UE, il diritto all’acqua non in vendita

Il potenziamento della democrazia diretta attraverso l’attivazione di strumenti di partecipazione attiva dei cittadini al Parlamento Europeo: questo l’obiettivo dell’introduzione del diritto di Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) nel Trattato di Lisbona. In vigore dal 1° aprile 2012, il meccanismo prevede che i singoli cittadini possano sollecitare direttamente la presentazione di una direttiva da parte della Commissione europea supportandola con almeno un milione di firme, raccolte in un anno di tempo e in non meno di sette Paesi membri.

Ad oggi sono una ventina le proposte su cui si è cercato di attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica europea, ma solo una, a dicembre scorso, ha centrato l’obiettivo: “Right2Water” (“Diritto all’acqua”, in italiano). Il comitato di cittadini ha raccolto un milione ottocentottantaquattromila e settecentonovanta firme in Italia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Repubblica Ceca, Romania, Spagna. Una normativa che sancisca il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, e che mantenga la gestione del settore idrico fuori dalle logiche di mercato (senza alcuna liberalizzazione della sua gestione): queste le richieste oggetto della campagna Right2Water. È la prima Iniziativa dei cittadini a essere accolta dal Parlamento dell’Unione Europea e il banco di prova dell’istituzione in un contesto di euroscetticismo crescente e alle porte delle prossime elezioni in maggio per il rinnovo dei seggi dell’Assemblea.

A seguito della ricezione formale dell’iniziativa da parte della Commissione Europea lo scorso 20 dicembre 2013, il 17 febbraio si è svolta un’audizione pubblica in seno al Parlamento Europeo; un’opportunità per convincere gli eurodeputati dell’importanza di inserire il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nella legislazione europea, e di manifestare ampio sostegno a questo diritto all’interno delle istituzioni e delle politiche dell’UE. In quell’occasione i promotori della campagna hanno esposto i loro obiettivi dinanzi a più di 400 cittadini e a 100 deputati della Commissione all’Ambiente, alla Sanità pubblica e alla Sicurezza alimentare, della Commissione alle Petizioni, della Commissione allo Sviluppo, e della Commissione al Mercato interno e alla Protezione dei consumatori, esprimendo l’invito alla presentazione di iniziative di legge al riguardo. “L’acqua non è una merce, è parte del nostro patrimonio”, ha dichiarato Anne-Marie Perret, presidente del Comitato dei cittadini Right2Water. “Pensiamo che l’iniziativa sia un passo nella giusta direzione, ma abbiamo bisogno di andare oltre e convincere l’intera Commissione dell’UE a interrompere l’applicazione delle regole del mercato interno e della concorrenza, che sono tecnocratiche, e a legiferare piuttosto sulla base dei principi di giustizia sociale e di democrazia”.

Una proposta che ha incontrato posizioni favorevoli in seno al Parlamento Europeo, come ha riferito il presidente della Commissione all’ambiente Matthias Groote. Da tempo, il Parlamento UE ha sposato in pieno il riconoscimento dell’acqua quale risorsa condivisa dell’intera umanità e bene pubblico, e con la risoluzione adottata il 3 luglio 2012 sul rafforzamento della normativa UE in materia di acqua ha già indicato che l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale e universale. Tuttavia “abbiamo bisogno di fare di più per favorire la partecipazione di tutti gli attori della nostra società per assicurarsi che la tutela delle risorse idriche e, in particolare dell’acqua potabile, si rifletta in tutte le nostre politiche”.

Pur consapevoli che la messa in moto dell’iniziativa costituisce già una pietra miliare nella storia della democrazia europea, i promotori e i firmatari di Right2Water sperano di ottenere una decisione positiva così da celebrare nel migliore dei modi il 22 marzo, la Giornata Internazionale per l’Acqua. La data cade peraltro appena due giorni dopo la scadenza del termine entro il quale la Commissione Europea sarà chiamata a fornire una risposta alle richieste dell’Iniziativa di Cittadini Europei.

C’è da sperare che sia l’alba di una più efficace democrazia partecipativa nella quale le istituzioni scelgano di dare spazio ai cittadini. Non soltanto: che la cittadinanza europea sia finalmente percepita dagli abitanti dell’Unione come una possibilità complementare di soddisfare i propri diritti fondamentali.

(Miriam Rossi, unimondo.org)

Foto Pulpolux !!@Flickr

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