Sergio Limonta: mostra e conferenza a Bratislava questa settimana

 

È a Bratislava in questi giorni l’artista italiano Sergio Limonta. Nato a Lecco nel 1972, vive e lavora a Milano. Limonta utilizza nelle sue istallazioni oggetti d’uso quotidiano come dispositivi elettrici, materiali industriali, apparecchi audio e vari strumenti tecnici, di cui fa uso per spostare l’attenzione dall’effettivo valore d’uso, dalla reale valenza semiotica dell’oggetto, per richiamare altri ambiti e sollecitare così le percezioni dello spettatore. Le sue opere sono spesso dense per riferimenti e sperimentazione, ognuna rappresenta l’esito di un momento di ricerca colta e personale.

Limonta sarà protagonista di una mostra personale, la cui inaugurazione sarà martedì 25 febbraio 2014 alle ore 18:00 presso la galleria Amt project, Štetinová 1, Bratislava. E il giorno dopo, mercoledì 26 febbraio alle ore 18:15, l’artista terrà una conferenza presso l’Istituto Italiano di Cultura, Kapucínska 7, Bratislava. Qui di seguito un testo dell’artista per illustrare il progetto:

«Per dar corpo a questo progetto intendo presentare una serie di opere diverse tra loro per genere e, a volte, per periodo di realizzazione, ma legate da presupposti comuni. In numero e con dimensioni tali da generare, malgrado l’ordinata disposizione, una certa sovrapposizione, anche considerati gli spazi ridotti. Da una parte, questa soluzione rimanda a una tipica condizione domestica, dove gli arredi, anche quando essenziali, in spazi modesti appaiono stipati e forzati in una loro relazione ineluttabile, dall’altra esplicita una modalità operativa, dove, se pur ogni progetto-opera nasce da istanze e sperimentazioni sempre specifiche, ogni opera è in relazione con quelle “circostanti”; in dialogo per assonanze o differenze o come reinterpretazione di simili bisogni.

Il mio lavoro si sviluppa intorno a un’idea di architettura, intesa principalmente come etica del convivere. Questo conduce ad una visione di “sostenibilità” dell’opera d’arte, intesa in termini tanto produttivi, quanto concettuali e sociologici. Da questi presupposti deriva un modus operandi che predilige concetti primari, impiego di forme di energia negli aspetti più primitivi, luce, calore, movimento, tensione elettrica e a una varia sonorità spesso derivata dalla combinazione di questi. Soluzioni formali semplici ottenute anche grazie all’impiego di materiali di facile reperimento, dai semi lavorati agli object trouvé. Aspetti questi che intendono ribadire una certa “accessibilità” all’opera dal punto di vista della produzione-fruizione, della comprensione e del godimento; l’idea sta a monte come aspetto centrale e chiarificatore della processualità. In questo senso rimane l’unico aspetto -dal punto di vista sociologico- realmente da preservare, in una visione di convivenza intellettuale che intende promuovere un’evoluzione della condizione post- moderna in ordine alla globalità della partecipazione intellettuale.

La mostra si sviluppa come un percorso non necessariamente ordinato, finalizzato ad accompagnare il fruitore nella comprensione-relazione con le istanze dette. La prima sala sarà parzialmente colmata da un’istallazione sonora “Untitled” realizzata con un ventilatore da soffitto letteralmente calato dall’alto fino a che poggi a pavimento per mezzo di una prolunga telescopica. L’oggetto perde le sue specifiche funzionali e d’arredo e diviene macchina celibe, capace esclusivamente di produrre una rotazione a quel punto non più funzionale. La rotazione meccanica regolare viene però re-impiegata come elemento propulsore di un opera sonora. Intorno al ventilatore, sono infatti collocati tre piccoli assemblaggi-scultura concepiti singolarmente come rudimentali strumenti musicali a percussione, percossi dalle pale del ventilatore.

Alle pareti è variamente disposta una serie di fotografie incorniciate. Queste rappresentano l’esito recente di un lavoro inizialmente realizzato nel 2004. Costituito di un assemblaggio scultoreoarchitettonico di superfici e fittizi elementi strutturale in cartone, plexiglas, poliuretano, ecc. Alcune superfici semitrasparenti sono state variamente illuminate dall’esterno. Altre volte sono stati prodotti dei fori dentro i quali è stata lasciata filtrare della luce. Il reportage fotografico documenta le variazioni ambientali generatesi negli interstizi della struttura con rappresentazioni che rimandano a scorci interni di improbabili edifici.

Nella seconda sala ho voluto raggruppate quattro opere di medie e grandi dimensioni. “Ti amo” è costituito da un pannello in laminato di circa 3m per 1,2m di forma esagonale, allungato secondo il senso orizzontale. Sullo stesso sono ordinate sessantadue lampadine a bulbo incandescenti del tipo comune, collocate nei rispettivi portalampade in plastica. Il dispositivo luminoso viene azionato da un controllo elettro-meccanico che lo attiva ad intervalli regolari ogni tre minuti. Dopo una prima accensione del tutto, in rapida successione, seguono accensioni programmate che descrivono singolarmente in sequenza le lettere della dichiarazione che da il titolo all’opera.

Le istanze che conducono alla concezione di questo lavoro sono molteplici. Da un lato sono interessato all’aspetto della dichiarazione, del messaggio esplicito. Da qui la scelta di della modalità scritta, nella forma di una sorta d’insegna con caratteristiche però domestiche. Il messaggio è volutamente universale, primario connettore di interazione positiva con l’altro, secondo i suoi possibili e molteplici aspetti. La foggia del dispositivo si rifà ad una sorta di proto-design appena sufficiente a consentirne l’espletamento delle specifiche funzioni. L’intervallo dell’azione è pensato perché dopo una prima attenzione il messaggio si disperda nel meccanicismo ripetitivo così come proprio del sentimento quando non viene “alimentato”. Al centro della sala è collocata l’opera “Untitled (concept one)”, una struttura in tubolare metallico che disegna un parallelepipedo a base quadrata di un’altezza complessiva che va dal pavimento al soffitto. La struttura è composta di quattro aste, a determinarne i rispettivi spigoli portanti, alle quale si agganciano equidistanti, secondo lo sviluppo verticale, tre strutture cruciformi che disegnano i profili di tre volte a crociera ogivale. Al centro di ogni “volta” è appeso un ventilatore da soffitto. Nell’insieme i tre ventilatori sono ordinatamente sovrapposti in senso verticale. L’opera comprende una meditazione su alcuni aspetti dell’edificazione, intesa in senso lato e non solo strutturale. Da quest’ultimo punto di vista la struttura riprende anche lo stilema estetico e costruttivo della volta a crociera con archi ogivali. I ventilatori perdono parzialmente la loro funzione e sono restituiti come semplici testimoni di azione in movimento. La loro disposizione li rende anche pericolosi e costringe a mantenervi una certa distanza. E’ una struttura in movimento, proiettata modularmente all’infinito in senso verticale. Infine, le opere “Untitled” e “Untitled (green carpet)” rimandano ad interrogazioni sulla visione e sulla percezione e al paesaggio come sguardo proiettato all’infinito.»

Sergio Limonta

Cosa: Mostra di Sergio Limonta
Dove: Amt project, Štetinová 1, Bratislava.
Vernice: 25 febbraio 2014, ore 18:00
Orari: fino al 4 aprile 2014

Cosa: Conferenza di Sergio Limonta
Dove: IIC Bratislava, Kapucínska 7, Bratislava
Quando: 26 febbraio 2014, ore 18:15

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