Dalla Slovacchia al Belgio: una storia sulla fallimentare politica per i rom

Poche settimane fa le autorità cittadine di Gand, una città vivace nel nord del Belgio, hanno ricevuto un brusco avvertimento dalla locale Ong cattolica Caritas: centinaia o forse migliaia di rom sarebbero potuti trasferirsi presto in città. Il motivo? La città slovacca di Kosice, a oltre un migliaio di chilometri di distanza, si stava preparando ad abbattere sette condomini abitati da rom senza fornire loro una sistemazione alternativa.

Gand è stata a lungo una delle destinazione favorite dai rom di Kosice, e dei 250.000 abitanti della città belga, circa 8.000 sono stimati essere di etnia rom. Molti arrivarono dopo il 2004, quando la Slovacchia divenne membro dell’Unione Europea.

Il sindaco di Ghent, il social-democratico Daniel Termont, ritiene la sua città ospitale e dice che la migrazione è “un arricchimento, non una minaccia”. Ma, aggiunge, “dal momento dell’ingresso di dieci nuovi Stati membri, la migrazione da Est a Ovest è stata eccessiva. Sono totalmente a favore della libertà di circolazione, ma questa deve servire a lavorare o studiare, o visitare un paese. Non va bene se la si usa… per sfuggire a un paese povero, da dove ti mandiamo via o di maltrattano”.

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La “questione rom” della città belga illustra come l’Europa non abbia una risposta alla sfida posta dalla più grande e più povera minoranza europea. L’ UE ha recentemente intensificato il suo impegno politico per aiutare quelli che si stima siano 12 milioni di rom, ma in sostanza poco è stato fatto, dicono le Ong che lavorano nel settore.

La situazione di Kosice mostra la complessità della situazione generale. Gli appartamenti sono stati costruiti per i rom, ma sono stati abbattuti perché sono ormai considerati troppo pericolosi per viverci. Cosa dovuta in parte agli abitanti stessi, che hanno strappato via parti degli edifici – come il ferro dai balconi e i cavi in rame – e vendute. Il che a sua volta genera risentimento tra la popolazione “bianca” in Slovacchia, che sostiene che il denaro pubblico viene sprecato, dice Radovan Gumulak, segretario generale della Caritas slovacca. “E ora le persone si arrabbiano quando sentono parlare di fondi europei spesi per gli alloggi per i rom”, dice. “Pensano che sia ingiusto dare queste case gratuitamente ai rom per poi vederle distruggere e chiederne di nuove”.

I critici ribattono che non è sufficiente fornire semplicemente alloggi; è necessario, per l’integrazione di base dei rom, un approccio sfaccettato e a lungo termine, ma la mancanza di volontà politica di affrontare il problema significa che alla fine vince sempre il breve termine. Il risultato è che ambiziosi politici locali delle città che hanno comunità rom evitano di investire in progetti quali gli alloggi. Ed è questo uno dei motivi per cui Peter Pollak, plenipotenziario del governo slovacco per la comunità rom, ha iniziato una politica contraria al “dare qualcosa gratis”. Lui stesso di etnia rom, Pollak dice ai suoi concittadini che devono essere responsabilizzati a pagare per la loro terra e l’alloggio al fine di meritare i benefit. Ma questo approccio non aiuta le autorità locali nelle città dove i rom sono diretti.

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Alla fine alcuni rom di Kosice si sono trasferiti a Gand in seguito all’abbattimento delle loro case, anche se sia le autorità slovacche che belghe ammettono che è difficile tenere traccia dei numeri esatti. “Alcuni di loro tornano ai loro villaggi d’origine, alcuni possono recarsi all’estero ma non abbiamo alcuna possibilità di impedirglielo”, dice Martina Urik Viktorinova, portavoce del Comune di Kosice.

Le circostanze hanno portato ad una situazione alla Comma 22. Le autorità di Gand hanno offerto aiuto alla popolazione rom, ma non tanto da attirare ancora più migranti rom, dice Hemelsoet. “Fu fatto un grande errore quando i paesi dell’Europa orientale sono divenuti Stati membri [dell’EU]. Un miglior trattamento delle minoranze era tra le condizioni esplicite per l’adesione, ma i paesi non hanno cambiato [la loro politica al riguardo], e sono stati accettati comunque. Il risultato è che negli Stati membri orientali il razzismo contro i rom è diventato molto esplicito”, aggiunge.

Il collegamento rom Kosice-Gand – o qualsiasi percorso che i rom percorrono verso Ovest – non è un fenomeno nuovo. Già nel 2000, quattro anni prima che la Slovacchia aderisse all’UE, il Belgio introdusse un obbligo di visto per i cittadini slovacchi nel tentativo di fermare i rom che intendevano venire nel paese.

Vedi qui l’articolo originale (in inglese).

(Dirk De Wilde e Lucia Virostkova, via EuObserver.com [Estratti] Traduz. Buongiorno Slovacchia)

Foto Geza J.Holzinger, sito s4c-it

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