Il Kosovo è un vicolo cieco

Un interessante articolo di Adrian Severin sul romeno Jurnalul National fa il punto sullo scacco attuale nella situazione dell’indipendenza del Kosovo.

Non è il riconoscimento internazionale a sancire l’esistenza di uno Stato, dice: è semmai la sua esistenza che ne determina il riconoscimento. Per smettere di essere un semi-protettorato (dell’Onu e dell’Ue) il Kosovo dovrà dimostrare di essere qualcosa di più di un semi-stato. Indipendentemente dal parere sancito la scorsa settimana dalla Corte di Giustizia dell’Aia (organismo dell’ONU), è poco probabile che la posizione della comunità internazionale possa cambiare. Gli stati che hanno riconosciuto il Kosovo non rinunceranno alla loro posizione, affermando che il problema è politico e non giuridico, e poiché la soluzione giuridica è sui generis non potrà costituire un precedente. Chi ha rifiutato il riconoscimento (Slovacchia, Romania, Spagna, Cipro, Grecia, Russia, Cina), continuerà a farlo, aggiungendo che non è possibile riconoscere un’entità che non soddisfa i criteri oggettivi per essere uno Stato.

Cinque stati membri dell’Ue non hanno riconosciuto il Kosovo, e non hanno alcuna intenzione di farlo, rendendo impossibile l’apertura dei negoziati per l’adesione del paese all’Ue. Nel frattempo in Kosovo vi è un regime dominato dalla corruzione e dal crimine organizzato e gli stranieri chiudono gli occhi per salvaguardare “la stabilità”. In Serbia la mitologia kosovara sembra emozionare più del principio di integrità territoriale, a un livello che esclude qualsiasi soluzione.

Per uscire da questo vicolo cieco si dovrebbe riflettere sulla convocazione di una conferenza sui Balcani occidentali sotto la guida dell’Ue e dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, nel corso della quale si dovrebbe avviare una discussione tra le entità apparse dopo lo smantellamento della Jugoslavia sui loro futuri rapporti nel quadro dell’Ue. Tornare allo status quo ante non è realistico, e conservare l’attuale è inaccettabile.

Si dovrebbe dunque definire insieme un futuro diverso, che si fondi su principi post e transnazionali. Il fallimento del piano Ahtisaari (nel 2007 il mediatore delle Nazioni unite per il Kosovo Martti Ahtisaari ha proposto la creazione di uno stato kosovaro sotto il controllo della comunità internazionale) può ancora trasformarsi in una nuova opportunità, ma solo attraverso un nuovo inizio.

(Fonte Jurnalul National/Presseurop)

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