UE: sfide e opportunità di una reindustrializzazione nel maggior blocco commerciale del mondo

Secondo la “Relazione sulla struttura industriale dell’UE 2013: competere nella catena globale di generazione del valore” presentata ieri dalla Commissione Europea «vi sono segnali di parziale ripresa, anche se molti settori non sono ancora tornati ai loro livelli di sviluppo precedenti alla crisi. Il settore manifatturiero è stato colpito dalla crisi più severamente di quello dei servizi: in proporzione al risultato economico globale, la produzione manifatturiera è significativamente calata; vi sono però significative differenze tra settori. Ad esempio, il settore farmaceutico è in costante crescita dall’inizio della crisi finanziaria, mentre le industrie manifatturiere ad alta tecnologia in linea generale non hanno subito lo stesso grado di impatto negativo di altri settori industriali. In parallelo sono in crescita le interconnessioni tra settore manifatturiero e terziario, giacché i prodotti diventano sempre più sofisticati e includono una quota di servizi sempre maggiore».

Nel suo insieme l’UE rappresenta una parte significativa dei flussi d’investimenti diretti esteri (IDE): circa il 22% degli afflussi e il 30% dei deflussi, ma «sia afflussi che deflussi sono stati duramente colpiti dalla crisi – dice il rapporto – Il fatto che i deflussi interni all’UE siano calati più drasticamente di quelli del resto del mondo indica che le imprese dell’UE hanno un’attitudine più positiva riguardo alle opportunità esterne rispetto a quella che hanno riguardo alle opportunità disponibili all’interno dell’UE».

Comunque l’UE resta leader mondiale in termini di scambi ed ha un vantaggio comparativo in due terzi delle esportazioni. La Relazione evidenzia che «l’UE deve sfruttare i propri punti di forza per contribuire a invertire la tendenza che vede il calo della quota dell’industria manifatturiera sul reddito nazionale, che conferma la necessità di agevolare l’internazionalizzazione e l’integrazione delle imprese dell’UE all’interno di catene globali del valore».

Dopo la crisi finanziaria, già nel 2009, l’industria manifatturiera europea sembrava essere in ripresa, ma la cosa si è interrotta nel terzo trimestre del 2011 e da allora i tassi di crescita della produzione manifatturiera sono nuovamente calati. Invece, «i dati per il primo e il secondo trimestre del 2013 indicano una lenta ripresa della produzione industriale nell’UE. Tuttavia i dati più recenti dimostrano la fragilità di questa ripresa, poiché la produzione è nuovamente scesa leggermente nel terzo trimestre del 2013».

Infatti, «i dati sulla produzione manifatturiera dell’UE evidenziano notevoli differenze tra gli Stati membri», con un deciso recupero in Romania, Polonia, Slovacchia e Paesi baltici che hanno riguadagnato e superato i picchi anteriori alla recessione. Ci sono anche differenze di rilievo tra i diversi settori: «Le industrie che producono beni di consumo come i prodotti alimentari e le bevande, nonché farmaci, dopo l’insorgere della crisi hanno registrato risultati relativamente migliori di altri settori. Inoltre le industrie manifatturiere ad alta tecnologia, in generale, non sono state colpite negativamente alla stregua degli altri settori. Nel complesso, il settore dei servizi è stato colpito meno duramente di quello edilizio, dell’industrie manifatturiera e di quella mineraria».

Aumenta la quota dei servizi sul PIL e questo per il rapporto «è dovuto alla maggiore elasticità della domanda di servizi, che tende a trasferire la domanda finale verso i servizi, giacché con il passare del tempo i redditi crescono. Inoltre il calo dei prezzi relativi di produzione rispetto al prezzo dei servizi – che va fatto risalire alla più marcata crescita della produttività nel settore manifatturiero – tende a ridurre la quota relativa della produzione in termini nominali. Per quanto concerne l’occupazione, lo spostamento settoriale è persino più pronunciato, a causa del fatto che tali servizi sono caratterizzati da una maggiore intensità di manodopera e generalmente da una minora crescita della produttività».

Manifatturiero e servizi sono sempre più interconnessi: «A partire dal 1995 il ricorso ai servizi da parte delle imprese manifatturiere è aumentato in quasi tutti i settori industriali. Il settore manifatturiero sta cambiando, con il passaggio dal predominio numerico degli operatori di macchina e dei lavoratori della catena di montaggio a una struttura basata sempre più sulle professioni del terziario e sui fattori di produzione. Ciò si riflette nell’aumento della quota di lavoratori con occupazioni correlate ai servizi, quali le attività in materia di R&S, progettazione tecnica, programmazione di software, studi di mercato, ricerca di mercato, progettazione organizzativa e formazione nell’assistenza post-vendita, servizi di manutenzione e supporto. Tramite queste correlazioni la crescita della produttività nel settore manifatturiero può ripercuotersi positivamente sul settore dei servizi. Ciò è particolarmente importante in considerazione del fatto che, nel periodo 2001-2010, l’occupazione è aumentata solo nei settori dei servizi. Pertanto un settore manifatturiero forte può contribuire a integrare incrementi della concorrenzialità in altri settori dell’economia».

L’UE ha ancora un vantaggio comparato in quasi tutti i settori ad esclusione di quello edilizio e di quello dei viaggi. L’economia Usa ha un vantaggio per quanto riguarda servizi finanziari e assicurativi e viaggi; Russia Cina e Giappone sono specializzati in servizi di costruzione, l’India è altamente specializzata in servizi informatici e di informazione; il Brasile presenta un elevato vantaggio comparato rilevato (Vcr) in altri servizi alle imprese.

Vedi il resto dell’articolo sul sito GreenReport.it.

Vedi anche l’intero rapporto dell’UE.

Foto Payton Chung@Flickr

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