L’Euro: una maledizione

Il giorno 07/04/2014 è stato pubblicato su questo giornale un articolo di Angelo Baglioni, docente di economia presso l’Università Cattolica di Milano, sui motivi per cui non sarebbe saggio per il nostro Paese uscire dalla Zona Euro.

Non sono d’accordo con le sue argomentazioni; ritengo che l’avvento dell’Euro sia stata una vera calamità per l’Italia e per gli italiani. Mi sembra corretto riportare anche le opinioni di chi è favorevole all’uscita dell’Italia dall’Euro. Giuseppe Bertoncello, giornalista finanziario risponde al Baglioni e lo fa, secondo me, a ragion veduta:

– punto 2): l’esperienza dello Sme insegna che alle svalutazioni seguono, eccome, aumenti di competitività e di produzione. Dire che è falso è una palese negazione dei dati di realtà. La divaricazione dell’Italia dai paesi core dell’Europa, sia in termini di Pil che di produttività, avviene dalla seconda metà degli anni ’90, ossia da quando il tasso di cambio viene bloccato.

– punto 4): è falso che ci sia unanimità di consenso sui benefici della totale indipendenza delle banche centrali. Anzi, c’è un corpo crescente di opinione che sostiene il contrario. D’altra parte, la più indipendente delle banche centrali è la Bce, che presiede alla politica monetaria della più fallimentare tra le aree economiche del pianeta. Se dobbiamo giudicare non in base ai dogmi ma ai risultati, la piena indipendenza della banca centrale appare una ricetta per il sottosviluppo.

– punto 4 bis): la monetizzazione di debiti eccessivi è stata in passato una via “virtuosa” per superare crisi potenzialmente esiziali, e imboccare la strada della crescita e della piena occupazione. Fu così nel trentennio keynesiano che assicurò prosperità a tutto l’Occidente dopo la seconda guerra mondiale. Non si capisce perché Baglioni a quei successi preferisca i fallimenti delle attuali politiche di austerità.

– punto 5): l’Euro è un progetto economico e politico fallito, o – se Baglioni preferisce – in via di fallimento. Non si capisce, in base alle evidenze empiriche, cos’altro dovremmo dire. In 7 anni di tremenda crisi non si è fatto alcun passo reale verso una maggiore unione politica. Al contrario, ad ogni svolta si sono imposte scelte dettate da interessi nazionali, oppure corporativi, oppure istituzionali di centri di potere che fanno tutti capo a una “eurocrazia” totalmente dimentica degli interessi di una “collettività europea”, che evidentemente non esiste. La Grecia è il simbolo di quanto l’euro sia stato svuotato di ogni valenza di unione, pace e prosperità per diventare strumento di divisione, dominio e sfruttamento del più debole.

Austerity, tassazioni esasperate ed applicate e riscosse con metodi da usurai, fuga di cervelli, delocalizzazioni industriali a raffica, legalizzazione di contratti  di lavoro schiavizzanti, mancanza di credito agli imprenditori ed incompetenza politica hanno letteralmente desertificato il nostro paese:

«Future historians will probably regard Italy as the perfect showcase of a country which has managed to sink from the position of a prosperous, leading industrial nation just two decades ago to a condition of unchallenged economic desertification, total demographic mismanagement, rampant “thirdworldisation”, plummeting cultural production and a complete political-constitutional chaos…. Unless some sort of miracle occurs, it may take centuries to reconstruct Italy. At the moment, it seems to be a completely lost cause», Roberto Orsi, The London School of Economics and Political Science.

(Franco Wendler)

Foto photosteve101@flickr

Rispondi

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

news giorno x giorno

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

ARCHIVIO

pubblicità google