Da Mastrapasqua alle alluvioni. C’è un’Italia che non vuole cambiare

Scandali, corruzione, distruzione del territorio: le cronache continuano a metterci sotto gli occhi un’Italia che non vuole cambiare. Ma i grandi media dimenticano che c’è anche un’Italia, forte, capillare e radicata, che sta già cambiando: l’economia solidale, i Gas, le comunità di base, l’associazionismo e l’ambientalismo sono il nostro presente e la nostra speranza.

Il 21 ottobre 2012, più di un anno fa, la trasmissione televisiva Report, con la puntata “Dirigenti di classe” denunciava i venticinque incarichi del Presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Venticinque incarichi: presidente dell’Inps; commissario del SuperInps; vicepresidente di Equitalia; Direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma; Amministratore Unico della Litorale Spa; e poi altri venti, tra consigli di amministrazione, collegi sindacali e presidenze. Un anno e tre mesi dopo, ovvero venerdì scorso, 31 gennaio, il Governo presentava alle Camere un disegno di legge, con procedura di urgenza, in base al quale il presidente di un ente pubblico nazionale non deve avere altre cariche in conflitto di interessi. E così, il primo febbraio il presidente dell’Inps prendeva la decisione di dimettersi. Ma non certo a causa (o per merito?) di Report. Nè tantomeno delle varie trasmissioni politiche, da Servizio Pubblico a Virus, da La Gabbia a Piazza Pulita. Passando per Ballarò. Ma per l’operato della magistratura, che ha iscritto nel registro degli indagati Mastrapasqua per abuso d’ufficio e falso, in qualità di direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma; si sono finalmente accesi i riflettori su questo scandalo.

Sempre venerdì 31 gennaio l’Italia è stata colpita da una forte perturbazione atmosferica che ha portato alle ennesime inondazioni da Nord a Sud. “Maltempo, migliaia di evacuati. Paura a Roma. Treno deraglia a Viterbo”, scrive Il Corriere della Sera; “Bomba d’acqua sul centro nord. Massima allerta in sei regioni”, titola La Repubblica; “Nubifragi, allagamenti, frane e paesi isolati. Mezza Italia bloccata, l’Arno fa paura”, pubblica La Stampa. Ennesime inondazioni. Ennesimi allarmi. Ennesime presenze di esperti e tecnici in televisione, pronti a spiegare agli italiani il perché di queste catastrofi.

Due solo esempi (per ragioni di spazio), Mastrapasqua e alluvioni. Ma punte di un iceberg di dimensioni esagerate. Sembra di vivere nel Truman Show. Un giorno uguale all’altro. In un Paese completamente immobile. Mastrapasqua (e quanti altri a partire dalla moglie…) ha venticinque incarichi? Bene. Se ne parla su tutti i media, si organizzano trasmissioni televisive, si grida allo scandalo, in un’Italia che fa fatica ad arrivare a fine mese, ma il giorno dopo tutti sembrano dimenticare, come fossero completamente ovattati, in un’Italia automa e intimamente corrotta.

Il clima sta cambiando? Andremo incontro sempre più frequentemente a piogge torrenziali? Fa niente. In Italia è meglio curare che prevenire. Con l’unica differenza che la cura ahimè non esiste. Disboschiamo, cementifichiamo, violentiamo la natura. Poi ne mettiamo una toppa. Con le conseguenze devastanti che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.

Storie già vissute. Filmati già visti. Articoli già letti. Danni e disastri continui. Senza che niente cambi. Mentre la vita del Paese scorre liscia, come l’olio. In uno spaventoso lassismo. C’è un’Italia che non vuole cambiare. Ed è quella fatta dalle istituzioni, tutte. E, dispiace scriverlo, anche da milioni di italiani. Che rimangono fermi a guardare, lamentandosi e dichiarandosi impotenti di fronte a questi scenari. Ad uno spettatore esterno che osserva questo spettacolo deprimente verrebbe da pensare che noi italiani siamo un popolo di masochisti. Ci piace soffrire. Non arrivare a fine mese. Vedere la gente morire per lo straripamento di un fiumiciattolo. O per i veleni di una fabbrica. Un popolo dalle mille qualità e dai milioni di difetti.

Ma, fortunatamente, come scriviamo ormai da anni sul nostro giornale, c’è anche un’Italia, piccola ma forte, che non sta ferma, che non aspetta la manna dal cielo. Che si mette all’opera e cerca di cambiare. E non è poi così difficile. A volte basta solamente copiare. Copiare chi è già cambiato. E chi ha già cambiato modo di vivere e di affrontare la vita quotidiana. E questo consiglio noi lo rivolgiamo non solo al popolo, ma anche ad imprenditori e politici. Ad Hannover, in Germania, l’assessore all’ambiente e all’economia (che strano connubio che sarebbe questo in Italia…) è tra i fondatori del Centro per l’Energia e l’Ambiente che dal 1981 pratica la vera politica dell’ambientalismo, le cui soluzioni sono diventate pratici esempi ripresi dalla legislazione nazionale. Sempre in Germania la ditta Solvis è leader nella produzione di pannelli solari. Quel che stupisce è che consuma l’80% in meno rispetto ad industrie simili. Due soli esempi per spiegare che si possono realmente abbattere i consumi, in un periodo di crisi economica dove sprecare meno è fonte di guadagno, senza però produrre inquinamento. E poi ci sono le persone, quelle normali, che hanno deciso di non sottostare più ai ricatti di questa classe politica. Chi andando via dal nostro Paese (sempre di più), chi invece mettendosi all’opera per cambiarlo. Pensiamo ai GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, che si stanno sempre più diffondendo in Italia con ottimi risultati. O al cohousing. Come lo Urban Village, nato nel  2009 nel quartiere Bovisa di Milano. O semplicemente a chi ha ricominciato daccapo, cambiando vita. In meglio. Come le 26 testimonianze raccolte da Giuseppe Canale e Massimo Ceriani nel libro “Contadini per scelta”, 332 pagine che raccontano le storie di chi ha deciso di dedicarsi all’agricoltura in un modo nuovo. «Quando sono su, a mille metri di altezza, lavoro – afferma Tiziana De Vincenzi, allevatrice di bovini nella Val Di Vara a Varese Ligure (La Spezia) – Arrivo alla sera stanca morta, non ne posso più, mi sdraio a letto e sono contenta. È assurdo ma è così, nessuno mi costringe ad alzarmi alle sei di mattina, ma quando vado su in azienda sto bene, nessuno mi rompe». Un mondo radicalmente diverso da quello della produzione agricola industriale, dove al centro c’è il contadino con la sua manualità, le sue idee, la sua cultura.

Questa Italia sa che Mastrapasqua uscirà dalla porta per entrare dalla finestra (a proposito, resterà titolare degli altri 24 incarichi?). Sa che domani un’altra regione italiana soffrirà la piena di un fiume. Ma questa Italia, consapevole del proprio malessere, si muove e non rimane ferma a guardare. Il cambiamento non verrà certo dall’alto, da questa classe politica totalmente incompetente e indifferente alla situazione sociale e idrogeologica del Paese. Il cambiamento verrà da noi. Da questa Italia, piccola ma forte.

(Massimo Nardi, ilcambiamento.it)

Foto Pietro Izzo@flickr

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