Ungheria, apparenza e realtà; lo stato dell’economia

BUDAPEST – Aumenta l’ottimismo, migliora il sentiment, cresce la fiducia dei consumatori: considerazioni che emergono dai sondaggi e che suonano surreali, quando ancora si parla degli effetti della crisi economica di cinque anni fa, in un’Ungheria dove la ripresa è ancora un obiettivo, razionale, ma ambizioso. In sostanza è questo quanto si può trarre dalle previsioni di Gki diffuse il 3 febbraio 2014.

Il rapporto riesce a fare chiarezza tra le due sponde: da una parte l’ottimismo comunicato dai maggiori attori sulla scena dell’economia magiara, supportato da alcuni dati incoraggianti (il deficit ungherese, in primo luogo, che si è mantenuto al di sotto del 3% del PIL anche nel 2013, risultato che ha consentito l’uscita dalla procedura UE per disavanzo eccessivo, a quasi un decennio dal suo avvio per l’Ungheria); dall’altra il malcontento di parte dei consumatori e di alcuni gruppi di aziende soprattutto a causa delle misure fiscali di austerità e a una disoccupazione che resta alta, al 9,1%, per quanto in calo rispetto al passato.

“Nonostante le politiche economiche influenzate dalle elezioni abbiano un effetto stimolante nel breve termine – avverte GKI Economic Research – non creano le fondamenta per una crescita sostenibile”. Cosa serve, allora, per una crescita poggiata su basi solide, a prescindere dalle scelte “populiste” volte a raccogliere più voti? “Occorre ripristinare il potenziale di assorbimento del capitale” spiega GKI. Non che i risultati positivi raggiunti negli ultimi mesi non siano da considerare, ma nemmeno devono essere svincolati dal loro contesto, dimenticandone le cause e valutandone la portata in termini temporali.

– Il risultato raggiunto nel contenimento del deficit, ad esempio, deriva essenzialmente dal gettito prodotto dal reindirizzamento dei contributi pensionistici nel bilancio invece che nei fondi pensione.

– Il rapporto tra debito pubblico e PIL è leggermente diminuito, ma, osserva Gki, come conseguenza della transitoria mitigazione delle riserve di fine anno. Inoltre negli ultimi anni il bilancio ha attinto dal patrimonio dei fondi pensione privati, per una quota pari al 9% del PIL.

– Cifre di occupazione così elevate non si registrano in Ungheria da oltre 10 anni: bisogna tuttavia considerare l’influsso su di esse dei programmi di lavoro pubblico e anche l’occupazione prodotta dalle aziende straniere. Dato, quest’ultimo, che comunque è favorito dalle politiche dal governo magiaro e dagli accordi strategici stretti con diverse multinazionali.

– La continua riduzione del tasso di interesse di riferimento attuata dalla Banca Nazionale si è potuta avvantaggiare fino all’autunno 2013 dell’esistente condizione finanziaria favorevole, rendendo più conveniente il finanziamento della pubblica amministrazione. Lo spread, tuttavia, è più alto di quelli di Romania e Bulgaria, seppur al di sotto di quello di Slovenia e Croazia. Il tasso di interesse basso aumenta la volatilità del tasso di cambio e indebolisce il fiorino, conseguenze che secondo Gki sono nocive per la credibilità della politica monetaria

– La crescita del PIL è stata avvantaggiata lo scorso anno da fattori meteorologici positivi che hanno portato ad un raccolto relativamente buono, mentre gli altri settori, ad eccezione di motori e costruzioni, non hanno mostrato un andamento dinamico. Stipendi e pensioni reali sono aumentati di circa il 3,5% a causa dei tagli di prezzo forzati e l’inflazione nel 2013 è stata dell’1,7% invece che del 5,2% (con un calo dello 0,4% a dicembre).

– L’andamento dei prezzi sul mercato globale è stato un’altra causa del taglio dei prezzi in Ungheria. Comunque, il 3,3% di inflazione di fondo, l’enfasi posta sulla natura non profit dei fornitori di servizi energetici e l’aumento degli stipendi reali ben superiore a quello del PIL indicano, a giudizio di Gki, l’insostenibilità del trend.

Nel 2015, dichiara Gki nel critico rapporto, dopo le elezioni locali è prevedibile una nuova ondata di aumenti dei prezzi.

(Claudia Leporatti, Eastjournal.net)

Foto Costel Slincu@Flickr

1 comment to Ungheria, apparenza e realtà; lo stato dell’economia

  • maurizio

    Se si considera cosa sta succedendo in Europa quello del Governo Ungherese è un risultato eccezionale. il segreto è cacciar fuori dal paese i banchieri del FMI al soldo dei sempre piu’ indesiderabili americani. La soluzione da adottare è pertanto fare il contrario di quello che prescrive l’Unione Europea. GKI non ha nessuna credibilità e viene citata nell’articolo come se fosse chissà che. Comunque mi congratulo con Leporatti che al contrario di Cazzulani almeno un po’ di verità la scrive.

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