Terremoto in Emilia ed estrazioni petrolifere, cosa sappiamo davvero

La pubblicazione del Rapporto Ichese conferma le anticipazioni di Science, ma ne smorza i sensazionalismi. E non dà risposte conclusive.

Del rapporto Ichese avevamo già avuto qualche informazione ad aprile, con la pubblicazione su Science che anticipava i contenuti e lasciava aperta la possibilità che il sisma del 2012 in Emilia fosse stato in qualche modo causato dall’attività umana di estrazione petrolifera.

Non aveva aiutato a placare le polemiche il fatto che il documento della International Commission On Hydrocarbon Exploration And Seismicity in the Emilia Region fosse mantenuto riservato, e il sospetto era che contenesse informazioni che avrebbero generato imbarazzo e determinato importanti cambiamenti nella politica economica regionale.

Ora il rapporto è stato reso pubblico, ed è consultabile online in forma integrale sul sito della regione Emilia Romagna. Il documento, quasi interamente in inglese, conta oltre 200 pagine di dati e valutazioni scientifiche frutto di mesi di lavoro di una commissione internazionale di geologi.

Ne abbiamo parlato con Gabriele Cesari, presidente dell’ordine dei geologi dell’Emilia Romagna: ”nel documento non ci sono grosse differenze rispetto a quanto anticipato da Science, perché il rapporto in ogni caso ‘non esclude che’ ci sia una correlazione. Certo, l’anticipazione ha avuto un taglio un po’ sensazionalistico, mentre il rapporto Ichese ha un taglio molto tecnico“.

La prima domanda su cui la commissione era chiamata a pronunciarsi era la possibilità che la crisi emiliana fosse stata innescata dalle recenti ricerche effettuate nel sito di Rivara, incluse eventuali indagini conoscitive invasive come le perforazioni profonde e l’immissioni di fluidi. In questo caso il documento non lascia spazio a fraintendimenti: “la Commissione ritiene che la risposta al primo quesito sia NO.” La risposta pare ovvia una volte assunte le premesse, ossia che “non era stata concessa alcuna autorizzazione per attività minerarie e che non risulta sia stata effettuata alcuna attività di esplorazione mineraria negli ultimi 30 anni“.

Più articolata è invece la risposta al secondo quesito: “È possibile che la crisi emiliana sia stata innescata da attività di sfruttamento o di utilizzo di reservoir, in tempi recenti e nelle immediate vicinanze della sequenza sismica del 2012?

Siccome in questo caso si va per il sottile con la terminologia, è doveroso premettere la distinzione, adottata dai geologi, tra terremoti indotti e terremoti innescati. Si definisce indotto un terremoto in cui lo sforzo prodotto dalle attività antropica è abbastanza grande da produrre un evento sismico in una regione in cui non necessariamente si sarebbe potuto generare un terremoto in un futuro prossimo. Un terremoto, invece, è detto innescato quando una piccola perturbazione generata dall’attività umana è sufficiente a spostare il sistema da uno stato quasi-critico a uno stato instabile. Questo significa che l’evento sismico sarebbe comunque avvenuto prima o poi, ed è stato sostanzialmente anticipato dall’uomo.

Nel documento è riportato che: “Considerando l’attività nei campi di Cavone e Casaglia , le caratteristiche geologico-strutturali e la storia sismica della zona, la Commissione ritiene che sia molto improbabile che la sequenza sismica dell’Emilia possa essere stata indotta (cioè provocata completamente dalle attività antropiche)“.

Molto improbabile” non significa letteralmente “impossibile“, ma dal punto di vista scientifico si tratta di un’affermazione forte e categorica. Per questo, gli scienziati hanno concentrato la loro attenzione sulla possibilità che la sequenza sismica del maggio 2012 sia stata innescata, piuttosto che indotta, dall’attività umana.

E qui si arriva al passo chiave del documento, ossia che “l’attuale stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate non permettono di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento di idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito a innescare l’attività sismica del 2012 in Emilia. Pertanto sarebbe necessario avere almeno un quadro più completo possibile della dinamica dei fluidi nel serbatoio e nelle rocce circostanti al fine di costruire un modello fisico di supporto all’analisi statistica“.

L’attività umana potrebbe aver in qualche modo anticipato un terremoto che, magari, si sarebbe comunque generato di lì a breve. Il rapporto infatti chiarisce che “in base alla sismicità storica della zona si può ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto di magnitudo locale (ML) intorno a 6“. Potrebbe averlo anticipato, ma potrebbe anche non aver avuto nessun effetto.

In proposito, Gabriele Cesari ha commentato che “il documento non è affatto conclusivo, ma ha rimandato le conclusioni a una necessità di studi ulteriori. I dati raccolti fanno pensare che ci sia ancora da approfondire. E questo approfondimento va fatto perché è importante che si passi da un ‘non è escluso che‘ a un pronunciamento più sicuro“, che dia riferimenti chiari per il futuro.

Se da una parte il documento lascia spazio a diverse interpretazioni, è invece eloquente il passaggio: “La predizione dei terremoti è come la ricerca del Santo Graal alla quale si sono dedicate generazioni di studiosi, e mentre si sono fatti significativi progressi nel campo della previsione probabilistica, al momento non è possibile predire in modo deterministico e affidabile quando e dove ci sarà un terremoto e quale sarà la sua intensità. Un terremoto innescato è un particolare tipo di terremoto tettonico, nel quale piccoli effetti prodotti da attività umane hanno anticipato il momento in cui il terremoto sarebbe avvenuto e pertanto è ancora più difficile da trattare“.

Insomma, per avere risposte certe sul passato e per sapere come comportarsi d’ora in poi, gli emiliani dovranno aspettare ancora. “Ma è importante”, conclude Cesari, “che non si sposti l’attenzione dal punto focale della prevenzione del rischio sismico, che non significa affatto eliminare le trivellazioni. Non va dimenticato che il sisma del 2012 è comunque in linea con la sismicità naturale dell’area.“

(Gianluca Dotti, via Wired.it)

Foto: Torre dell’orologio di Novi di Modena, divenuta simbolo del sisma – da facebook

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