Prezzi: forte rischio deflazione in Slovacchia, ma non quest’anno

Il forte rallentamento della crescita dei prezzi che si è verificato in Europa negli ultimi mesi suscita timori di una possibile deflazione nella Zona Euro, e dunque anche in Slovacchia. L’Istituto di Politica Finanziaria (IFP), organizzazione di analisi del Ministero delle Finanze slovacco, ha scritto in una nota di qualche giorno fa che anche se il rischio di un evento deflattivo in Slovacchia è adesso il più alto dal 2009, è però ancora improbabile per quest’anno.

La deflazione è una diminuzione del livello generale dei prezzi in seguito alla debolezza della domanda di beni e servizi. È un evento negativo che finisce per ripercuotersi sui ricavi delle imprese, costrette a vendere a prezzi calanti, e può innescare una spirale pericolosa aggravando la generale recessione (vedi un articolo di Marco Cobianchi su Panorama). La deflazione viene in genere definita con una serie continua di mesi di inflazione negativa.

Il tasso di inflazione su base annua in Slovacchia si è fermato allo 0,4% nel mese di dicembre 2013, in forte calo rispetto al 3,2% di un anno prima, eguagliando il livello più basso mai registrato dell’inverno 2009-2010. L’istituto nota che il rallentamento dei prezzi è dovuto a un calo dei prezzi all’estero e alla debolezza della domanda in Slovacchia. Hanno contribuito anche il globale rallentamento dell’attività economica e la stagnazione della domanda interna.

Anche la Banca Nazionale della Slovacchia (NBS) è d’accordo sul fatto che la Slovacchia non dovrebbe rischiare una deflazione nel 2014. Lo ha detto il numero due della banca Jan Toth a una conferenza la scorsa settimana, spiegando che quest’anno l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo dovrebbe fissarsi a circa lo 0,5% annuo. In questo gennaio, tuttavia, potrebbe anche dare risultato zero. Secondo Toth, il crollo dell’inflazione è dovuto ai prezzi degli alimentari (che in Slovacchia hanno maggiore influenza rispetto al resto dell’Eurozona per il peso che ha il cibo nel paniere dei consumi interni) e alla bassa domanda. L’inflazione più bassa, suggerisce il vice governatore, può comunque aiutare una maggiore crescita dei salari reali, con effetto positivo sui consumi.

(Red, Fonte Tasr)

Foto Tax Credits@flickr

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