Icone di Hollywood con radici slovacche

Alcuni dei più noti volti del cinema americano che hanno fatto la storia di Hollywood, anche se quasi nessuno ne è a conoscenza, ha in qualche modo radici slovacche. Tra di loro Angelina Jolie e Audrey Hepburn. Ma anche Paul Newman, John Voight, Tony Curtis e Steve McQueen. Anche l’attrice e cantante Lizabeth Scott. I nomi non suonano come slovacchi, ma tutti questi famosi attori hanno un po’ di sangue slovacco nelle loro vene.

 

Angelina Jolie (1975), ad esempio, ha ereditato i geni slovacchi per parte di padre, Jon Voight (1938), l’indimenticato protagonista di Un uomo da marciapiede (Midnight cowboy) al fianco di Dustin Hoffman, e poi di decine di pellicole più o meno note, Oscar per Il campione di Zeffirelli nel 1979. Il nonno paterno di Jonathan Vincent “Jon” Voight, che si chiamava Juraj Voytka, emigrò da Kosice nei primi anni del secolo scorso. Nel 2005 Jon Voight fu chiamato a interpretare da protagonista Karol Wojtila nella miniserie Rai intitolata a Giovanni Paolo II anche grazie alla sua caratteristicha fisionomia slava.

Le radici dell’attrice britannica Audrey Hepburn (1929-1993), l’icona di Colazione da Tiffany, Vacanze Romane (Oscar migliore attrice nel 1954), My fair Lady, Sabrina sono pure miste e riconducono in Slovacchia. Il padre, tale Joseph Victor Anthony Ruston, aveva uno zuccherificio in località Kovarovce vicino a Topoľčany (nella regione di Nitra). Ruston, che era di origine irlandese ma nacque in Boemia da una coppia austro-britannica, si trasferì a Vienna dove incontrò e sposò la baronessa fiamminga Ella van Heemstra. A riprendere il loro matrimonio fu chiamato un fotografato di Zlaté Moravce. Nata a Bruxelles, in Belgio, il vero nome della Hepburn era Audrey Kathleen Ruston. Nel 1935 mentre vivevano in Gran Bretagna, il padre, attivo nel settore bancario, lasciò moglie e figlia (che aveva 6 anni) e le due si trasferirono in Olanda, dove passarono il periodo della guerra nel paese occupato dai nazisti in difficili circostanze.

La madre di Paul Newman (1925-2008), il bellone di Nick mano fredda, Butch Cassidy, La stangata e La gatta sul tetto che scotta, Oscar nel 1987 per Il colore dei soldi, si chiamava Terézia Fecková, nativa del villaggio Ptičie vicino ad Humenné (regione di Prešov).

Anche la mamma dell’attore Tony Curtis (1925-2010), indimenticabile compagno di Jack Lemmon in A qualcuno piace caldo, veniva dalla Slovacchia, da Vaľkova presso Poltár (regione di Banská Bystrica). Entrambi i due artisti avevano origini ebraico-slovacche.

jlcurtis_(alan light CC-BY)

Ovviamente, se Tony Curtis era mezzo slovacco, un quarto di slovacchità è rimasto anche nel sangue della figlia, Jamie Lee Curtis (1958) nota per l’horror Halloween (I e II) di John Carpenter, e poi A Fish Called Wanda e True Lies, oltre ad altre pellicole di Hollywood e serie TV. Rimasta con la madre Janet Leigh (ricordate la scena della doccia in Psycho di Hitchcock?..) dopo il divorzio dei genitori, ha sempre avuto buoni rapporti col padre. Una volta disse in un’intervista che le sarebbe piaciuto un giorno visitare il luogo dal quale venivano i suoi nonni.

E che dire di Steve McQueen? Terence Steven “Steve” McQueen (1930-1980), lo spericolato eroe “anti-eroe”, figura iconica degli anni ’60 e ’70 (al suo attivo I magnifici sette, Papillon, Il caso Thomas Crown o La grande fuga), ancora oggi simbolo di stile e savoir faire, era, come dicono gli slovacchi, “slovacco come le barbabietole”. Nato nello stato dell’Indiana, entrambi i suoi genitori erano slovacchi e il suo nome originale era Stephen Ihnat. Suo padre veniva dal villaggio di Jastrabie presso Michalovce (regione di Košice). Emigrando negli Stati Uniti, i suoi genitori adottarono il nome McQueen.

 

Infine, anche i genitori della famosa attrice e cantante Lizabeth Scott (1922) emigrarono negli Stati Uniti e l’artista si chiamava in realtà Ema Macová. Fu attiva tra il 1945 e il 1957, quando si ritirò dalle scene, e nota in particolare per le sua interpretazioni in numerosi film noir, lavorando a fianco di mostri sacri dell’Hollywood del dopoguerra, come Barbara Stanwych, Kirk Douglas, Burt Lancaster.

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horner_(dalekhelen 6876451320 CC-BY-NC-SA)

Pur non appartenendo tecnicamente al mondo delle ‘star’ del grande schermo, aggiungeremmo anche il compositore statunitense di colonne sonore e direttore d’orchestra James Horner (1953-2015), morto il 22 giugno 2015 a 61 anni in un incidente aereo. Arrivato nel mondo del cinema grazie alla scrittura delle musiche per il film The lady in red (La signora in rosso) nel 1979, da allora ha composto circa 100 colonne sonore, tra cui le due più vendute di sempre: Titanic (1997) e Avatar (2009). Sue le note anche di altri film di grande successo come Aliens – scontro finale, Braveheart, A Beautiful Mind, Gorky Park, Il nome della rosa, Apollo 13, Casper, La tempesta perfetta, diversi dei quali vincitori di numerosi Oscar. Le sue musiche sono state candidate diverse volte agli Oscar, ma la statuetta dorata gli è arrivata “solo” per Titanic, sia per la colonna sonora che per la canzone principale, My heart will go on, entrambi vincitori anche dei Golden Globe. Ha poi ottenuto diversi altri premi importanti. James, nato a Los Angeles, era figlio di Harry Horner, arrivato in America nel 1935 da Holič (nella Slovacchia occidentale vicino al confine ceco), all’età di 25 anni. Harry Horner fece anche lui una discreta carriera nel cinema, come art director a Hollywood e poi regista di film e programmi tv, lavorando tra gli altri con nomi come George Cukor e Sydney Pollack.

(La Redazione, sviluppo di un’idea di tvnoviny.sk)

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Foto: Philipp von Ostau@Wikimedia, Kristin Dos Santos@Flickr-Condividi allo stesso modo, skeeze@pixabay, kate gabrielle@flickrJohn Irving@Flickr-Condividi allo stesso modo,
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, dalekhelen CC-BY-NC-SA 2.0

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