Europa centrale: uno studio invita i paesi V4 ad essere più attivi in UE

Quest’anno l’Europa centrale post-comunista entra nel secondo decennio della sua adesione all’Unione Europea. Tale dichiarazione sarebbe banale – se l’Ungheria non avesse le sue politiche economiche poco ortodosse; se la Repubblica Ceca non avesse un esecutivo presidenziale (senza approvazione parlamentare) come il suo governo; e se l’Europa non stesse vivendo una crisi economica e la Zona Euro non stesse faticando a garantire la sua stessa esistenza.

Un tale anniversario potrebbe essere l’occasione per un articolo noioso, o invece, al contrario, uno sguardo al futuro. Un recente rapporto della società di consulenza McKinsey fa luce in particolare su come è vista la futura economia della regione con gli occhi degli analisti occidentali. Questa settimana, però, un gruppo di esperti locali, soprattutto polacchi e slovacchi, presenteranno la loro visione del futuro dei paesi Visegrad in Europa – significativa anche per i pochi contributi, piuttosto simbolici, provenienti dai loro colleghi nella Repubblica Ceca e in Ungheria.

Il rapporto si chiama “Central Europe Fit for the Future” e in decine di pagine (nel senso americano), gli autori riassumono sinteticamente lo stato della regione e delle sue potenzialità se i politici seguissero le raccomandazioni che giungono dalle conclusioni degli esperti. Il documento è nato da diversi incontri di gruppo tra esperti e analisti governativi e non.

La paternità slovacca e polacca del documento – data, tra le altre cose, la raccomandazione che i paesi della regione debbano essere più assertivi nel plasmare il futuro dell’Unione Europea – non è sorprendente. La Polonia, la sesta maggiore economia europea, e la Slovacchia, membro dell’Eurozona e fedele compagna della Germania, hanno un naturale interesse nel funzionamento e nella prosperità dell’Europa sul lungo periodo. Nella Repubblica Ceca manca un senso di urgenza sulla necessità di influenzare attivamente la forma futura dell’Unione. I cechi giocano a fare gli euroscettici, mentre gli ungheresi giocano a essere, in sostanza, fuori dall’Europa.

Continua a leggere la traduzione inglese dell’articolo su tol.org.

Martin Ehl è un noto giornalista dell’edizione ceca di Hospodarske Noviny.

(Martin Ehl, via Transition on line – tol.org)

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