*UN ANNO FA* – Buon compleanno Jánošik! 325 candeline per il brigante gentiluomo

Articolo uscito in origine su Buongiorno Slovacchia il 25/01/2013

Juraj Jánošik, il Robino Hood slovacco, è nato il 25 gennaio 1688 a Terchová, un villaggio di quattromila anime tutt’ora noto per tale illustre nascita, poco lontano da Martin e Zilina, come secondo figlio di Martin e Anna Jánošik. Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo la vita non era facile in queste regioni, e nel 1699 il re Leopoldo I aveva finito una estenuante guerra contro gli invasori turchi.

Janosik, che si arruolò diciottenne nelle truppe imperiali di Francesco II Rákóczi nel 1706, e fece il soldato per diversi anni. Passato all’esercito dello Zar dopo la battaglia persa di Trenčin (1708), conobbe nel 1711 il prigioniero Tomáš Uhorčík mentre era di stanza al castello di Bytča, poco fuori Zilina, e lo aiutò a fuggire. Con Uhorčík iniziò poi una vita di brigantaggio sui Tatra, dove furto, rapina, traffico di cavalli erano all’ordine del giorno. Creata una propria banda, che si rifugiava nelle foreste, Jánošik ne divenne il capo. Il gruppo era attivo un po’ in tutta la regione intorno al fiume Váh, con incursioni anche in altre zone della Slovacchia oltre a Polonia e Moravia. La loro specialità era rubare ai ricchi mercanti, ma Jánošik si faceva vanto di essere un “ladro gentiluomo”, almeno per i tempi, non avendo mai ucciso nessuno e condividendo il bottino con i poveri.

Catturato nell’autunno 1712 e presto rilasciato, nella primavera dell’anno successivo si chiude la sua fulminante carriera con un arresto definitivo e un processo che si tenne a Liptovský Mikuláš. Condannato a morte, morì presumibilmente il 17 marzo 1713, ad appena 25 anni, in un modo atroce – trafitto da un grande gancio ed appeso alla forca fino a morte avvenuta. Questa era la sentenza per i capibanda, anche se non ci sono riscontri storici nel nostro caso.

Già da vivo conosciuto come eroe leggendario (si dice che fosse il più noto brigante dell’intero Impero Austroungarico), Juraj Jánošik divenne presto parte dell’epica slovacca, nonché morava e polacca come un difensore dei deboli contro le ruberie dello Stato e le diseguaglianze sociali, e utilizzato come simbolo per la resistenza all’oppressione. Decine di storie e leggende nacquero su di lui e i suoi uomini, storie che tutt’ora sono mantenute vive dal folclore locale. Nel corso del XX secolo numerose opere artistiche, cinematografiche e teatrali hanno preso ispirazione da questa storia. Sono almeno sette i lungometraggi (due dei quali sono cartoni animati) realizzati a partire dal 1921. L’ultimo risale al 2009, una produzione polacca diretta da Agnieszka Holland. Quello forse più noto è la versione del 1963, scritta e diretta da Paľo Bielik e interpretata da František Kuchta, divenuto un cult, e lo stesso vale per il musical “Na skle maľované” (Dipinto sul vetro), creato da uno scrittore polacco e andato in scena per la prima volta a Varsavia nel 1970. Tradotto successivamente in slovacco, nella sua ultima versione è in cartellone a singhiozzo dal 2005 al teatro Divadlo Nová scéna di Bratislava.

Durante l’Insurrezione Nazionale Slovacca (SNP) anti-nazista del 1944 uno dei gruppi partigiani portava il nome Juraj Jánošik. E a lui è dedicato l’odierno festival folk internazionale di Terchová “Jánošíkove dni”, che si tiene ogni anno a fine luglio e che ha appena compiuto il mezzo secolo di vita. A Terchová a ricordarlo è anche una statua alta quattro metri di Ján Kulich che domina l’abitato, nonché lo stemma comunale e una mostra (Expozícia Jánošík a Terchová), mentre a Liptovský Mikuláš, dove morì, il Múzeum Janka Kráľa sta realizzando un progetto comune con la città polacca di Żywci che comprende la ricostruzione della camera di tortura e una mostra permanente con l’utilizzo di fondi europei.

La leggenda del bandito si è diffusa anche in altre zone, in Polonia, Ungheria, Moravia, Slesia, Boemia, anche grazie al fatto che la banda era composta da briganti di quelle regioni. In Polonia, paese che a volte ne se appropria il mito, è conosciuto come Jerzy Janosik, e in Ungheria (al cui regno apparteneva al tempo il territorio slovacco) come Janosik György.

(P.S.)

Foto: 1) monumento a Terchova, 2) l’attore Paľo Bielik nei panni (teatrali e cinematografici) di Juraj Jánošik

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