Governo e Ombudsman ai ferri corti: la polizia non si tocca

Un’incursione della polizia in un insediamento rom nei pressi di Moldava nad Bodvou (nella regione di Kosice) nel giugno 2013, ritenuta dai modi brutali da una Ong locale, ha portato negli ultimi due mesi ad un conflitto aperto tra il governo e il Difensore civico (Ombudsman) della Slovacchia, Jana Dubovcova che ha portato al suo possibile esilio a Kosice.

La faccenda è diventata molto calda quando, dopo essere stata ignorata dal governo per mesi, una relazione sul caso doveva essere trattata dalla Dubovcova in un Consiglio dei Ministri nei primi giorni di quest’anno. È invece finita con un monologo del Premier Fico, a sentire la donna, con i ministri che si sono rifiutati di discutere con lei. Il Difensore civico, secondo Fico, non aveva il diritto di appellarsi al governo direttamente, e avrebbe dovuto invece confrontarsi con il Ministero degli Interni, che è responsabile della polizia. La Dubovcova ha detto che sì, lei aveva già provato a contattare ripetutamente il ministero, ma senza ricevere alcuna risposta. L’Ombudsman aveva anche tentato inutilmente di essere ascoltata dal Parlamento, l’ultima volta a dicembre 2013.

Negli ultimi giorni le cose sono precipitate, e il Presidente del Parlamento Pavol Paska, uno degli uomini forti di Smer, ha fatto la proposta di spostare la sede del Difensore civico da Bratislava a Kosice, ed è intenzionato a presentarla nella sessione parlamentare di marzo per avviare la modifica legislativa necessaria, al fine di allentare la presa di quella donna che è diventata una spina nel fianco per il governo. Spostando l’ufficio ad est, l’Ombudsman sarà «più vicino alla realtà» della regione in cui vivono molti rom, secondo Paska, aveva scritto Tasr giovedì 30 gennaio. Una proposta più “morbida”, già rigettata dalla Dubovcova, era quella di trasferire il suo staff a Banska Bystrica, dove anche lei ha casa a 200 km dalla capitale. La Dubovcova ha detto che si tratta di una punizione, e un avvertimento per il buon lavoro svolto. Ben 84 deputati (tutti quelli di Smer più uno) hanno sostenuto la scorsa settimana una risoluzione parlamentare che esprime gravi preoccupazioni sul tentativo dell’Ombudsman di abusare della repressione della polizia nell’insediamento di Moldava nad Bodvou per creare un sentimento anti-polizia.

Il Primo Ministro Fico e il Ministro Kalinak si sono recati a inizio febbraio a Moldava nad Bodvou per sostenere la polizia locale dai pesanti attacchi per il raid. Mi rifiuto di consentire il sorgere in Slovacchia di un clima che condanna gli agenti di polizia per violazione dei diritti umani quando agiscono con gli strumenti che la legge consente loro, ha detto il Premier. La polizia di Moldava ha il pieno sostegno del governo, ha sottolineato.

Il 19 giugno 2013, 63 agenti di polizia hanno fatto irruzione presso l’insediamento rom chiamato Budulovská, nel distretto Kosice okolie, dove vivono all’incirca 800 rom, si presume alla ricerca di sette uomini sui quali pendevano mandati di cattura. Pur non trovando nessuno dei ricercati, gli agenti avrebbero commesso atti violenti e di prepotenza e hanno portato 15 rom alla vicina stazione di polizia. Secondo le dichiarazioni successive della direzione del Corpo di Polizia, gli agenti sarebbero stati attaccati al loro ingresso nell’abitato, ma pare che nessuno dei 15 detenuti sia stato accusato di alcun reato relativo allo scontro.

Nell’operazione rimasero feriti una serie di residenti rom, e almeno uno sostenne di essere stato picchiato due volte anche alla stazione di polizia. Un altro, secondo il giornale Sme, disse di aver lasciato la stazione di polizia mentre sanguinava dal retto. Una Ong attiva nell’abitato, la ETP Slovensko, avrebbe documentato le lesioni subite dai residenti con delle fotografie.

Il Ministro dell’Interno Kalinak ordinò un’indagine sull’azione di polizia che non portò a nulla. Il Difensore civico fu coinvolto nel caso e scrisse una lunga relazione che è stata respinta dal Parlamento a guida Smer. Anche l’Unione Europea e le Nazioni Unite si erano interessati al caso. A seguito dell’indagine, l’ufficio del Procuratore generale aveva chiesto a dicembre alla Procura regionale di Presov di aprire un procedimento penale per il raid della polizia slovacca.

La Dubovcova, ex giudice, ha spiegato che sulla base di un’indagine sulla questione ha scoperto che la polizia ha violato i principali diritti e le libertà di un certo numero di persone nel villaggio, e lo scorso agosto aveva presentato una relazione con delle raccomandazioni per migliorare l’attività della polizia, ma non ricevette risposta dalle autorità competenti. Secondo il ministero dell’Interno la polizia non ha agito in modo anomalo e il ministro Kalinak accusato la Dubovcova di dire menzogne e di voler politicizzare il caso, basandosi anche sul fatto che prima dell’attuale incarico lei era deputato per il partito SDKU ora all’opposizione.

La polizia in passato è stata al centro di altri casi irregolari nei confronti dei rom. Nel 2009 scoppiò uno scandalo sugli agenti di polizia di Kosice dopo che questi fecero spogliare e prendersi a schiaffi a vicenda sei bambini rom arrestati con l’accusa di voler rubare a una vecchia signora. Uno degli agenti registrò anche un video del fatto con il telefono cellulare. Le accuse dei genitori portarono ad aprire un processo che è ancora in corso. Il fatto è evocato anche in una scena del film Cigan del 2011 di Martin Sulik che vinse il premio speciale della giuria al festival di Karlovy Vary (CZ) e fu selezionato per rappresentare la Slovacchia agli Oscar 2012.

(La Redazione, Fonti Tasr, TSS, Sme)

Foto DG EMPL@flickr

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