Moldava nad Bodvou, polizia di nuovo sotto inchiesta per violenza contro i rom

L’incursione della polizia avvenuto lo scorso giugno nell’insediamento rom nei pressi di Moldava nad Bodvou (regione di Kosice) sarà analizzata da una squadra del Ministero degli Interni che procederà a interrogare ben 70 agenti di polizia. Come ha scritto Pravda nei giorni scorsi, le indagini dovranno stabilire se nel raid, le cui finalità ufficiali erano la caccia a individui ricercati e alla refurtiva, sia stato fatto un uso eccessivo della forza, provocando  numerose lesioni ai residenti dell’abitato. Già lo scorso anno un’indagine del ministero non aveva portato a nulla, decretando che non era stato commesso alcun illecito dalle forze dell’ordine, ma il caso ha sollevato parecchia polvere e attirato l’attenzione di organizzazioni non governative, dei media e pure di autorità europee e internazionali.

Dai primi risultati dell’indagine, secondo un documento che sarebbe stato inviato dagli investigatori alle vittime rom dell’operazione, una copia del quale è pervenuta alla tv pubblica RTVS, sembrerebbe che la nuova squadra d’ispezione sia dell’idea che il raid è stato gestito in modo inappropriato. Nel documento si citano le ragioni per la nuova inchiesta, indicando che il raid sarebbe stato ordinato in risposta ad un attacco fisico su agenti di polizia avvenuto due giorni prima, impiegando un numero di agenti spropositato, che peraltro hanno agito in modo particolarmente aggressivo.

Il Ministro degli Interni Robert Kalinak continua a sostenere che l’azione fu condotta in modo normale, dicendo che finora tutte le accuse contro la polizia hanno dimostrato di essere infondate. Recentemente anche il Primo ministro Robert Fico ha fatto visita alla polizia di Moldava nad Bodvou, un gesto inteso dagli osservatori come una dimostrazione di solidarietà.

Secondo i rom, la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni e inflitto danni fisici, danneggiando le proprietà dei residenti. La polizia, dal canto suo, afferma che gli agenti sono stati attaccati e che addirittura un uomo brandiva un’ascia.

L’irruzione di polizia del 19 giugno 2013 nell’insediamento rom denominato Budulovská, nel quale vivono circa 800 persone, sarebbe stato ordinato per ricercare sette uomini sui quali pendevano mandati di cattura. Pur non trovando nessuno dei ricercati, gli agenti avrebbero commesso atti violenti e di prepotenza e hanno portato 15 rom alla vicina stazione di polizia. Una serie di residenti sono rimasti feriti, e almeno uno sostiene di essere stato picchiato due volte anche alla stazione di polizia. Un altro, scrisse Sme, ha detto di aver lasciato la stazione mentre sanguinava dal retto. Una ONG attiva nell’abitato, la ETP Slovensko, avrebbe documentato le lesioni subite dai residenti con delle fotografie. La polizia afferma di non aver filmato il raid, anche se in altre operazioni simili ha girato un video per documentare le sue azioni. Secondo i rom chi si loro ha tentato di filmare con i telefoni cellulari se li è visti togliere di mano e distruggere.

Il Difensore civico Jana Dubovcova è stata coinvolta nel caso e ha scritto una lunga relazione per il governo e il Parlamento. Recentemente è entrata in conflitto con il governo e il partito Smer proprio su questa faccenda.

(La Redazione)

Foto: insediamento rom in Slovacchia (fonte Wikimedia Commons)

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