Il vocabolario rischiatutto di Matteo Renzi (da Huffpost.it)

In un mese Renzi ha usato parole che lo impegnano enormemente. Di seguito solo alcuni tra i termini rischiatutto dei primi trenta giorni (e poco più) di governo, tratti dal particolare vocabolario pubblicato a cura di Flavia Trupia (@flaviatrupia) sull’Huffington Post. “Le parole sono pietre” scriveva Carlo Levi. Pietre che ipotecano il futuro del premier.

A
Auto blu. Sono il simbolo del privilegio che questo ambizioso Governo promette di combattere con mano ferma. Nella conferenza stampa del 12 marzo, Renzi ha annunciato la loro messa all’asta. Nel rilancio di un Paese dai conti disastrati, la vendita di 1.500 auto sembrerebbe marginale. Nell’oratoria renziana non lo è. Le auto blu assumono la dignità di star del discorso.
“Dal 26 marzo al 16 aprile inizia il percorso di vendita delle auto blu. Saranno all’asta, come alcune illuminate amministrazioni locali hanno già fatto. Per esempio mi ricordo quella… Quella città. Ah Firenze”. (Roma, Conferenza stampa, 12 marzo 2014)
Non solo combattere il privilegio non è impresa da poco, ma non sembra lo sia neanche vendere le auto blu. A quanto pare, la Bmw blindata del Celeste Formigoni, pagata 270 mila euro, è rimasta ad ammuffire nel garage della Regione Lombardia.

C
Calcio. La metafora del calcio è una delle figure retoriche più usate (e trite) nel mondo aziendale. Una reminiscenza ci riporta però anche al Berlusconi del 1994: “L’Italia è il Paese che amo. […] Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica”.
Renzi usa il paragone calcistico per supportare la promessa di realizzare le tanto sbandierate riforme: “come una squadra di calcio che, dopo anni in cui ha perso ogni partita, è chiaro che deve cambiare” (Berlino, 17 marzo 2014).
Nella stessa occasione, il premier regala alla Merkel la maglia di Mario Gomez, attaccante tedesco della Fiorentina. Quanto calcio nella politica italiana!
Coraggio. Matteo ha fatto di questa virtù un suo tratto distintivo. Il 24 febbraio, nel discorso al Senato, ha offerto il suo petto, trasformandosi in eroe: “Se perderemo questa sfida, la colpa sarà soltanto mia”.
Il coraggio diventa topos, tema ricorrente nella letteratura renziana. Al tema del coraggio, Renzi affida l’explicit della sua allocuzione.
“E’ il tempo del coraggio e […] questo tempo del coraggio non esclude nessuno e non lascia alibi a nessuno”. (Roma, Senato, 24 febbraio 2014).
Ecco come chiudere un discorso con un boom.

E-E-E
Education, education, education. Lo diceva Tony Blair tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2000.
“Chiedetemi le tre principali priorità del Governo e vi dirò: istruzione, istruzione e istruzione”. (Tony Blair, Blackpool, 1996)
Lo ha ripetuto Renzi ai sindaci italiani, chiedendo loro di segnalare al Governo un edificio scolastico da ristrutturare (3 marzo 2014). L’iterazione dovrebbe rendere credibile la promessa e solenne il discorso. Se lo ripeti è vero. E se non lo è, primo o poi lo diventa.

F
Figli. Cosa non si farebbe per i figli… Quella della prole è un’argomentazione che funziona sempre. Sapientemente Renzi sposta il punto di vista: gli obblighi morali non sono imposti dall’Europa-matrigna ma dalla necessità etica di assicurare un futuro decente ai nostri figli. Non fa una piega.
“Dobbiamo smetterla di pensare che chi vuole riforme in Italia lo faccia perché glielo chiedono Berlino o Bruxelles o altri. È davanti ai nostri figli che abbiamo il dovere di fare le riforme, davanti a una disoccupazione giovanile del 40%”. (Berlino, 17 marzo 2014)

G
Graziano! È l’invocazione a Delrio, l’uomo delle conferme. Il sottosegretario viene chiamato in causa da Renzi per supportare il ragionamento e comprovare le affermazioni. Graziano! è il notaio del rischiatutto?
Gufi. Chi rischia non ammette i portatori di sfiga. Il riferimento agli iettatori rende informale il discorso di Renzi. Forse troppo per un premier.
“Sono molto contento oggi perché, a differenza dei gufi, la legge elettorale è andata con duecento voti di scarto” (Roma, Conferenza stampa, 12 marzo 2014)
Ancora: “C’è un esercito di gufi e rosiconi che spera che l’Italia vada a male”. (Bersaglio mobile, La7, 28 marzo 2014)

L
Lamento. I lanciatori di cuore oltre l’ostacolo non tollerano la presenza dei piagnoni. L’Italia dei lamentosi non piace neanche un po’ al premier, che sa quanto l’ottimismo sia una delle doti più importanti in politica. Nel discorso al Senato il “penso-positivo” viene amplificato da un’anafora, la ripetizione di “che il futuro dell’Italia”:

“L’idea che il futuro dell’Italia non sia quello di essere il fanalino di coda dell’Europa, che il futuro dell’Italia non sia stare a lamentarsi e piangere dalla mattina alla sera, che il futuro dell’Italia non sia semplicemente raccontarci come le cose vanno male o perché non ci fanno lavorare”. (Roma, Senato, 24 febbraio 2014)
Da Berlusconi a Blair, i fan dell’ottimismo sono moltissimi. Tra questi anche Oscar Farinetti, amico e sostenitore di Renzi.
“Ci dividiamo in due grandi categorie: chi ricorda e memorizza le sfighe e le racconta, chi ricorda e memorizza le fortune e le racconta. […] Però, quando dobbiamo fare una società, quando dobbiamo andare in vacanza, quando dobbiamo uscire la sera a cena, quando dobbiamo sposarci, chi cerchiamo? Mica gli sfigati. Cerchiamo i fortunati. Quelli che noi riteniamo essere fortunati. Quindi conviene essere fortunati”.

N
Nemico. In ogni discorso che si rispetti c’è un nemico. Rende più avvincente il dire, più avventurosa l’impresa, più storia la storia. Per Berlusconi il nemico erano i comunisti, per Monti lo spread, per Renzi la vecchia politica da rottamare. Oggi, il nemico di Matteo è chi ostacola il cambiamento trincerandosi dietro l’affermazione “Si è sempre fatto così” (Roma, Conferenza stampa, 12 marzo 2014). Nell’intervista del 23 marzo al Messaggero i nemici diventano Camusso e Squinzi, definiti “palude” contro l’impetuosità del “torrente” renziano. “Si è sempre fatto così” e “palude”: nuovi modi del verbo “rottamare”.
Numeri. Hanno un fascino indiscutibile in qualsiasi forma di oratoria: rendono più concreto il discorso e favoriscono la memorizzazione dell’uditorio. Dieci miliardi di euro per 10 milioni di persone diventa uno slogan che, come tale, deve essere ripetuto tante volte per apparire vero (vedi Education).
“Oggi c’è un governo che vi dice che, dal primo di maggio, mettiamo 10 miliardi di euro per 10 milioni di persone che stanno sotto i 25 mila euro”.
(Roma, Conferenza stampa, 12 marzo 2014)

P
Politica. Il premier esprime il desiderio di mantenere una parola, ripristinando la nobiltà del suo significato. La parola è il sostantivo “politica”. È finito il tempo dei tecnici che, paga-e-zitto, ci salveranno dal destino della Grecia?
” […] noi pensiamo che la parola “politica” non sia una parolaccia. Noi pensiamo di poter andare nelle piazze a dire che la politica che noi abbiamo in testa è reale, vera e precisa”. (Roma, Senato, 24 febbraio 2014)

R
Rinascimento. La Germania è la prima potenza europea, mentre l’Italia è uno dei Paesi in bilico. Renzi associa le due nazioni in un unico fulgido destino. Quando si dice pensare in grande.
“La Germania, nostro primo partner commerciale, e l’Italia sono grandi Paesi manifatturieri, pensiamo insieme a un Rinascimento industriale europeo” (Berlino, 17 marzo 2014)

S
Siori. Nel linguaggio di Renzi non mancano elementi tipici dell’energico mondo della televendita. Il premier se ne avvale in modo esplicito, quando gioca a fare il piazzista di auto usate.
“Dal 26 marzo, venghino siori, venghino, si vendono le auto blu all’asta”.
Lo stesso registro si ritrova, tuttavia, senza intenti esplicitamente ironici.
“Andiamo ad annunciare”, “Vado a illustrarvi” (Roma, Conferenza stampa, 12 marzo 2014)
È giunto il momento di alzare il livello? Vedi Gufi.
Strana coppia. Squinzi e Camusso vengono ridicolizzati paragonandoli a Jack Lemmon e Walter Matthau, gli attori del film del 1968 “La strana coppia”.
“Squinzi-Camusso? A me interessa il consenso delle famiglie italiane, non quello delle associazioni”. (La Repubblica, 24 marzo 2014)
Smarcarsi da Confindustria e dalla Cgil. Al di là dell’opportunità politica, il programma è sicuramente impegnativo. Vedi Nemico.
Svolta. La metafora della svolta viene associata all’aggettivo “buona”. Tanto per fugare ogni dubbio. Non si sa mai. (Roma, Conferenza stampa, 12 marzo 2014)

T
Tecnocrati. Gli occhiuti guardiani dei conti europei sono i nemici che tarpano le ali dello sviluppo del Paese. Vedi la voce Nemico.
“Rispettiamo i limiti europei, ma prima di tutto dobbiamo rispettare i padri fondatori e fare dell’Europa il luogo dei cittadini e dei popoli, non dei tecnocrati” (Parigi, 15 marzo 2014)

Sono solo alcuni dei lemmi che compongono il vocabolario rischiatutto del prolifico e presentissimo Renzi. Se avete in mente parole che non ho citato, segnalatele. E che il Dio delle Coperture assista il premier, il Paese e tutti noi”.

(di Flavia Trupia, Huffpost.it, via Aise –  notiziario offerto dalla DGIEPM del Ministero degli Affari Esteri)

Foto Palazzo Chigi@Flickr

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