Bruxelles ferma l’azione contro la Slovacchia per la gara sul pedaggio autostradale

La Commissione Europea ha chiuso un’azione contro la Slovacchia per la presunta violazione delle norme europee nella gara di appalto pubblico del settembre 2007 per la gestione del sistema di pedaggio autostradale elettronico. Come ha segnalato venerdì l’agenzia Sita, se i sospetti di Bruxelles fossero stati confermati lo Stato slovacco si sarebbe trovato ad affrontare una causa e con il rischio di una multa molto onerosa.

L’azione era stata intrapresa per il ricorso di alcuni offerenti alla gara – il consorzio internazionale Slovakpass guidato dall’italiana Autostrade – che avevano presentato offerte più convenienti di quella vincente e che sono stati esclusi dall’appalto. La Commissione UE ha concluso che non era possibile dimostrare a sufficienza che l’esclusione degli offerenti era stata fatta in violazione delle regole.

Il consorzio, prima di rivolgersi a Bruxelles, aveva fatto ricorso alla giustizia slovacca, passando per tutti i livelli giudiziari fino alla Corte Suprema, che nel maggio 2012 aveva confermato la sentenza della Corte regionale di Bratislava di approvazione della decisione dell’Ufficio appalti pubblici (UVO) di escludere Slovakpass come offerente al concorso pubblico. La decisione, secondo il testo della sentenza, conteneva tutti gli elementi richiesti, ed era correttamente motivata e basata su fatti bene accertati sulla gara. Inoltre, l’offerta di Slovakpass, definita ‘insolitamente bassa’, era troppo generica e non in conformità con le condizioni della gara.

Anche la Commissione Europea si è basata per la sua decisione, sulle conclusioni della stessa Corte Suprema, oltre che su quella della Corte di giustizia europea sulla questione preliminare.

Il concorso fu vinto dall’unico offerente rimasto in gara, SkyToll, che ha realizzato il sistema di incasso elettronico dei pedaggi per autostrade e tratti di strade di prima categoria a carico dei mezzi di trasporto oltre i 35 quintali, che è in funzione dall’inizio del 2010 con il marchio Myto.

Nel 2011 il quotidiano Sme cercò di scoprire chi c’era dietro il consorzio SkyToll, senza arrivarne a capo. La società francese SanToll, che gestisce sistemi di telepedaggio stradale e che dovrebbe fungere da garante del progetto di pedaggio Myto in Slovacchia, si è infatti scoperto che possiede soltanto una quota del 10% nel gestore slovacco SkyToll, anche se aveva il 50%, scrisse il giornale. Il resto delle azioni di SkyToll pareva essere di proprietà dell’altra società del consorzio, Ibertax, che a sua volta è posseduta dalla ceca Rehlingen, il 10% di cui è di proprietà del gruppo finanziario slovacco J&T. Non era noto, tuttavia, chi possedeva il resto di Rehlingen. In pratica, circa l’80% del gigantesco (e costoso) progetto di pedaggio stradale elettronico slovacco è in mani sconosciute, sottolineava il giornale

(La Redazione)

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