La cortina di ferro 25 anni dopo. Un reportage a cavallo dei ruderi della Guerra Fredda

Venticinque anni. Tanti ne saranno passati, nel 2014, dal crollo del Muro di Berlino. In questo arco di tempo è cambiato tutto. Non c’è più il comunismo, l’Europa si è allargata a Est, i divari economici tra i due polmoni comunitari vanno progressivamente riducendosi e i cittadini dei paesi membri, ormai 28, possono circolare liberamente sul territorio dell’Unione europea. Una rivoluzione, rispetto a quanto accadeva durante la Guerra fredda. Gli europei furono separati.

Tutto così rimase fino al 1989, l’anno in cui scoppiò la rivoluzione «improvvisa» che pose fine al sistema del socialismo realizzato, garantendo le premesse per l’altra rivoluzione: quella «lunga» che s’è andata spalmando nel quarto di secolo appena trascorso.

Con questo in mente, Matteo Tacconi, giornalista che scrive su diverse testate nazionali di Europa centro-orientale, area post-sovietica e Balcani, ha deciso di intraprendere un percorso che da Lubecca, in Germania, raggiunge Trieste tagliando l’Europa da nord a sud lungo quello che era il confine tra l’Ovest e l’Est, tra l’Occidente libero e democratico e l’Impero del male. Ad accompagnarlo, per registrare forme e colori di questo confine oggi sottile e sbiadito, il fotografo Ignacio Maria Coccia, spagnolo che vive nelle Marche e pubblica su numerose testate italiane e internazionali.

I due, come indicano con chiarezza sul sito web dedicato al progetto, seguiranno dunque i circa 2.000 chilometri di questo tracciato dove un tempo sorgevano reticolati, torri d’avvistamento, check-point, militari armati che sorvegliavano le recinzioni e le strisce di “terra di nessuno” che le affiancavano, da un lato e dall’altro, impedendo a chiunque di avvicinarvisi. Oggi, a cavallo tra confini spazzati via dalla Storia (quello tra le due Germanie) e altri che resistono ma sono divenuti aperti grazie a Schengen, c’è una spina dorsale di parchi, riserve e aree protette.

Una vera e propria «Cortina verde» – da qui il nome del progetto – dovuta all’aver lasciato incolte queste terre frontaliere per decenni, per tutta la durata della Guerra Fredda. Nessuno ha costruito nulla, da una parte e dall’altra per una profondità di qualche chilometro. Un’area cuscinetto, anche a livello psicologico, tra paesi e sistemi rivali. E così la natura, essendo la mano dell’uomo impegnata altrove, ha potuto prosperare, dando vita a uno dei più suggestivi paradossi dell’Europa: la nascita involontaria di un’oasi ecologica, sviluppatasi in anni di serrato confronto politico, sociale, economico, culturale e militare.

Tacconi e Coccia intendono seguire palmo a palmo la linea dell’ex cortina di ferro, ma tenere lo sguardo e il passo ancorati al presente. Non un racconto all’insegna del come era, ma una storia, fatta di tante storie di confine, che sappia narrare il come è. Il reportage del viaggio, che ha preso il via il 2 aprile e si concluderà tra qualche giorno, è diffuso da Radio Radicale e l’Huffington Post, con l’obiettivo di indagare oggi quelle ex terre di confine e cercare il senso dell’Europa.

Dopo aver incrociato le passate strade tra Germania Ovest ed Est, ed avere sostato a Berlino, isola d’Occidente e icona della Guerra Fredda, i nostri si sono diretti a sud e si trovano ora tra Repubblica Ceca e Austria. La prossima puntata, immaginiamo, sarà forse Bratislava, presumibilmente (ma non siamo esperti della questione) l’unica grande città che si trovava sulla linea di demarcazione della cortina di ferro. Motivo per cui aveva un sistema di bunker – difensivi e di riparo – esteso in tutto l’abitato, dal centro alla periferia.

Un viaggio, per la verità, intrapreso in tempi foschi, quando l’Est europeo vede (di nuovo) un rabbuiamento della ragione a causa di giochi di potere di stampo imperiale che si sta contendendo una terra – l’Ucraina – poco preoccupandosi per la sua gente e molto molto di più interessandosi agli interessi economici e geopolitici che ci girano intorno, manovrati dai grandi attori della scena internazionale.

Per seguire il lavoro di Tacconi e Coccia vedere il sito http://verdecortina.com.

(La Redazione)

Foto – in alto: il bunker BS8 di via Kopcianska a Bratislava (oggi museo), al centro: un bunker a Devinska NovaVes, sotto: la Porta della libertà a Devin, monumento ai fuggitivi caduti per la libertà

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