Kiev lancia la sua operazione “antiterrorismo”. La mossa che Mosca attendeva?

Da Kiev – Il secondo movimento dell’Operazione Ucraina è in corso di piena attuazione. Le forze irregolari di Mosca si sono infiltrate profondamente nell’Ucraina orientale ed hanno iniziato, secondo un asse nord-sud sopra Donetsk, a disporre posti di blocco per isolare sostanzialmente un ampio territorio. La città di Sloviansk è il cuore dell’operazione, e proprio lì i militari senza insegne hanno preso immediatamente possesso della centrale di polizia. Forze leggere dei Servizi di sicurezza ucraini erano state in un primo momento respinte con perdite, a testimoniare della professionalità e dell’organizzazione degli occupanti. Dalle intercettazioni pubblicate ieri da Anna Zafesova su La Stampa si comprende bene la natura non convenzionale della manovra in corso e il tentativo di non far trapelare l’accento russo degli uomini in armi.

È iniziata ieri l’annunciata operazione antiterrorismo dell’esercito ucraino, con mezzi blindati, per circondare e neutralizzare gli occupanti. Con un sostegno aereo è stato ripreso il controllo dell’aeoporto di Kramatorsk, tassello importante per la possibile penetrazione di forze esterne. È da considerare il fatto che questa mossa potrebbe rappresentare precisamente ciò che attendeva Mosca per poter passare a stadi ulteriori dell’occupazione. Il Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha dichiarato con irritazione che questa decisione del governo ucraino può mettere a rischio il vertice del 17 aprile a Ginevra con Stati Uniti, Unione Europea e Ucraina.

È evidente però che la tecnica di porre gli avversari di fronte al fatto compiuto, utilizzata con successo in Crimea, è di attuazione più difficile nell’Ucraina orientale; le posizioni conquistate sul campo dalle forze irregolari sono già numerose, e ramificato è il sistema dei posti di blocco volti a creare una zona franca fuori dal controllo di Kiev. Il governo ucraino non poteva aspettare ancora, pena l’estendersi eccessivo dell’area rivendicabile da Mosca. Molto delicata sarà la gestione dell’operazione,  perché è possibile che Mosca non disdegni uno spargimento di sangue, e intenda sacrificare un certo numero di occupanti per poter passare poi ad un’invasione conclamata.

Definire “separatisti filorussi” i commandos che stanno isolando a mano armata una parte dell’Ucraina è ormai una pietosa ipocrisia, che sarebbe per correttezza di cronaca da evitare: le armi degli assalitori sono, ironia della sorte, modelli di fabbricazione russa non esportabili all’estero. Nelle regioni ucraine sottoposte ad attacco, nonostante legittime manifestazioni di dissenso dal governo centrale, non si sono viste le scene di giubilo viste in Crimea a favore degli occupanti.

È possibile che lo scenario ulteriore, poste le intenzioni manifestate nei fatti da Mosca, sempre salva l’ipocrisia diplomatica volta a consentire l’avanzata sul campo, sia sempre più quello di una guerra conclamata, a meno di accordi in extremis con gli Stati Uniti, o eventuali ripensamenti qualora si annuncino sanzioni serie contro l’economia russa. La frase pronunciata da Putin a Bush anni fa, secondo cui l’Ucraina non sarebbe neppure un paese, risuonerà presto nelle orecchie di molti, e di quanti hanno troppo frettolosamente pensato di poter cancellare gli equilibri di Yalta.

(Giovanni Catelli, via EastJournal.net)

Grafica: elaboraz. B.Slovacchia

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