Bruciare cibo per avere biocombustibili? Un crimine contro l’umanità

Bruciare centinaia di tonnellate di cibo per produrre biocombustibili è un crimine contro l’umanità: a dirlo è Jean Ziegler, relatore per le Nazioni Unite sul diritto al cibo dal 2000 al 2008, ora nella commissione dell’Onu sui diritti umani. Ziegler si è fatto portavoce di tantissimi altri e lo ha fatto in occasione delle recenti Giornate Europee per lo Sviluppo.

«Bruciare centinaia di tonnellate di cibo per produrre biocombustibili è un crimine contro l’umanità. Fin dal 2007, l’Unione Europea e il governo statunitense hanno dato enorme supporto all’agribusiness per riempire di cibo i serbatoi delle auto – obiettivi vincolanti, sgravi fiscali e sussidi di miliardi ogni anno. Il risultato? Più fame, land grabbing, danni ambientali e centinaia di migliaia di vite perdute». Parole brucianti e che non lasciano il minimo dubbio sulla sua posizione: Jean Ziegler è stato chiarissimo.

E aggiunge: «Ogni 5 secondi un bambino su 10 muore di fame e di malattie ad essa correlate. È ironico che i biocombustibili vengano ancora promossi da alcune multinazionali come scelta eco-friendly, come alternativa sostenibile ai combustibili fossili. Ormai sono in pochi a credere che da essi si possano trarre benefici sociali o ambientali, a sostenerli resta chi trae profitto diretto dalle politiche a favore dei biocombustibili, come quelle europee. La realtà è che essi non sono altro che un’altra forma di sfruttamento sconsiderato delle risorse. Produrre un litro di biocombustibili, per esempio, richiede 2.500 litri di acqua».

E ancora: «Le politiche europee di promozione dei biocarburanti, fin dal 2008, hanno dirottato i cereali al di fuori del mercato alimentare per soddisfare l’agribusiness con l’obiettivo del profitto privato. Questo utilizzo di larghe quantità di cibo e cereali per ottenere quantità relativamente piccole di carburante per i trasporti ha tre conseguenze disastrose. Prima di tutto, un aumento della fame nel mondo. Quasi tutti i biocombustibili utilizzati in Europa sono ricavati dai cereali, per lo più si tratta di grano, soia, olio di palma, mais, olio di colza, alimenti essenziali per la popolazione. L’Europa ora brucia ogni anno nei serbatoio degli automezzi abbastanza cibo, in calorie, per nutrire 100 milioni di persone. Inoltre, il costo degli alimenti di base andranno ad aumentare del 20%, l’olio vegetale del 36% e il mais oltre il 22% al 2020 a causa degli obiettivi europei. Per chi vive negli slum in tutto il mondo, per chi ha pochissimo denaro per comprare da mangiare, questo rappresenta un disastro».

«In secondo luogo – prosegue Ziegler – c’è una enorme richiesta di terra da coltivare per poi destinare le coltivazioni ai biocombustibili; questo distrugge le fattorie a conduzione familiare e l’ambiente. Gli speculatori terrieri, gli hedge funds, le società dell’agro-business sono state protagoniste di una corsa globale alla terra che ha costretto centinaia di migliaia di piccoli agricoltori a lasciare le proprie terre, agricoltori che si sono visti deprivati delle risorse primarie come l’acqua. E regolarmente nel mondo, ma soprattutto in Africa, Asia e America Latina, la monopolizzazione della terra da parte delle grandi multinazionali dei biocombustibili è accompagnata dalla violenza: le vittime sono i piccoli agricoltori e le loro famiglie.

Il terzo aspetto è la devastazione ambientale. La domanda di ulteriore terra per realizzare i programmi europei sui biocombustibili significa più terra coltivata intensivamente a cereali, con conseguente deforestazione, saccheggio delle torbiere e scomparsa delle praterie. Ormai è sotto gli occhi di tutti come i presunti benefici per il clima di gran parte dei biocarburanti siano pressochè nulli se non inesistenti del tutto».

«Con l’uso di fertilizzanti, il monopolio dei terreni, la deforestazione e l’eliminazione di altre coltivazioni, la produzione di biocombustibili in Europa non ha ridotto le emissioni – come si era detto – ma anzi ha portato all’emissione aggiuntiva di milioni di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera. Il consumo di combustibili fossili deve essere rapidamente ridotto, ma la soluzione sta nella riduzione dei consumi energetici, nel trasporto pubblico e in fonti alternative di energia pulita, non nell’utilizzo della terra con così tante conseguenze disastrose. È tempo di dire basta a questa follia dei biocombustibili, che permette a poche compagnie transnazionali di ottenere enormi profitti causando devastazione all’ambiente e milioni di vittime».

Jean Ziegler è stato relatore per le Nazioni Unite sul diritto al cibo dal 2000 al 2008, ora è nella commissione dell’Onu per i Diritti umani. È autore di “Betting on Famine: Why the World Still Goes Hungry”.

(Giovanni Fez, via il cambiamento.it)

Foto Venex/jpb@flickr.com 

 

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