La corruzione in Italia: un problema irrisolto

Il rapporto della Commissione Europea sulla corruzione in Italia non è un mero atto d’accusa. Si tratta di un’analisi impietosa di un sistema Paese inadeguato e di un corpus normativo carente.

Il dato che ha fatto più rumore in Italia è quello del peso economico della corruzione: 60 miliardi all’anno. Un dato contestato da più parti in queste ore, soprattutto se messo in relazione ai 120 miliardi con cui graverebbe la corruzione sull’intera Europa. L’Italia contribuirebbe dunque per metà. In realtà, la Commissione cita a riguardo uno studio della Corte dei Conti italiana, affidandosi dunque alle statistiche nazionali. Statistiche comunque contestabili: il risultato di 60 miliardi sarebbe raggiunto stimando un peso medio della corruzione del 3-4% sul PIL, secondo un metodo di calcolo promosso dalla Banca Mondiale. È però difficile assumere che la corruzione gravi allo stesso modo su tutte le economie mondiali. Ecco dunque che le stime potrebbero dover essere riviste, includendo i costi indiretti della corruzione (ritardi amministrativi, malfunzionamento della PA, inefficienza di lavori e servizi pubblici, perdita di competitività e riduzione degli investimenti). La Commissione stima che nel settore delle grandi opere pubbliche, uno dei settori più a rischio, questo costi possono raggiungere anche il 40% della spesa.

Al di là del dato numerico, qualsiasi cittadino italiano certificherebbe volentieri come il problema della corruzione sia fra i più gravi del Paese. L’aspetto interessante del rapporto europeo, accolto invece con molti distinguo dai commentatori italiani, è che i punti critici elencati sono noti da tempo in Italia e identificati come tali da numerosi cittadini e forze politiche: la mancata regolazione delle attività di lobbying, una libertà dei media non invidiabile, la giustizia lenta, le leggi ad personam, gli scandali nella pubblica amministrazione e fra le fila dei politici nazionali e locali. Un’analisi che probabilmente fa più male perché proviene da una fonte esterna. Fra italiani, forse, è più semplice accusare a vuoto il proprio Paese.

Il rapporto della Commissione non può che iniziare dalla legge Severino, che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto porre rimedio al problema della corruzione. L’esecutivo comunitario accoglie la legge come un passo avanti rispetto alla legislazione del ventennio precedente, eccessivamente concentrata sul lato repressivo. La nuovo normativa propone invece un approccio più equilibrato, che mira a favorire la trasparenza e la responsabilità delle amministrazioni: più attenzione alla prevenzione, dunque. Le misure più apprezzate riguardano il maggior coordinamento degli sforzi anti corruzione fra il livello locale e quello nazionale, l’introduzione di ‘piani di integrità’ nella PA e di maggiori obblighi per gli eletti, l’aumento della trasparenza degli stanziamenti pubblici e la semplificazione dell’accesso alle informazioni.

Ma rimangono ancora molti limiti, come indicato anche nel corso del Semestre Europeo del 2013: la normativa sulla corruzione nel settore privato è ancora carente, mentre non sono previste nuove norme in materia di falso in bilancio e autoriciclaggio, né sui reati legati alla compravendita di voti. Ma la mancanza più sentita dalla Commissione è legata alla contraddizione nel sistema italiano fra tempi di prescrizione spesso brevi, per quanto riguarda i reati di corruzione, e procedimenti giudiziari troppo lunghi. Il risultato è che, secondo uno studio di Trasparency International, solo un processo su dieci in materia di corruzione giunge a conclusione prima della prescrizione.

I rischi maggiori si verificano poi a livello locale, come dimostrano sempre più casi di cronaca. Soprattutto, il settore delle infrastrutture appare particolarmente sensibile: la Commissione nota ad esempio che in Italia un km di linea ferroviaria ad alta velocità costa in media 61 milioni di euro, contro i 10,2 della linea Parigi-Lione o i 9.8 della Madrid-Siviglia. Anche in queste spese, i costi diretti ed indiretti della corruzione pesano molto.

In definitiva, la Commissione raccomanda all’Italia di rafforzare il regime di integrità dei rappresentanti eletti e della pubblica amministrazione, affrontare il problema della prescrizione, aumentare i poteri delle autorità anti corruzione e rendere più trasparenti gli appalti pubblici. Il messaggio è indigesto, le soluzioni non più procrastinabili. Ma non perché è l’Europa a chiederlo.

(Luca Barana, rivistaeuropae.eu)

Foto kmillard92@flickr

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