Sochi: Putin occupa parte della Georgia e prepara l’offensiva in Ucraina

La Russia occupa 11 chilometri del territorio georgiano per questioni di sicurezza inerenti alle Olimpiadi Invernali 2014, ma la mossa vuole bloccare le forniture di gas dell’Azerbaijan dirette in Unione Europea. Mosca pronta a supportare la federalizzazione dell’Ucraina per separare il Paese ed annettere le regioni orientali nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Undici chilometri che limitano la sovranità territoriale di un Paese indipendente e che mettono a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa. Martedì 5 febbraio la Federazione Russa ha dichiarato di avere occupato 11 chilometri del territorio della Georgia per garantire il controllo dei dintorni di Sochi, la sede delle Olimpiadi Invernali che i principali Capi di Stato del mondo libero occidentale – dal Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama a quello tedesco Joachim Gauck fino al Capo di Stato francese Francois Hollande – hanno deciso di boicottare per protestare contro le violazioni dei diritti umani da parte del Presidente della Russia Vladimir Putin.

Il territorio occupato riapre una crisi politica tra Russia e Georgia, in quanto esso appartiene all’Abkhazia: regione georgiana strappata da Mosca dopo l’aggressione militare dell’agosto 2008, alla quale è seguita una fase di stallo che ancora vede l’esercito russo infrangere la sovranità territoriale di Tbilisi.

Oltre che una dimostrazione di forza nei confronti della Georgia, Mosca intende avvicinare la propria frontiera all’area in cui transita il Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, infrastruttura che veicola il gas proveniente dall’Azerbaijan in Turchia da cui si rifornirà il Gasdotto Trans Adriatico-TAP, progettato dall’Unione Europea per diversificare le forniture di oro blu veicolando carburante azero in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Simile offensiva nei confronti dell’Europa è quella che la Russia sta preparando in Ucraina, dove, come dichiarato in un’intervista al Kommersant dal Consigliere principale del Presidente Putin, Sergey Glazyev, Mosca sostiene la federalizzazione del Paese sul modello della Groenlandia, con la concessione di poteri di politica fiscale, monetaria ed estera alle singole regioni.

La proposta federalista della Russia, come dichiarato da Glazyev, permette alla parte occidentale dell’Ucraina di entrare nell’UE, mentre le regioni orientali potrebbero aderire all’Unione Doganale Eurasiatica, idea di integrazione sovranazionale progettato da Mosca per estendere l’influenza della Federazione Russa nel mondo ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare l’UE nella competizione economica mondiale.

Se realizzata, la teoria federalista comporterebbe un danno enorme per l’UE, che si ritroverebbe a dovere integrare la parte occidentale dell’Ucraina economicamente più povera, anche se culturalmente più ricca, mentre la Russia di Putin prenderebbe possesso della zona più industrializzata.

Inoltre, il venir meno di un’Ucraina indipendente e unita pone a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, in quanto la Russia di Putin si sentirebbe legittimata a pretendere la polverizzazione della sovranità anche di altri paesi dell’ex-blocco sovietico per rafforzare la sua presenza nel mondo ex-URSS ed incrementare la pressione politica ed economica su Bruxelles, continuando ad avvalersi del gas come strumento geopolitico – come finora, del resto, Mosca ha sempre fatto.

Yanukovych affida il Premierato ad Arbuzov

A proposito dell’Ucraina, continua la chiusura del Presidente Viktor Yanukovych alle richieste di discontinuità da parte dell’opposizione, che si sono fatte più pressanti dopo l’uccisione di almeno sette dimostranti da parte della polizia di regime Berkut e l’arresto di diverse centinaia di altri dissidenti.

Con un decreto urgente il Presidente Yanukovych ha cambiato alcuni articoli della Costituzione per permettere al Premier ad Interim da lui nominato, Serhiy Arbuzov, e ai ministri dimissionari – tra cui il titolare del Dicastero degli Interni Vitaly Zakharchenko, la persona che ha autorizzato la polizia a sparare sui manifestanti dell’opposizione in diverse occasioni – di esercitare a pieno titolo le funzioni di governo.

La mossa di Yanukovych contrasta con le richieste della comunità internazionale, che ha posto come condizione necessaria per evitare l’inasprirsi della crisi la formazione di un governo tecnico di unità nazionale, incaricato di restituire al Parlamento i poteri ad esso sottratti dal Presidente ucraino nel 2010, e di organizzare nuove Elezioni libere e regolari.

Infine, la concessione ad Arbuzov del premierato non crea alcuna discontinuità con il passato, quando la carica di premier è stata ricoperta finora da Mykola Azarov, braccio destro di Yanukovych che si è sempre dimostrato pronto a realizzare le direttive imposte dal Presidente.

(Matteo Cazzulani)

Foto Andy Miah@flickr

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