Italia: il patriottismo delle partenze di sola andata (da Altritaliani.net)

Gli Italiani ormai da tempo sono ritornati a emigrare per trovare condizioni di vita migliori di quelle che si lasciano alle spalle. Licenziamenti e pressione fiscale, quest’ultima minacciosa come un coltello al collo dei contribuenti, hanno avuto, tra le loro conseguenze più evidenti, lo spostamento di cervelli e di capitale umano lontano dai nostri centri di produzione. Si dice che la parabola sfortunata sia finalmente in fase ascendente e a piccoli passi si dovrebbero poter vedere dati più confortanti e uno spread contenuto. Intanto molti giovani e meno giovani partono con un biglietto di sola andata in mano.

Altri restano perché non vedono alternative o perché quella di ricostruirsi un’identità ex patria richiede lo stesso coraggio necessario per rimanere. In entrambi i casi ci ritroviamo patriottici. Chi parte lo è alla vigilia, chi resta quando cerca di cambiare anche soltanto il proprio atteggiamento nei confronti dei disservizi e dell’illegalità.

Il puzzle che cercherò di ricomporre per inquadrare il fenomeno dell’emigrazione moderna si compone di pezzi pro e contro: creatività, coraggio, attaccamento, resilienza, patriottismo. La prospettiva risente inevitabilmente della personale esperienza di cittadina italiana in uscita e in ri-entrata.

Patriottismo: nel maggio del 1945 George Orwell, nell’articolo Notes on nationalism [1] (vedi), tracciò una prima importante distinzione tra nazionalismo e patriottismo. Per patriottismo egli intendeva la devozione a un particolare luogo e stile di vita «che si reputa il migliore del mondo, ma che non si vuole imporre agli altri». Esso ha una connotazione essenzialmente difensiva, sotto il profilo sia militare sia culturale.

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(Rosa Chiara Vitolo)

Foto ul_Marga@Flickr

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