Davos: il big business mondiale vuole l’economia circolare, un affare da 1 trilione di dollari

Anche se il World Economic Forum Annual Meeting 2014 (che si è appena concluso a Davos) aveva come titolo l’impegnativo tema “The Reshaping of the World: Consequences for Society, Politics and Business”, i media internazionali e italiani hanno nuovamente dato del meeting WEF di Davos la solita immagine stereotipata del capitalismo internazionale che si riunisce insieme a qualche testa d’uovo, politico e ambientalista per discutere dell’economia internazionale senza cavarne un ragno da un buco. In parte quest’immagine che ormai appartiene al folklore dei WEF di Davos è vera, ma nelle lussuose sale dell’albergo svizzero al centro del meeting sono stati affrontati anche temi che prospettano un vero cambiamento di paradigma dell’economia mondiale.

È il caso del nuovo rapporto “Towards a Circular Economy – Accelerating the scale-up across global supply chains”, presentato da Desiree Mohindra, direttrice associata del dipartimento di comunicazione del WEF, e realizzato in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation, che rivela che il passaggio ad un’economia circolare a livello mondiale sarebbe in grado, in soli 5 anni,  di generare 500 milioni di dollari in risparmi sui costi dei materiali, 100.000 nuovi posti di lavoro ed evitare che nel mondo 100 milioni di tonnellate di rifiuti finiscano nelle discariche a livello globale, sempre che entro questi cinque anni le companies si concentrino sulla promozione della formazione di filiere “circolari” per aumentare il tasso di riciclo, riuso e rigenerazione delle materie prime. La Mohindra ha spiegato che «questo massimizza il valore dei materiali quando i prodotti si avvicinano alla fine del loro utilizzo».

Il rapporto analizza i benefici per le imprese con un passaggio all’economia circolare, che ripensa gli attuali modelli di consumo “take, make and dispose”  attraverso un processo più “restorative”, nel quale i prodotti vengono progettati e commercializzati in modo tale che i loro componenti e i materiali che li costituiscono possano essere riutilizzati molte volte. La fine dell’obsolescenza programmata per passare al recupero, al riutilizzo e al riuso delle risorse.

Secondo il rapporto WEF, «il consumo lineare sta raggiungendo i suoi limiti. Un’economia circolare ha benefici che sono operativi, nonché strategici, sia a livello micro che macroeconomico. Questa è una opportunità da un trilione di dollari, con un potenziale enorme per l’innovazione, la creazione di posti di lavoro e la crescita economica. Gli ultimi 150 anni di evoluzione industriale sono stati dominati da un modello unidirezionale o lineare di produzione e consumo, nel quale le merci sono prodotte da materie prime, vendute, utilizzate e poi gettate  o incenerite  come rifiuti. A fronte di aumenti di volatilità che provocano tagli in tutta l’economia globale e del proliferare di segnali di esaurimento delle risorse, la richiesta di un nuovo modello economico è sempre più forte. La ricerca di un sostanziale miglioramento delle performance delle risorse in tutta l’economia ha portato il business a esplorare modi per riutilizzare i prodotti e i loro componenti e a recuperare maggiormente i loro materiali preziosi».

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(Umberto Mazzantini, via Greenreport.it)

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