Caso emissioni/Interblue: voto di sfiducia domani per Fico in Parlamento

Domani 13 febbraio il Primo ministro Robert Fico sarà in Parlamento per la seconda volta in questo mandato per far fronte a un voto di sfiducia. La ragione per tale mossa dell’opposizione, che, ricordiamo, ha zero possibilità di concretizzarsi per la superiorità numerica del partito Smer, è lo scandalo della vendita di quote di emissione avvenuta nel 2008 durante il primo governo Fico, e il rifiuto dei deputati del partito al governo di discutere la questione in Parlamentoin una sessione straordinaria chiesta la scorsa settimana. Nel settembre 201 un altro tentativo di sfiducia riguardava l’acquisizione del braccio d’azienda di SPP, distributore nazionale del gas.

Allora, i voti contro Fico furono 59, mentre tutti gli 82 legislatori di Smer presenti si sono messi di traverso e Fico non si presentò al voto, eclissandosi dopo il suo discorso all’apertura di seduta. Anche adesso il suo atteggiamento non cambia, e lui domani sarà impegnato con il Premier ceco Bohuslav Sobotka che arriverà in Slovacchia su invito di Fico.

Nella sessione speciale di domani l’opposizione intende chiedere come sia stata effettuata l’oscura vendita delle quote di emissione, che fruttò 75 milioni allo Stato ma avrebbe potuto fare incassare il doppio, e se Fico era a conoscenza del fatto che l’operazione era stata preparata dal servizio di intelligence slovacco, come emerso nei giorni scorsi.

Il caso: lo Stato slovacco mise in vendita 15 milioni di tonnellate di quote di anidride carbonica (CO2) in eccedenza, e l’acquirente fu la misteriosa società statunitense Interblue Group, a un prezzo di 5,05 euro a tonnellata, di molto inferiore al reale prezzo di mercato del tempo. In un secondo momento Interblue, che i media scoprirono avere sede in un garage, ed essere dunque di fatto una società fittizia, vendette le quote al Giappone per 8 euro a tonnellata, guadagnandoci un utile netto di 47 milioni di euro. A gestire l’asta fu il Partito nazionale slovacco (SNS), che era al governo in coalizione con Smer e aveva il Ministero dell’Ambiente.

Il contratto includeva la clausola che Interblue Group avrebbe rimborsato 1 euro per tonnellata se i proventi della vendita fossero spesi per progetti ambientali in Slovacchia, ma ad oggi nulla è stato ricevuto. La società è stata poi liquidata e ha passato i suoi diritti alla Interblue Group Europe con sede in Svizzera. L’operazione è finita sotto inchiesta in Slovacchia, Svizzera e Stati Uniti.

Lo scandalo costò il posto al ministro, e fu aperta successivamente un’inchiesta in Slovacchia, con la polizia che stimò in 66 milioni di euro il possibile danno per le casse dello Stato. L’indagine fu chiusa nell’autunno dello scorso anno con la conclusione che non si era verificato nessun crimine. Un fatto che l’opposizione considera un tentativo di insabbiare il caso.

Il Ministro degli Interni Robert Kalinak ha detto a un dibattito alla tv pubblica RTVS che l’iniziativa dell’opposizione non era nient’altro che una mossa politica al fine di screditare Fico poco prima delle elezioni presidenziali (il cui primo turno sarà il 15 marzo). In effetti Andrej Kiska, uno dei candidati più credibili per il ballottaggio alle presidenziali ha recentemente usato l’argomento per mettere Fico sotto pressione chiedendogli risposte in merito all’affare. Fico ha definito la questione un grande bluff. Il leader dei cristiano democratici (KDH, primo partito di opposizione) Jan Figel ha affermato che dopo che la Svizzera, gli Stati Uniti e altri paesi hanno collaborato per arrivare alla verità non è accettabile che l’indagine slovacca si sia conclusa con nessuna responsabilità.

Il caso ha ripreso vigore quando pochi giorni fa il quotidiano Sme ha riferito di aver ricevuto una lettera anonima che diceva: «Il Governo non è stato ingannato, ma sapeva tutto. L’informazione del Servizio di Intelligence Slovacco (SIS) per il Primo ministro era contenuta nel documento protocollato al numero 54-V-105-89/2008-S del 18 luglio 2008 con il titolo Vendita sfavorevole delle quote di emissione di CO2». Sme ha chiesto al SIS e all’Ufficio del Governo di verificare la veridicità delle informazioni ricevute, facendo uso della legge sulla libertà di accesso alle informazioni, ma inutilmente. L’intelligence si è trincerata dietro un no comment basato su un’altra legge, quella sulla protezione dei dati personali.

Sme ha pubblicato il 5 febbraio il nome di dieci aziende che si crede abbiano beneficiato della cessione a metà del prezzo di mercato, come risultava da una lista della Procura speciale della Repubblica, ricevuta dalle autorità svizzere che hanno investigato il caso nell’ambito di un’indagine internazionale. E dietro le dieci società ci sarebbero sei persone, secondo l’Ufficio del Procuratore speciale, uno dei quali particolarmente vicino al partito SNS, e gli altri, secondo Sme, tutti affiliati con il Partito nazionale slovacco. Non ci sono però riscontri della procura su come siano stati distribuiti i soldi tra i sei. Delle dieci aziende solo poche sono registrate in Slovacchia, mentre le altre hanno sede tra St. Vincent, Cipro, Hong Kong, Belize, Isole Vergini Britanniche, Stati Uniti e Svizzera.

(La Redazione)

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