Caso Malinova, l’ex studentessa ungherese incriminata per falsa testimonianza

Hedviga Malinova Zakova, la donna di etnia ungherese che sarebbe stata aggredita e picchiata  da due skinheads anni fa a Nitra, è stata accusata di falsa testimonianza dalla Procura generale della Repubblica, accusa depositata venerdì presso la Corte distrettuale di Nitra.

Secondo quanto detto ai media dalla portavoce del Procuratore generale Jaromir Ciznar, questa faccenda si inserisce nella promessa di Ciznar, quando fu nominato lo scorso anno, di arrivare alla conclusione di alcuni casi che si stanno trascinando da anni. La fase di preparazione di questa accusa, è stata completata in otto mesi, e il caso è stato assegnato a un nuovo pubblico ministero.

Hedvig Malinova Zakova sostenne di essere stata aggredita da slovacchi nazionalisti a Nitra nell’agosto 2006, a suo dire per averla sentita parlare ungherese al telefono mentre si recava a un esame universitario, ma questa versione dei fatti fu subito messa in dubbio dalla polizia locale, secondo la quale non c’erano prove di alcuna aggressione. Ad annunciare la conclusione delle indagini fu il Ministro degli Interni Robert Kalinak insieme al Primo ministro Fico [entrambi al governo nelle stesse posizioni anche oggi – ndr]. Il caso ha portato tensioni nelle relazioni slovacco-ungheresi e ha visto una serie di colpi di scena dal 2006. Il Ministro degli Interni del governo successivo (2010-12), Daniel Lipsic, era a favore di lasciar cadere l’intera accusa e scusarsi con la Malinova, che alla data dell’episodio era una studentessa, e ora ha trent’anni e madre di due figli.

Tra accuse e controaccuse, polemiche e scontri in Parlamento il caso, che si poteva probabilmente risolvere in poche settimane, sta per compiere ormai otto anni. Un’informativa sul caso saltò fuori anche dal Wikileaks slovacco, con un messagio dell’Ambasciata USA in Slovacchia che difendeva la versione dell’ex studentessa. Il blogger che tradusse i cablogrammi dell’ambasciata diretti a Washington scrisse sul suo blog: «Una persona di riferimento dell’Ambasciata [Usa] con relazioni al Ministero degli Interni afferma che l’attacco di skinheads a Nitra contro una giovane studentessa (di etnia ungherese) ha effettivamente avuto luogo. La giovane donna ha evidentemente ricevuto qualche pugno ed è stata oggetto di un lieve pestaggio, ma lei ha poi cercato di esagerare il fatto, preoccupata che il fatto non fosse sufficientemente serio per ottenere l’attenzione della Polizia».

La Malinova fu accusata nel 2007 di falsa testimonianza, ma il caso in seguito si perse in discussioni su prove, perizie e testimonianze di esperti e non è mai arrivata dinanzi ad un giudice.

A questo nuovo capitolo della storia, proveniente dalla Procura generale, hanno duramente reagito molti rappresentanti dei partiti dell’opposizione. Il partito di riconciliazione slovacco-ungherese Most-Hid ha scritto in un comunicato stampa di “indignazione” per la “trasformazione di una vittima in imputata”. L’altro partito di riferimento della comunità ungherese, l’extraparlamentare SMK, lo chiama uno scandalo, «una pura vendetta politica», come ha detto ieri alla tv TA3 il suo ex leader (ed ex Premier negli anni 2002-2004) Pavol Csaky. Csaky ha sottolineato come la lunga storia abbia snervato la Malinova e la sua famiglia, al punto da farle chiedere la cittadinanza ungherese, per lei e i due figli, ottenuta nel dicembre 2013, e con loro si è trasferita nella vicina città di Gyor, in Ungheria, un paio di mesi fa. Rimane in Slovacchia soltanto il marito, che ha qui un’attività. Una situazione come questa «è senza precedenti in un paese democratico», ha tuonato Csaky al programma tv.

Non da meno gli altri partiti di destra.

L’ex Ministro della Giustizia Lucia Zitnanska (2010-2012), oggi indipendente ma eletta nel partito SDKU, ha parlato di fallimento dello stato di diritto in Slovacchia, parlando al programma “5 minuti alle 12” (O 5 minut 12) ieri sulla tv pubblica RTVS. Sono umanamente e professionalmente dispiaciuta per Hedviga Malinova, ha detto, il cui caso rappresenta un vero e proprio guasto dello stato di diritto. I deputati neo liberali di SaS considerano la decisione del PG Ciznar scandalosa e rappresentativa dello stato catastrofico nel quale si trova la giustizia slovacca.

Il Ministro della Giustizia del governo attuale, Tomas Borec, ha ammesso che il caso è durato troppo a lungo, e dovrebbe «essere già stato chiuso da tempo». Ha tuttavia escluso con forza anche solo il sospetto che la decisione di incriminare la Malinova sia dovuto a ragioni politiche.

(La Redazione)

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