UE: la Commissione contro la corruzione

Lunedì 3 febbraio il Commissario Europeo per gli Affari Interni Cecilia Malmström ha presentato il primo “Report sulla lotta alla corruzione nell’Unione Europea”. Dal 2011 infatti, il contrasto alla corruzione è diventato una priorità della Commissione, e questo report costituisce il primo tassello per le strategie comuni contro il fenomeno corruttivo. Un fenomeno che produce danni per 120 miliardi di euro circa ed inquina pesantemente tutti i meccanismi delle istituzioni e dell’economia, stravolgendo il merito nelle nomine, moltiplicando i costi degli appalti pubblici e dirottando risorse verso le organizzazioni criminali.

Il report è suddiviso in diverse parti e molta attenzione viene data anche alle buone pratiche di alcuni Stati della UE ed alle raccomandazioni specifiche verso i meno attivi contro la corruzione. In particolare occorrerebbe intervenire velocemente ed in modo deciso in quegli Stati in cui il fenomeno non solo è più diffuso ma anche più percepito. Un’alta percezione di corruzione diffusa, infatti, disincentiva gli investimenti e la partecipazione degli individui e delle imprese alle nomine ed agli appalti pubblici, in quanto ritengono che “i giochi siano già stati fatti sottobanco”.

I Paesi con un più alto livello di percezione di corruzione, secondo un sondaggio dell’Eurobarometro, sono Grecia (99% dei rispondenti pensa che il fenomeno sia diffuso nel proprio Paese), Italia (97%), Spagna, Lituania e Repubblica Ceca (95%). In Danimarca percepisce un clima economico e sociale affetto dalla corruzione solo il 10% dei rispondenti. A livello europeo la percezione media raggiunge il 76%. La Commissione divide in cinque parti le modalità degli interventi contro questo dannosissimo fenomeno:

  1. Lotta contro la corruzione di matrice politica. Un chiaro segnale che non si sta facendo abbastanza contro la corruzione emerge quando nell’agenda politica di uno Stato non si portano avanti seri programmi di contrasto alla stessa. Per compensare, occorre introdurre pratiche virtuose di trasparenza per i pubblici ufficiali e nel finanziamento ai partiti. Le best practices nella trasparenza del finanziamento ai partiti vengono dalla riforma attuata nel 2010 dalla Finlandia.
  2. Meccanismi di controllo e prevenzione. Prevenire è meglio che curare. Occorre costruire un sistema immune dalla corruzione e non caratterizzato da una continua caccia ai corrotti. Ad inizio anni 2000, ad esempio, l’Olanda si è dotata di un ente deputato alla promozione dell’integrità del pubblico settore. Al 2010 ben 301 tra comuni, enti ed istituti pubblici sono stati monitorati ed hanno introdotto le migliori pratiche di prevenzione della corruzione. Queste pratiche sono meccanismi di controllo interni ed esterni, oltre alla trasparenza degli atti pubblici. Per questo secondo punto la Commissione Europea raccomanda una seria e forte legge per regolare il conflitto di interessi.
  3. Repressione. Dove fallisce la prevenzione occorre attivare rapidi ed efficaci meccanismi di intervento delle forze di pubblica sicurezza e della giustizia. Molti Paesi (Slovenia, Romania, Lettonia, Croazia e Spagna) si sono dotati di agenzie autonome per la lotta contro la corruzione, che stanno dando ottimi frutti. Nel caso romeno ci si trova di fronte ad una procura anti-corruzione che negli ultimi 7 anni ha portato di fronte al giudice 4.700 imputati dei quali il 90,25% è stato dimostrato colpevole, tra cui alcuni alti ufficiali pubblici.
  4. Mappare le aree di rischio per interventi mirati. Ogni Paese dovrebbe studiare approfonditamente in quali settori delle istituzioni o dell’economia emergono più frequentemente pratiche corruttive. Ad esempio, potrebbero annidarsi nelle regioni o nei comuni, nelle costruzioni o nella sanità, nella riscossione delle imposte o nel settore finanziario. Le mosse andrebbero commisurate ai settori di intervento. Due aspetti molto critici che la Commissione consiglia di tenere sotto controllo riguardano le aziende partecipate dallo Stato e la corruzione portata avanti dalle organizzazioni criminali.
  5. Iniziative di background. Questa parte contiene una miscellanea di migliori pratiche ad esempio la protezione di chi denuncia atti di corruzione e la trasparenza delle lobby.

Per concludere, la Commissione indirizza delle osservazioni verso ogni Stato dell’Unione Europea, invitandolo ad agire per sanare i punti critici, ricordando che molto è stato fatto dalla UE negli ultimi mesi, dai provvedimenti sugli appalti pubblici alla nascita del Procuratore pubblico europeo.

(Fabio Cassanelli, via rivistaeuropae.eu)

Foto Erlend Aasland@flickr

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