Vareha condannato a 11 anni di carcere per frode fiscale

Si è concluso il processo a Mikulas Vareha, l’imprenditore arrestato due anni fa per milioni di euro evasi e frode fiscale, che ha ricevuto una condanna a 11 anni di carcere, oltre una multa di 100.000 euro nel processo intentato contro di lui presso la Corte Penale Specializzata di Banska Bystrica. L’uomo, soprannominato il Signore di Zemplin (dal nome della regione tradizionale dell’estremo est del Paese), è stato dichiarato colpevole di frode di IVA e altre tasse, oltre che assicurativa. In questo modo la Corte ha confermato la sentenza originale, che era stata ribaltata dalla Corte Suprema nel novembre 2013.

Il 51enne Vareha fu arrestato dalla polizia l’1 marzo 2011, dopo 12 anni di attività imprenditoriale che lo vedeva rappresentante legale di oltre 70 imprese commerciali in diversi settori. Tra le merci trattate vi erano anche scolitidi (coleotteri usati per rigenerare le foreste distruggendo gli alberi morti), innesti di alberi, compost e porte in legno. Secondo le prime informazioni uscite dagli uffici fiscali al momento dell’arresto, l’uomo avrebbe, tra il 2007 e il 2010, ottenuto rimborsi IVA dallo Stato per un importo pari a 32.729.204. Le frodi fiscali attribuitegli dall’Ufficio del Procuratore speciale, commesse tra il 2008 e il 2011 in particolare nel distretto di Trebisov (regione di Kosice), avrebbero incluso il commercio – ritenuto fittizio – di 55.300.000 innesti di alberi e 414.200.000 scolitidi.

Vareha avrebbe messo in piedi un sistema di ‘frode carosello’ per mezzo della fatturazione incrociata tra 11 sue aziende. Per formulare le accuse, gli investigatori avevano sentito una quantità impressionante di testimoni (si dice 650) e 200 dipendenti delle sue società. Nel corso del processo, Vareha aveva rifiutato le accuse, dicendo che gli scolitidi erano stati utilizzati come cibo per i fagiani. Il senato giudicante della Corte Penale Specializzata ha confermato le accuse all’uomo di aver manipolato la contabilità IVA e sottratto allo Stato fatture per un ammontare globale di 58.100.000 euro.

Dopo la prima condanna nell’aprile 2013, la Corte Suprema ha accolto l’appello di Vareha nel novembre scorso definendolo “parzialmente fondato” e verificando che alcune prove utilizzate nel processo non sarebbero state in conformità con la legge. La Corte Suprema aveva anche criticato i giudici della Corte Specializzata per non aver consentito di fare un’arringa finale al nuovo avvocato di Vareham, che aveva licenziato il precedente pochi giorni prima della sentenza.

Vareha si è detto innocente, e ha definito tutto il caso una montatura costruita ad arte per coprire le disfunzionalità del sistema fiscale della Slovacchia. Lui si è detto certo che la sua attività era legale e in conformità con le leggi slovacche. Ora l’uomo ha ancora la possibilità di fare di nuovo ricorso.

(Red, Fonti Sita, etrend.sk)

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