Ucraina: Yanukovych dà il via alla guerra (civile): già 25 morti tra i manifestanti

Granate, fucili, altre armi da fuoco e bombe molotov sono gli armamenti utilizzati dalla polizia speciale di regime ucraina Berkut per reprimere la manifestazione pacifica degli oppositori ucraini: una vera e propria guerra civile all’interno della capitale, Kiev, che in una manciata d’ore ha provocato la morte di 25 persone e diverse centinaia di feriti, tutti solo tra i manifestanti.

Il bollettino di guerra della giornata di martedì 18 febbraio testimonia una repressione violenta del dissenso che non lascia dubbi sul fatto di come essa sia stata da tempo preparata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che nei giorni passati ha solamente fatto finta di aprire la porta alle opposizioni per avviare un negoziato.

Tutto è iniziato quando i manifestanti hanno presidiato il Parlamento ucraino, dove lo Speaker, Volodymyr Rybak, esponente del Partito delle regioni del Presidente Yanukovych, si è rifiutato di porre ai voti il ripristino delle libertà democratiche che il Capo di Stato ha sotratto proprio al Parlamento.

Ai primi spari della polizia, che hanno provocato le prime tre vittime, i manifestanti, che hanno installato un ospedale da campo addirittura presso il Monastero Mykhaylvsky, hanno risposto con la ri-occupazione degli edifici pubblici precedentemente sgombrati, mente le forze speciali di polizia hanno continuato ad aprire il fuoco sulla folla fino ad inizio mattinata, portando il numero delle vittime a 25.

Ancora più dura degli spari della polizia è la pozione del Presidenre Yanukovych, che, durante colloqui notturni con i leader dell’opposizione, ha ventilato l’ipotesi di varare lo stato di guerra se i manifestanti non avessero nell’immediato abbandonato la piazza.

Yanukovych, che ha addossato la responsabilità degli sconti sull’opposizione, è stato contestato dall’amministrazione presidenziale del capo di Stato degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che si è detta pronta a rafforzare le sanzioni che già sono state imposte nei confronti di quelle autorità ucraine che non rispettano i diritti umani e la democrazia.

Da parte loro, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Presidenre polacco, Bromislaw Komorowski, hanno cercato un contatto con Yanukovych, che, tuttavia, non ha risposto al telefono.

La decisione di Yanukovych di usare la forza contro i manifestanti chiude le porte ad ogni possibile forma di dialogo, ed apre alla possibilità che in Ucraina si arrivi ad una guerra civile che renda ancor più alto il numero delle vittime.

la situazione in questo momento – Espreso.tv – 19/2/2014 ore 12.30

In Europa serve un cambio di passo dopo il fallimento della Commissione Barroso

In tutto questo, una forte responsabilità spetta alla Commissione Europea, che si è sempre rifiutata di imporre sanzioni, nonostante l’adozione di misure punitive nei confronti delle autorità ucraine, come il blocco dei conti bancari e il diniego della concessione di visti Schengen, fosse stata richiesta a gran voce dal Parlamento Europeo con una risoluzione unitaria approvata all’unanimità da tutte le forze politiche.

L’escalation dei fatti a Kiev dimostra l’inconsistenza della Commissione Europea presieduta dal popolare José Manuel Barroso, che ha perso un’occasione irripetibile per prendere una posizione forte ed unita in difesa della democrazia e della libertà in un paese, l’Ucraina, che per ragioni storiche, culturali e sociali appartiene alla grande famiglia europea.

A nulla sono valsi gli appelli per una posizione più risoluta dell’UE da parte del Presidente e del Vicepresidente del Parlamento Europeo, i socialisti e democratici Martin Schulz e Gianni Pittella, condivisa dall’altro Vicepresidente popolare Jacek Protaszewicz e da Europarlamentari di tutti gli schieramenti, tra cui il capogruppo dei Socialisti e Democratici Hannes Swoboda, il Presidente della Commissione esteri del Parlamento Europeo, il popolare Elmar Brok, il popolare Jacek Saryusz-Wolski, la Socialista e Democratica Patrizia Toia, la verde Rebecca Harms e il conservatore Pawel Kowal.

L’UE deve approfittare della questione ucraina per diventare finalmente e politicamente forte e unita, e sopratutto consapevole della propria missione nel mondo come modello per lo sviluppo della pace, del progresso, della giustizia sociale e dei diritti umani e civili, così come propone il Partito Socialista Europeo, che alle prossime elezioni europee candida proprio Martin Schulz alla Presidenza della Commissione.

Fino a quando l’UE non diventerà un soggetto politico forte e consapevole di sé, popoli che guardano all’Europa con ammirazione, come gli ucraini, saranno destinati a soccombere alla violenza di una dittatura come quella cruenta di Yanukovych, che la Commissione Barroso ha saputo solo condannare a parole.

(Matteo Cazzulani)

Segui la diretta da Kiev di Espreso.tv.

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Foto sopra scattata sulle barricate a Kiev (Christiaan Triebert@Flickr). Al centro, foto dall’account Jim Roberts@Twitter. Sotto, dalla diretta di Espreso.tv, 19/2/2014 ore 12:30.

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