La provocazione – La Russia ha le sue ragioni, solo Mosca può salvare Kiev

Proponiamo un articolo di East Journal sulle ragioni russe nella crisi ucraina così da offrire un punto di vista plurale e diverso della questione. L’articolo, avverte East Journal, non rappresenta l’opinione della redazione. [Lo stesso vale per Buongiorno Slovacchia, con la postilla che “nessuna” opinione rappresenta l’opinione della redazione o dell’editore. Anche a noi piace pubblicare voci diverse, il pro e il contro, senza prendere posizioni. Una visione che sappiamo molti dei nostri lettori apprezzano – ndr].

Non si può nascondere che i gruppi armati attivi in Ucraina orientale siano armati da Mosca, né che tra essi vi siano uomini dei gruppi speciali russi. Ma perché nasconderlo? La Russia ha le sue buone ragioni a intervenire in Ucraina e non potrebbe farlo altrimenti che così: armando truppe paramilitari, infiltrando propri osservatori, poiché un intervento diretto dell’esercito sarebbe un’evidente aggressione da parte di uno stato contro un altro stato sovrano e una guerra mondiale sarebbe inevitabile. Le guerre oggi si fanno così, per interposta persona.

E Mosca, si diceva, ha le sue buone ragioni. La Russia ha il diritto, come tutti, di difendere i propri interessi economici e militari. Da anni gli Stati Uniti e in misura minore l’Europa finanziano movimenti di opposizione in Ucraina allo scopo di destabilizzare il paese e promuovere governi amici che difficilmente potrebbero essere eletti (come tutte le elezioni, a eccezione di quella del 2004, dimostrano). Vladimir Putin si è sempre espresso chiaramente in tal senso: la cooperazione economica con Europa e Stati Uniti è strategica per la Russia ma lo è anche l’influenza sui territori limitrofi, dall’Asia Centrale all’Ucraina al Caucaso.

L’intrusione dell’Occidente negli affari ucraini è letta a Mosca come il tentativo di indebolire la Federazione Russa, sia a  livello politico-economico che militare. L’ingresso dell’Ucraina nel campo euro-atlantico, con un dispiegamento di missili e basi Nato a breve gittata da Mosca, è semplicemente impensabile per il Cremlino. E lo sarebbe per qualsiasi stato sovrano. Quando l’Unione Sovietica piazzò i missili a Cuba nel 1962, Washington vide – giustamente – in quell’azione una minaccia alla propria sicurezza nazionale e ne ottenne la rimozione dopo una difficile crisi. Oggi in Ucraina la situazione è la stessa e Mosca ha diritto di difendersi ed evitare l’accerchiamento: per questo Georgia, Ucraina, Baltico, non possono essere uno spazio “atlantico”. Gli Stati Uniti dovrebbero ritirarsi da queste regioni.

All’inizio degli anni Novanta, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’Occidente ha cercato di distruggere l’economia russa, facendo brandelli delle sue risorse tramite privatizzazioni imposte dalle istituzioni economiche occidentali, in modo da fare del paese un’ancella del potere atlantico, sempre bisognosa dei denari occidentali. E nel 1999, quando la Nato attaccò la Serbia – storica alleata del Cremlino – malgrado il veto russo nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Mosca non fu nemmeno consultata e l’allora primo ministro Primakov seppe dell’attacco mentre era in volo verso Washington per cercare una soluzione pacifica. Ecco perché oggi le rassicurazioni di Stati Uniti ed Europa non bastano più e Mosca deve difendere da sola e concretamente i propri interessi.

In tal senso l’Ucraina è un simbolo, una linea da non superare pena la capitolazione su tutti gli altri fronti: la Moldavia, la Bielorussia, l’Asia centrale, l’Artico. E non bisogna nemmeno dimenticare che Kiev è “la madre delle città russe”, capitale di un primo e antico stato “russo”. Perderla sarebbe come perdere il luogo in cui si è nati.

Infine quale paese europeo avrebbe consentito a un gruppo organizzato di rivoltosi di assaltare le istituzioni democraticamente elette? Ma quando il presidente Yanukovich, eletto democraticamente, ha respinto gli assalitori (dopo aver a lungo atteso prima di usare la forza) è stato dipinto in Occidente come un despota e un violento. Kiev non è tutta l’Ucraina e piazza Indipendenza non è tutta Kiev: un gruppo di rivoltosi organizzato – oggi possiamo definirli senza tema di smentita “golpisti” – che non rappresentava affatto la maggioranza degli ucraini, ha rovesciato un governo eletto. L’Europa avrebbe dovuto, in nome della democrazia di cui tanto blatera, unirsi alla Russia nella ferma condanna cooperando con Mosca per ristabilire l’ordine. Ma è evidente che l’Europa ha altri interessi e per indebolire la Russia ci si allea anche con il diavolo.

E poi c’è il caso della Crimea, in cui l’Occidente ha usato un peso e una misura diversa rispetto a quello del Kosovo il quale certo non fu annesso agli Stati Uniti che però ne hanno fatto una sorta di protettorato costruendo la base Nato più grande d’Europa al solo scopo di limitare la presenza russa nella regione, a fianco dei serbi e dei bulgari.

L’allargamento dell’Unione Europea ad est, verso i Balcani e l’Ucraina, non è funzionale agli interessi europei ma a quelli americani. Cosa ci guadagnerebbe l’Unione Europea da nuovi membri economicamente sull’orlo della bancarotta?Solo la Russia può salvare l’Ucraina, e bisogna al più presto riallacciare quei legami economici che il governo di Maidan ha interrotto. L’Ucraina è ormai in pieno default e Bruxelles dovrà dare molti soldi a Kiev per evitare un collasso che, senza dubbio, porterà in piazza di nuovo migliaia di persone affamate e senza lavoro. Ma quei soldi non arriveranno o saranno insufficienti e comunque legati a misure ultraliberiste che distruggeranno l’economia del paese impoverendone la popolazione.

Quando la gente, dopo un anno di illuminato governo democratico “Maidan”, scenderà in piazza reclamando diritti, cosa farà il governo? Sparerà sulla popolazione? Sarà allora cosa buona e giusta difendere quella “democrazia” eletta da nessuno e l’Europa farà il gioco delle tre scimmiette per non vedere il disastro da lei creato?

(Nikolai Nizimov, PhD student in Relazioni internazionali all’Università di Glouchester, via EastJournal.net)

Foto: memoriale sovietico a Berlino | glynlowe@flickr

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