Europa divisa senza una posizione comune sull’Ucraina

Il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha approvato un documento che offre aiuto logistico e lobbistico a Kiev, interpretato diversamente dagli esponenti dei singoli paesi. Differenti le vedute su prospettiva europea e sanzioni per le autorità ucraine.

Non è una questione di colore politico, ma di assenza di uno spirito di comune appartenenza ad un’Europa ancora divisa dagli interessi particolari dei singoli Stati membri, che fatica a trovare persino una comune interpretazione ad una propria risoluzione. Lunedì 10 febbraio il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha emanato una nota in cui condanna l’uso della violenza in Ucraina da parte dell’autorità presidenziale sui manifestanti e, nel contempo, promette a Kiev consulenza logistica e lobbistica presso il Fondo monetario internazionale (FMI) ed altre Istituzioni mondiali per garantire l’erogazione di prestiti che possano aiutare il Paese ad uscire dalla crisi politica.

A commento del documento, l’Alto Rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea, la laburista Catherine Ashton, ha dichiarato che l’offerta che l’UE ha proposto all’Ucraina non può essere superiore a quella inoltrata ai paesi del Balcani, a cui l’Unione ha promesso l’integrazione economica e politica in Europa.

Differente il parere del Ministro degli Esteri polacco, il cristiano-democratico Radoslaw Sikorski, che ha commentato le aperture contenute nella nota come positive, in quanto offrono all’Ucraina una chiara prospettiva di integrazione politica che va oltre la sola integrazione economica già promessa a Kiev con l’Accordo di Associazione – documento che il Presidente ucraino Viktor Yanukovych ha rifiutato di firmare, provocando la protesta nonviolenta dei dimostranti.

Del medesimo parere di Sikorski è il Ministro degli Esteri lituano, il socialdemocratico Linas Linkevicius, che ha sottolineato come il documento approvato dal Consiglio Europeo lasci la porta aperta per l’integrazione politica di Kiev in Europa.

Altro punto che ha portato differenti vedute, seppure più sfumante, è quello delle sanzioni personali sulle autorità ucraine che si sono rese responsabili della violazione dei diritti umani e della democrazia. Dell’argomento non c’è menzione alcuna nella nota del Consiglio d’Europa perché, come spiegato dal Ministro francese per l’Europa, il socialista Thierry Repentin, le sanzioni sono l’ultimo mezzo che l’UE intente adottare per cercare di risolvere la crisi politica in Ucraina. Differente è la posizione del nuovo capo della diplomazia della Repubblica Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek, che ha ritenuto opportuno imporre le sanzioni nell’immediato, in quanto le violazioni della democrazia e dei diritti umani alle porte dell’Unione sono un fatto inaccettabile su cui l’Europa deve prendere una chiara posizione dura.

A mediare le due anime è il ministro degli Esteri della Germania, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier che, dopo avere pubblicamente sostenuto la necessità di imporre sanzioni, ha sottolineato come l’UE intenda concedere un’altra possibilità alle autorità ucraine per trovare una soluzione pacifica prima di adottare misure fortemente punitive.

Senza poteri legislativi al Parlamento l’Europa resta debole e ininfluente nel mondo

La posizione del Consiglio Europeo è in linea con quella della Commissione Europea che, come dichiarato dal Commissario UE per l’Integrazione e l’Allargamento, il socialdemocratico Stefan Fule, non intende per ora avvalersi delle sanzioni per punire le violazioni della democrazia in Ucraina, come invece già hanno fatto Stati Uniti d’America e Canada.

Consiglio Europeo e Commissione Europea hanno però ignorato la richiesta proveniente dal Parlamento Europeo che, con una risoluzione condivisa da tutte le forze politiche, ha richiesto l’imposizione di sanzioni per arrestare una situazione di violenza che, dal 21 novembre scorso, ha provocato almeno sette vittime e diverse centinaia di feriti ed arresti, tutti solo tra i manifestanti.

Sostegno alle sanzioni è stato dato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, che ha accolto una richiesta inviata dal suo vice, il democratico Gianni Pittella, dopo un incontro a Kiev con gli oppositori ucraini, la giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol, e la figlia di Yulia Tymoshenko – una delle più di cento vittime di giustizia selettiva in Ucraina.

Le divisioni delle istituzioni europee non permettono all’UE di prendere una posizione comune ed immediata per risolvere una crisi politica in un paese, l’Ucraina, che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

Preoccupa ancor di più che la decisione del Parlamento, in cui è rappresentato il popolo europeo, sia stata ignorata dai due organismi esecutivi dell’Unione – il Consiglio e la Commissione – che sono frutto di nomine effettuate dai singoli Stati e, di conseguenza, rispecchiano le sensibilità di ciascun paese, impedendo l’approvazione di posizioni comuni europee.

Fino a quando al Parlamento Europeo non saranno concessi pieni poteri legislativi, tra cui il diritto di nomina del Presidente e dei membri della Commissione Europea, l’Unione rimarrà divisa e priva di una voce sola, e permetterà che un paese che bussa alle sue porte, l’Ucraina, sia lacerato dalla violenza di una quasi-guerra civile, lasciato in balia delle mire imperialistiche e scioviniste della Russia di Putin.

(Matteo Cazzulani)

Immagine: opendemocracy/flickr, elaborazione B.Slovacchia

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