Strade slovacche poco sicure… la polizia spara alle auto con [un po’] troppa disinvoltura

In alcuni casi i media slovacchi hanno dato conto di una eccessiva confidenza degli agenti della polizia di stato con l’uso delle armi nelle loro operazioni di ordine pubblico. Un fatto in particolare è tornato di recente all’attenzione mediatica, e ripreso le prime pagine dei giornali: gli spari dei poliziotti in autostrada ad un’auto con quattro studenti all’interno. Nel fatto, avvenuto nel giugno 2013, gli agenti credevano che nell’auto ci fosse un sospetto pluriomicida. Ha scosso l’opinione pubblica, dopo una sua audizione alla Commissione parlamentare Difesa e sicurezza, il Ministro degli Interni Robert Kalinak che ha detto come sia ‘normale’ che la polizia fermi in ogni modo i cittadini se non si arrestano alle loro intimazioni. Questo comportamento è un obbligo derivante, ha sottolineato, dalle norme che regolano l’operato della polizia. Kalinak ha ammesso tuttavia che la polizia ha fatto due errori. Uno deriva dal fatto che la pattuglia ha agito in base alle informazioni disponibili, ovvero che l’auto in questione apparteneva al criminale ricercato, ed era un errore evitabile se qualche altro agente avesse osservato le regole e derubricato il veicolo dal registro. E poi, ha detto il ministro, non vi erano ragioni plausibili per la detenzione degli studenti che hanno passato tre ore in autostrada senza conoscere le accuse nei loro confronti. I poliziotti, tuttavia, avrebbero a suo dire agito correttamente, essendo a caccia di un criminale ricercato.

Alla fine di giugno 2013 agenti di polizia fermarono a colpi di arma da fuoco una Volkswagen Passat con quattro studenti a bordo mentre percorreva l’autostrada D2. I poliziotti sospettavano che a bordo sedesse un sospettato di duplice omicidio, tale Milan Duris, che però aveva venduto quella macchina sei anni prima, e il mezzo aveva da allora cambiato proprietario due volte.

Nella storia pubblicata da Sme.sk il 24 giugno 2013 leggiamo che un’auto della polizia, una volta individuato il veicolo “sospetto”, accese la sua sirena e il faro, e il conducente si accostò al bordo della strada, fermandosi. Ma per una incomprensione della situazione, probabilmente i ragazzi nel veicolo avevano creduto che il segnale di avvertimento non fosse per loro, e il conducente ha rimesso in moto la macchina, riprendendo la marcia proprio mentre gli agenti erano scesi dalla loro avvicinandosi a piedi. A quel punto, secondo la versione divulgata dal Corpo di polizia, i poliziotti avrebbero sparato più volte in aria e poi, non vedendo la volontà del conducente di fermarsi, hanno rivolto il tiro direttamente all’automezzo, colpendo il paraurti posteriore del veicolo e la portiera posteriore sinistra. La persona al volante ha quindi fermato l’auto e i quattro sono stati fatti uscire per essere identificati. Gli studenti hanno detto che sono stati fatti attendere per oltre tre ore senza una minima spiegazione dell’incidente, e delle ragioni per cui erano stati fermati. Poi sono stati scortati al dipartimento di polizia. A chi era alla guida è stata ritirata la patente per non aver obbedito agli ordini dei poliziotti.

A riprendere le headline è stato anche l’invito a scusarsi – rivolto al ministro e al capo della polizia – da parte di due dei ragazzi protagonisti dell’incidente. Tuttavia Kalinak ha rifiutato di rivolgere loro la parola (e lo sguardo) nonostante fossero a pochi metri da loro nell’ingresso dell’edificio del Parlamento. Kalinak ha comunque ribadito di essere pronto a dare adeguata compensazione [monetaria] alle vittime dell’aggressione per i due errori commessi dagli agenti di polizia. Ma niente scuse.

Inoltre, la video registrazione del fatto, avvenuta con la telecamera in dotazione su ogni auto della polizia, è stata eliminata, e l’avvocato dei ragazzi, che accusa le forze dell’ordine di negligenza, afferma che il video è stato distrutto per ovvie ragioni – cioè per nascondere le colpe degli agenti nello svolgimento dell’operazione. Ma il ministro Kalinak ha ribadito che è una procedura normale, quando il video di un’operazione di polizia non viene utilizzato per qualche ragione nella fase d’indagine o nel successivo procedimento processuale. In tali casi, non c’è nessuna ragioni di tenerlo. Secondo l’avvocato, il video sarebbe stato distrutto il 4 ottobre 2013 (quattro mesi dopo il fatto), e il ministero lo avrebbe tenuto segreto per diverse settimane. In ogni caso, dice Sme, non c’è obbligo di archiviare tutte le registrazioni effettuate. Il video tuttavia avrebbe potuto dare risposte al perché i poliziotti abbiano colpito la porta posteriore, anziché le gomme, dato che l’auto, si legge su Sme.sk, sarebbe stata a pochi metri di distanza. L’avvocato Spisak ritiene anche estremamente strano che le testimonianze dei due agenti di polizia intervenuti siano completamente identiche, inclusi «gli stessi errori ortografici e grammaticali». Il ministro ha ammesso che avrebbero potuto essersi accordati su una versione comune, ma in questo caso devono sapere che possono essere perseguiti per falsa testimonianza sotto giuramento.

(La Redazione, Fonte Sme.sk, Sita)

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