Ucraina: avanti con i colloqui Usa-Russia. La Crimea passa al fuso orario di Mosca

Mentre la Crimea passava al fuso orario di Mosca, portando in avanti le lancette di due ore, nella tarda notte di domenica 30 marzo è terminato in modo inconcludente l’incontro parigino di quattro ore fra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, capi delle diplomazie dei due paesi. Dopo avere minacciosamente aumentato il numero delle truppe russe ai confini con l’Ucraina, forte di questa massiccia presenza militare sul terreno, Mosca ha cercato di ottenere dei vantaggi “negoziando” con Washington. L’obiettivo è quello di conquistare l’assenso statunitense affinché si imponga all’Ucraina di modificare il suo assetto istituzionale, federalizzando lo stato e adottando una nuova Costituzione. Proposta inaccettabile per Kiev. Il tentativo di Mosca di negoziare con Washington alle spalle dell’Ucraina è stato rigettato da Kerry, che ha ribadito che nessuna decisione può essere presa senza la partecipazione dell’Ucraina. A sua volta Kiev, tramite una nota del ministero degli esteri, ha rigettato la proposta russa, invitando Mosca “a smetterla di dettare ultimatum a un Paese sovrano e indipendente, e a concentrare la sua attenzione sulla situazione catastrofica e sull’assenza totale di diritti per le sue minoranze, tra cui quella ucraina”.

Kerry ha poi ribadito che l’annessione della Crimea non è legale e che le truppe russe devono ritirarsi dai confini. Le rassicurazioni verbali del Cremlino sul fatto che a Mosca non pensa a invadere l’Ucraina, secondo quanto riferito dallo stesso Lavrov poche ore prima del colloquio anche in una intervista alla televisione russa, evidentemente non sono state ritenute sufficienti. Per l’amministrazione Obama condizione imprescindibile per aprire il dialogo era e rimane quella del ritiro totale delle truppe russe che hanno invaso la Crimea. Anche l’annessione della Crimea è ritenuta inaccettabile da Washington.

Nonostante questo, con l’incontro di oggi si è entrati nei dettagli della proposta Usa di soluzione diplomatica che il segretario di Stato ha presentato al ministro russo in un incontro dell’Aja una settimana fa. L’incontro è stato inconcludente, sebbene Lavrov abbia dichiarato che è stato un momento molto “costruttivo”. Kerry e Lavrov si incontreranno nuovamente alle 10 di lunedì.

L’invasione militare della Crimea prima e la successiva annessione della regione alla Russia costituiscono un punto di svolta e impongono di ripensare le politiche adottate fino a questo momento nei confronti di Mosca, affrontando prima di tutto la spinosa questione della sicurezza energetica dell’Unione Europea. La stessa cancelliera Angela Merkel si è espressa a favore di una revisione della dipendenza energetica tedesca ed europea dalla Russia. “Ci sarà un nuovo esame dell’intera politica energetica”, ha detto alcuni giorni fa durante una conferenza stampa con il premier canadese Stephen Harper. Per la cancelliera tedesca nell’Unione europea c’è una dipendenza molto forte dal petrolio e dal gas russi. La questione investe direttamente il nostro paese, interessato alla realizzazione di South Stream, il gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Europa passando nel Mar Nero. Non ci si può non interrogare riguardo a questa scelta: l’interesse nazionale (e più in generale dell’UE) non sarebbe quello di approvvigionarsi del gas necessario da produttori diversi, ad esempio acquisendo quello estratto nella regione del Caspio?

La crisi aperta da Mosca ha poi risvolti economici e militari. L’Ucraina è un paese a rischio di default e l’Occidente dovrà impegnarsi con un importante intervento finanziario. Una missione del Fondo monetario internazionale ha portato a un accordo con le autorità ucraine per prestiti tra i 14 e i 18 miliardi di dollari (e un finanziamento complessivo fino a 27 miliardi di dollari da parte della comunità internazionale nel prossimo biennio: 3 miliardi dovrebbero venire dal budget europeo, altrettanti dalla Banca europea degli investimenti e 5 miliardi dalla Banca per la ricostruzione e lo sviluppo) . Ma i prestiti saranno accompagnato da un pacchetto di provvedimenti e di riforme da attuare che avranno un impatto e ripercussioni sulla popolazione, mentre il paese si avvicina alle elezioni presidenziali, previste per il 25 maggio.

Il Fondo monetario internazionale chiede riforme in alcuni settori chiave fra cui il comparto finanziario, le politiche monetarie e di cambio, i conti pubblici e l’energia, oltre che una maggiore trasparenza. L’obiettivo ambizioso è quello di “ripristinare la stabilità macroeconomica e riportare il paese sul sentiero di una solida crescita”.

L’invasione e annessione della Crimea ha portato l’indice di popolarità di Vladimir Putin a sfiorare il suo record storico: l’82,3% secondo l’istituto di sondaggi Vtsiom. Una cifra vicina all’82,9% del febbraio 2008. La dimensione militare del conflitto ha suscitato preoccupazioni e apprensione ai vertici della Nato e a Washington, dove l’intelligence non ha brillato nel prevedere le azioni di Mosca. Quanto è accaduto ha innescato anche una serie di azioni e contro-reazioni militari. Sotto la calotta di ghiaccio dell’Artico gli Stati Uniti hanno simulato un attacco contro un sottomarino russo, mentre Mosca ha dato il via a esercitazioni dell’aeronautica militare nella regione di Krasnodar, al confine con la Crimea, con l’impiego di Sukhoi-25, che simuleranno una cinquantina di attacchi aerei, con lanci di bombe e missili aria-superficie.

Di quanto accade in Ucraina e in Crimea e delle ripercussioni internazionali generate dall’invasione militare russa e dalla successiva annessione se ne discute a Trento mercoledì 2 aprile, alle ore 17.30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). L’incontro-dibattito è organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale. Intervengono Fernando Orlandi (CSSEO) e Giuseppe Sciortino (Università di Trento). Introduce Massimo Libardi.

(Fernando Orlandi, via Eastjournal.net)

Curiosità: a questo link una gallery di immagini della sfarzosa villa dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich.

Foto sotto al titolo: US Secretary of Defence @Flickr

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