 16-17 miliardi di metri cubi all’anno. Una quantità che rappresenta poco meno di un terzo del fabbisogno annuale dell’Ucraina, pari a circa 55 miliardi di metri cubi. A Kiev speravano di ottenere 30 miliardi di metri cubi di gas dai paesi confinanti membri dell’UE in modo da rendere più indipendente il paese dal fornitore russo.

Ma la Slovacchia è stata molto cauta in questa faccenda per non mettersi nella condizione di rompere le clausole di un contratto venticinquennale con Gazprom recentemente riveduto e i cui dettagli non sono noti, che imporrebbe un certo numero di condizioni all’uso del gas ricevuto. Inadempienze che avrebbero potuto avere conseguenze pesanti come sanzioni o anche la sospensione delle forniture. Gazprom, del resto, deve dare il suo consenso al reverse-flow; su questo concordano sia la Commissione UE che la Slovacchia, contrariamente al principio secondo il quale dopo che è stato venduto il gas appartiene solo a chi lo ha acquistato. In ogni caso, la Slovacchia ha chiesto l’intervento dell’UE per garantire il pagamento del “servizio” di trasporto del gas, considerando le difficili condizioni finanziarie di Kiev, che è in attesa di aiuti proprio dall’Unione Europea per evitare la bancarotta.

Intanto il governo ucraino non si arrende e si aspetta che l’UE spinga la Slovacchia ad accettare di aumentare il flusso. Intanto i gasdotti ucraini già ricevono gas dalla Polonia, in quantità limitata proveniente da RWE, con la quale esiste un contratto per forniture fino a 10 milioni di metri cubi all’anno. Stanno anche ricevendo flussi dall’Ungheria. Ma le capacita di trasporto del gas di questi due paesi sono molto più limitate di quelle possibili dalle strutture slovacche, che sono la via principale per l’arrivo del gas russo in Europa. L’Europa acquista circa un terzo delle sue importazioni di gas dalla Russia, e circa il 40% di tale ammontare scorre attraverso l’Ucraina e verso l’Europa occidentale attraverso la Slovacchia.

Nel frattempo, come ha scritto ieri l’agenzia russa Itar-Tass, dal 1° giugno prossimo Gazprom fornirà gas all’Ucraina soltanto con pagamento anticipato, una condizione annunciata ieri dal Ministro dell’Energia della Federazione Russa Alexander Novak dopo che l’ultimatum del 7 maggio non è stato rispettato per il saldo del debito che ammonterebbe ad oggi a oltre 3,5 miliardi di dollari, secondo lo stesso ministro. Con le nuove condizioni, Gazprom invierà a Kiev il 16 maggio una fattura proforma per le consegne del mese di giugno. Fattura che andrà pagata entro il 31 maggio. In caso contrario, niente gas. Da parte ucraina, il Premier Arseny Yatsenyuk dice che il suo paese è pronto a pagare il debito con il gruppo russo se il prezzo viene confermato a 268,5 dollari per 1000 mc, ovvero il prezzo prima dell’aumento di marzo, nel giro di dieci giorni. Gli ucraini sostengono che il contratto con i russi del 2009 aggancia il prezzo del gas a quello del petrolio, per cui l’aumento deciso da Gazprom non ha fondamenti legali, una posizione che si contrappone frontalmente a quella di Mosca.

(La Redazione)

Foto Travis@Flickr

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