Penetrazione militare e propaganda: ecco come Putin destabilizza l’Ucraina

Come confermato da fonti e dossier ben autorevoli, i separatisti russi armati che hanno preso possesso delle sedi della amministrazioni locali a Donetsk, Lugansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervomoarmiysk e Druzhkova sono stati da tempo addestrati ed armati da Mosca. I dati OSCE sbugiardano anche il presunto timore di ripercussioni sulle popolazioni russofone ucraine da parte del Governo di Kiev.

Prima la Crimea, poi l’est dell’Ucraina, ed il governo ucraino questa volta è costretto all’extrema ratio per vedere riconosciuta la propria integrità territoriale garantita da accordi internazionali che la Russia di Putin continua a mettere a serio repentaglio. Nella giornata di lunedì 14 aprile il Presidente ad interim ucraino Oleksandr Turchynov, nella qualità di capo supremo delle forze armate dell’Ucraina, ha autorizzato un’intervento mirato a riprendere il possesso delle amministrazioni locali di alcune città dell’est del Paese – Donetsk, Luhansk, Slovyansk, Kramatorsk, Chervonoarmiysk e Druzhkova – occupate con le armi da sedicenti militanti filorussi dallo scorso 12 aprile.

La reazione alle occupazioni dei separatisti filorussi, che, dopo avere proclamato l’indipendenza delle regioni dell’est dell’Ucraina, hanno espresso la volontà di indire un referendum per entrare nella Federazione Russa, è legittima e necessaria per permettere a Kiev di rispondere, con l’unico mezzo rimasto a sua disposizione, ad un preciso piano di Putin, volto ad inasprire la destabilizzazione politica dell’Ucraina provocata dopo l’annessione militare della Crimea.

A testimoniare la natura premeditata dell’occupazione delle amministrazioni locali dell’est da parte dei separatisti filorussi è la pianificazione di identiche azioni paramilitari realizzate nelle diverse città, con una cadenza temporale dalla precisione quasi svizzera: oltre agli edifici del potere locale, ad essere occupate sono state anche strade, svincoli stradali, aeroporti locali. In molti casi i separatisti filorussi, dopo avere aperto il fuoco, hanno provocato feriti e detenuto in prigionia alcuni esponenti dell’esercito ucraino.

Un’aurea di sospetto è legata anche alla natura dei separatisti filorussi. Come riportano diverse fonti ben accreditate, si tratta di uomini che indossano uniformi riconducibili all’esercito russo visibilmente private delle insegne, con tanto di nastro di colore nero e arancione utilizzato dagli sciovinisti russi per ricordare le vittorie dell’Armata Rossa come pretesto per legittimare l’egemonia della Russia di Putin in Europa Orientale.

I separatisti russi, tra i quali si sarebbero infiltrati anche reparti dell’esercito regolare russo, portano armi russe di categoria AK-74s e Dragunov, e, sempre secondo quanto riportato da rapporti di intelligence, sono stati addestrati a Kharkiv e Donetsk nella prima settimana di aprile da ufficiali delle Forze Speciali russe GRU.

Oltre all’addestramento militare per occupare militarmente i palazzi del potere locale, sempre come confermato da diverse fonti molto accreditate, reparti dei servizi segreti della Federazione Russa hanno fornito ai separatisti, e continuano a fornire, dettagliate istruzioni su come organizzare azioni di destabilizzazione politica in Ucraina orientale, anche sul piano mediatico ed informativo, proprio come fatto in Crimea per giustificare l’intervento armato dell’esercito russo e la successiva annessione della penisola ucraina alla Russia.

A dare manforte all’azione di Putin in Ucraina orientale è anche e sopratutto un’attenta campagna mediatica di disinformazione, che mira da un lato a presentare gli ucraini come aggressori estremisti posti in cattiva luce, e, dall’altro, a giustificare le azioni dei separatisti per realizzare la volontà della popolazione locale.

La prima delle menzogne della propaganda putiniana è la presentazione di un’Ucraina orientale sull’orlo di una guerra civile per via dell’ampio consenso goduto dai separatisti filorussi tra la popolazione. Niente di più falso, dal momento in cui una rilevazione dell’IRI – consultabile a questo link – confermata dall’OSCE, dimostra come il 67% degli abitanti delle regioni orientali sia contrario all’annessione delle regioni ucraine dell’est nella Federazione Russa.

Questo dato è confermato dallo sparuto numero dei componenti degli squadroni separatisti che hanno occupato gli uffici delle amministrazioni locali dell’Ucraina orientale, galvanizzati dal prendere l’iniziativa dalla massiccia presenza dell’esercito russo ai confini orientali del Paese.

Inoltre, anche le manifestazioni di sostegno a Putin avvenute nell’est del Paese sono state di gran lunga inferiori per partecipazione e durata rispetto a quelle sul Maydan per la democrazia e la libertà in Ucraina contro il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

La seconda menzogna della propaganda putiniana è legata alla presunta discriminazione che la popolazione russofona in Ucraina soffrirebbe da parte del governo di Kiev, che, secondo Mosca, autorizzerebbe l’intervento armato della Federazione Russa nelle regioni orientali ucraine – russofone ma non russofile – così come già avvenuto in Crimea.

Sempre secondo i dati OSCE, la popolazione russofona in Ucraina non solo non ha mai denunciato discriminazioni di alcun tipo, ma ha persino dichiarato di sentirsi maggiormente tutelata dalle autorità di Kiev piuttosto che da quelle di Mosca.

Inoltre, anche altre minoranze nazionali presenti sul territorio ucraino, come cechi, tatari, ungheresi, italiani, tedeschi ed ebrei, hanno confermato di sentirsi ampiamente tutelati dal governo dell’Ucraina, mentre gli unici timori di discriminazione sono stati sollevati dalle minoranze linguistiche ucraine, tatare ed italiane in Crimea che, dopo essere passate sotto la giurisdizione della Federazione Russa, temono di vedere terminare la piena coesistenza pacifica con la maggioranza russa che, finora, lo stato di Ucraina ha loro garantito.

La terza menzogna è legata all’assenza di misure di pressione economica da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina. Al contrario di quanto dichiarato da Putin, la Federazione Russa ha incrementato il prezzo del gas venduto a Kiev dell’80% in sole due settimane, ed ha preteso il pagamento di un debito di 11 miliardi di dollari provocato dalla decisione di Mosca di invalidare, in maniera unilaterale, gli accordi di Kharkiv – con cui, in cambio di uno sconto misero sul gas, l’ex-Presidente Yanukovych ha concesso il prolungamento dello stazionamento della flotta russa del Mar Nero nel porto di Sebastopoli fino al 2037.

Inoltre, la Russia ha bloccato le importazioni di beni di consumo dall’Ucraina: una misura che colpisce gravemente l’economia ucraina, che dipende fortemente dalle esportazioni a Mosca.

Mosca risuscita l’URSS per attaccare l’Europa

La presenza di una fitta rete di propaganda accuratamente preparata ed oleata da Putin dimostra quanto la Russia sia intenzionata a portare avanti il conflitto ucraino per destabilizzare l’intera regione dell’Europa Orientale.

Sulla medesima frequenza è la registrazione alla Duma di un progetto di legge che revoca lo scioglimento dell’URSS: una questione che riconsidera le basi giuridiche dei rapporti politici non solo tra Mosca e Kiev, ma anche tra la Federazione Russa e i paesi ex-URSS dell’Unione Europea, come Estonia, Lettonia e Lituania.

In questi stati, guarda caso, la Russia ha recentemente realizzato sondaggi per soppesare il grado di attaccamento alla politica del Cremlino delle minoranze russofone in territorio estone, lettone e lituano. Minoranze che, così come i russi di Crimea, i governi di Tallinn, Riga e Vilnius, concordemente con la legislazione UE, non hanno mai discriminato.

(Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro-Orientale)

Foto: 14/4/2014, Uomini armati davanti al consiglio comunale di Sloviansk – Yevgen Nasadyuk@Wikimedia 

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