L’UE reagisce allo schiaffo del referendum sull’immigrazione in Svizzera

Il referendum elvetico dello scorso 9 febbraio non poteva che avere pesanti ripercussioni sulle relazioni tra UE e Svizzera. La decisione popolare di porre delle quote alla presenza di immigrati stranieri nel territorio della Confederazione danneggia infatti la libertà di circolazione delle persone, uno dei pilastri portanti del mercato interno europeo. Lo sottolinea il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. Barroso, ricorda al vicino d’oltralpe che, seppur nel rispetto della pronuncia del popolo, il principio della libera circolazione delle persone non può essere negoziato. Pacta sunt servanda.

Le relazioni tra UE e Svizzera si snodano in più di 100 diversi accordi che garantiscono al Paese una posizione d’eccezione imperniata su un accesso illimitato al mercato interno europeo. Ne risulta un partenariato economico di rilievo, positivamente sbilanciato a favore della Svizzera che importa dall’UE il 78% delle merci e che ve ne esporta ben il 57%. Circa 430.000 i cittadini svizzeri residenti in Europa e un milione i cittadini europei nella Confederazione, più i circa 230.000 frontalieri che ogni giorno lavorano in Svizzera.

Il referendum mette ora però in serio pericolo i cardini stessi dello spazio Schengen e del sistema di Dublino in materia di asilo. La prima conseguenza concreta si è avuta con la mancata conclusione del protocollo all’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, che avrebbe esteso le disposizioni in materia alla neo entrata Croazia. Il Consiglio Federale ha infatti informato Zagabria circa l’impossibilità di firmare il protocollo nella sua forma attuale. La sua mancata conclusione, considerata una linea rossa da parte dell’UE, ha acceso il semaforo verde per il blocco dei negoziati in corso con la Svizzera.

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(Sara Bottin)

Foto Kecko@Flickr

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