*UN ANNO FA* – 40 anni di Petrzalka, l’area più abitata in Slovacchia

Articolo uscito in origine su Buongiorno Slovacchia il 03/04/2013

Il quartiere residenziale di Bratislava-Petrzalka, il più popoloso della capitale slovacca, fu avviato esattamente 40 anni fa, il 2 aprile 1973. La costruzione fu resa necessaria dalla volontà di creare spazi abitativi in grande quantità a costi abbordabili per ospitare le sempre maggiori masse di persone che dalle campagne si spostavano verso la città, allora non ancora capitale.

Per erigere il nuovo quartiere, le autorità fecero demolire molte delle case già esistenti, e vennero requisiti gli orti e giardini che caratterizzavano il suo territorio, utilizzato come area ricreativa. Il nome ungherese Ligetfalva (villaggio-parco) rende bene l’idea di quello che era Petrzalka a metà dell’800, quando contava nemmeno 600 abitanti e 103 case. Il progetto originale delle autorità socialiste prevedeva che Petrzalka divenisse il complesso residenziale più moderno in Slovacchia con negozi, scuole, strutture sanitarie e per il tempo libero e un efficiente sistema di trasporto pubblico. Tuttavia, il risultato rimase sotto le aspettative, e alla fine degli anni ’70 fu decisa la rapida costruzione di blocchi di appartamenti per risparmiare denaro, e le infrastrutture sociali e di trasporto sono rimaste fino ad oggi incompiute.

Sono così stati eretti decine di “paneláky”, i condomini a pannelli prefabbricati in cemento armato, alti tra gli otto e i dodici piani e più o meno tutti uguali, dai colori insipidi, in genere in grigio chiaro. Petrzalka, dove vivono ora più di 105 mila abitanti (dati Censimento 2011), è il luogo di maggior concentrazione di paneláky sul territorio dell’ex Cecoslovacchia, ma secondo alcuni anche nell’intera Europa centrale. Già dagli anni ’50 le autorità cecoslovacche promuovevano tali caseggiati, e un primo esempio si può trovare a Praga nel quartiere Petrini, dove si può notare la grande differenza innovativa – in tipologia e dimensioni – con  le abitazioni multifamiliari che venivano edificate tra le due guerre. Le torri in pannelli di cemento potevano anche raggiungere i 20 piani di altezza, e alcuni complessi erano lunghi fino a cento metri in estensione lineare, con decine di ingressi per centinaia di appartamenti. Nel caso degli edifici più ampi, poteva essere previsto anche un passaggio interno per le auto e i pedoni, così che questi non dovessero circumnavigare l’intero complesso.

I collegamenti del trasporto pubblico con la riva sinistra del Danubio, e dunque con il resto della capitale, come dicevamo, sono rimasti incompiuti ed è ancora un dilemma aperto nonostante i quattro ponti esistenti e diverse linee di autobus. La chiusura del “Ponte Vecchio” (Stary Most), avvenuta alcuni anni fa per procedere a un suo rifacimento, è per ora a tempo indeterminato e non esiste ancora una data per la riapertura, mentre la linea di treno leggero che finalmente dovrebbe percorrere il ponte per collegare Stare Mesto a Petrzalka rimane per ora sulla carta, dopo essere stata discussa diverse volte nell’ultimo decennio.

(La Redazione)

Foto da Panoramio.com

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