Malatinsky: l’inversione del flusso di gas verso l’Ucraina possibile da novembre 2014

La Slovacchia ha elaborato una soluzione che dovrebbe consentire un flusso inverso del gas verso l’Ucraina nel mese di novembre 2014. Lo ha detto il Ministro dell’Economia slovacco Tomas Malatinsky ieri nella trasmissione politica 5 minuti alle 12 (O 5 minut 12) del primo canale della tv pubblica RTVS. Il ministro ha informato di essere in attesa di firmare una licenza oggi per l’operatore del gasdotto slovacco Eustream per favorire una soluzione tecnologica che permetterà uno specifico volume di gas in ‘reverse flow’ (modalità flusso inverso) nel mese di novembre. Un volume che potrà essere aumentato nei prossimi mesi.

Eustream, partecipata totalmente dal gruppo del gas SPP (al 51% di proprietà dello Stato), sarebbe pronta, a sentire Malatinsky, il costo di 20 milioni di euro per le strutture tecniche di pompaggio necessarie a rendere possibile il flusso inverso, da realizzarsi nella località di confine di Velke Kapusany. Ma c’è bisogno che dall’altra parte del confine la controparte ucraina faccia il suo dovere per impegnarsi a ricevere il gas, cosa, ha sottolineato il ministro, che fino ad ora non è successa, e ad oggi nessun memorandum è stato ancora firmato.

Domani, martedì 15 marzo, si terranno colloqui trilaterali tra Slovacchia, Unione Europea e Ucraina per dirimere la questione del flusso inverso. La Slovacchia gradirebbe che anche un rappresentante della Russia partecipasse alla riunione, ma gli altri attori preferirebbero invece che l’incontro rimanesse a tre.

Presente alla trasmissione tv anche il capo della Commissione parlamentare per gli Affari economici, il cristiano-democratico (KDH) Jan Hudacky, che ha detto che la Slovacchia dovrebbe agire con più fiducia e tentare di raggiungere le migliori condizioni possibili per se stessa. E invece di discutere «tutto ad un tratto» di un flusso inverso, si dovrebbe invece avere come priorità parlare a livello multilaterale di forniture di gas «dalla Russia attraverso l’Ucraina verso l’Ovest», una questione per la Slovacchia ben più importante.

Oggi la Slovacchia, grazie a un inverno particolarmente mite, ha circa 1,7 miliardi di metri cubi di gas nei serbatoi di stoccaggio sotterranei, una quantità che oggi le permetterebbe di fare a meno di altre forniture per circa 140 giorni, stanti le temperature attuali. Lo stesso vale per le riserve di petrolio greggio e prodotti petroliferi, per i quali la Slovacchia possiede stock per circa 150 giorni. E dunque il Paese non ha nulla da temere oggi da una eventuale crisi che interromperebbe i flussi del gas russo o del petrolio provenienti da est. In caso di emergenza, i gasdotti slovacchi possono comunque ricevere forniture attraverso la Repubblica Ceca e l’Austria, che sono già state allertate in vista di una possibile crisi, e per il petrolio si può far conto sull’oleodotto Adria, in grado di pompare fino a 3,5 milioni di tonnellate annue di greggio e che, dopo un rifacimento in opera, dovrebbe arrivare a una capacità annua di 6 milioni.

(Fonte Tasr)

Foto eustream.sk

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