Emozioni jazz che spingono oltre i limiti – Intervista a Michele Polga

Sarà in concerto a Bratislava tra pochi giorni con il suo quartetto il sassofonista veneto Michele Polga, in una serata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura. Accompagnato da Paolo Birro al pianoforte, Stefano Senni al contrabbasso e Walter Paoli alla batteria, Polga proporrà per la prima volta al pubblico slovacco il suo sound contemporaneo, ritmico, energico ma anche di respiro, che prende a piene mani dalla tradizione per andare oltre. I diversi dischi pubblicati (con copertine curate, ad es. questa) e le recensioni molto positive lo hanno posto all’attenzione del panorama jazzistico italiano degli ultimi anni e lo hanno portato a collaborare con alcuni dei nomi più noti dell’ambiente nazionale (basti dire di Fabrizio Bosso, Paolo Fresu o Enrico Rava) ma anche con mostri sacri stranieri – uno per tutti, Carla Bley. Come ha detto in una recente intervista a Musica Jazz, tra i suoi amori giovanili c’erano Miles Davis, John Coltrane, Billy Higgins, Wayne Shorter, Carla Bley, e tra i sassofonisti in particolare Joe Henderson, del quale ha la discografia completa, che ha «letteralmente consumato», e parla in maniera estremamente devota («mi lascia sbalordito ogni volta che lo ascolto»).

Polga ama la dimensione live perché come buon musicista sa che è impossibile portare nelle registrazioni di studio la spontaneità e l’energia del suono dal vivo davanti al pubblico. Per questo uno dei suoi migliori CD è Live at Panic Jazz Club, un disco arrivato “per caso” nel 2011 grazie alla registrazione non programmata di una serata particolarmente riuscita in un club di Marostica (VI). In un’altra intervista al sito Jazz from Italy, Polga ha detto che «il punto chiave è che noi non abbiamo suonato per fare un disco, bensì per il pubblico di quella sera, che era lì a condividere quel momento con noi».

Pregustando il concerto slovacco, che sarà di sicuro interesse e che consigliamo vivamente, pubblichiamo di seguito uno scambio di email (domanda-risposta) avvenuto nei giorni scorsi tra il musicista e lo staff dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava. (Intro di P.S.)

È mai stato in Slovacchia prima? Conosce la musica di questa parte d’Europa?

MP: Non mi è mai capitato di suonare in Slovacchia, e per questo sono felice di poter essere a Bratislava il 5 febbraio. Per ora, ad Est dell’Italia ho suonato in Croazia e Macedonia. Non posso definirmi un conoscitore della musica di questi luoghi, anche se ho sentito qualcosa e mi affascinano molto le metriche dispari che ho ascoltato a Skopje.

Il sassofono è uno strumento solista che prevede la presenza di altri strumenti ad accompagnarlo. Ha preferenze per la scelta dei collaboratori?

MP: Mi capita spesso di esibirmi in formazioni varie, ma nutro un particolare amore per il quartetto tradizionale con piano, contrabbasso e batteria.

Ha suonato anche con grandissimi nomi – solo per rimanere in Italia – come Paolo Fresu, Enrico Rava, Nicola Conte, quali sono le sensazioni che prova un musicista sul palco insieme a personaggi iconici del jazz?

Sono emozioni molto intense, questi musicisti hanno una carica energetica davvero forte. Personalmente ho sempre, e cerco tutt’ora di farlo, voluto suonare con musicisti più bravi di me. Il loro carisma, se tieni a bada l’emozione, è una forza che viene a tuo vantaggio e ti spinge oltre il tuo limite. Senza dubbio avere la possibilità di lavorare con grandi nomi, è uno dei modi migliori per crescere artisticamente.

Ha pubblicato diversi CD. Il lavoro che poi finisce sul disco è diverso da quello che si propone dal vivo, la musica spesso è programmata e c’è meno spazio per l’improvvisazione. Lei come percepisce questa differenza?

Effettivamente lo studio di registrazione è un luogo che toglie un pò di spontaneità nella musica. Il fatto di suonare in ambienti separati e con le cuffie sono fattori che ti isolano, e nella musica invece c’è assoluto bisogno di “interplay”. Per questo preferisco, come molti, andare in studio dopo una serie di concerti, in maniera tale che la band abbia già costruito un suono.

Quando ha iniziato a suonare il sassofono e qual è stata la molla che l’ha portata verso questa passione?

Ho iniziato abbastanza giovane, 14-15 anni, ma senza convinzione. Altalenando periodi in cui facevo musica a periodi in cui non suonavo. Poi a 18 anni invece mi sono iscritto al Conservatorio e lì è cominciato tutto. Un po’ alla volta mi sono avvicinato al jazz e, finito l’iter classico, mi sono buttato a capofitto nello studio di questo genere musicale.

Quale spazio ha il jazz italiano nel panorama internazionale?

Mi sembra che ci sia una buona considerazione in generale dei jazzisti Italiani. Ci sono nomi che sono spesso presenti nei cartelloni di festival internazionali importanti.

Quali sono i musicisti moderni che maggiormente l’hanno influenzata?

Sono molto affascinato da quello che succede nella scena newyorkese. Trovo che lì sia il punto nevralgico di questa musica. New York è davvero la città dove le nuove tendenze si mescolano con la tradizione. Posso fare qualche nome: Mark Turner, Kurt Rosenwinkel, Brad Mehldau, Seamus Blake, Chris Cheek, Walter Smith III, Gerald Clayton, Kendrick Scott e altri giovani musicisti che conoscono molto bene la tradizione, ma che cercano anche altre vie d’uscita.

Quali sono i generi che ama ascoltare oltre al jazz?

Ho una passione per Ryuichi Sakamoto, di cui ascolto sempre volentieri i dischi più minimal e le collaborazioni con artisti elettronici come Alva Noto, Christopher Willits, Christian Fennesz.

Cosa si aspetta dal concerto del 5 febbraio al Babylon di Bratislava, dove si esibirà anche il Radovan Tariska Quintet?

Sono molto felice di poter far questa esperienza (!). Sono a conoscenza che la capitale slovacca è una città bella, dinamica e culturalmente tanto attiva. Sono quindi curioso di incontrare persone nuove e venire a contatto con un pubblico che sa apprezzare la musica contemporanea. Sarà poi un’ottima occasione per confrontarmi con questo collega slovacco che come me suona il saxofono e da quello che ho visto sul web è sicuramente una figura molto valida. Quindi ci tengo tanto a questa data del tour 2014.

(Intervista di Marco Gerbi e Michal Denci – Istituto Italiano di Cultura)

Cosa: Michele Polga Quartet (IT) e Radovan Tariška Quintet (SK)
Quando: mercoledì 05/02/2014, ore 19:30
Dove: Ateliér Babylon, Kolárska 3, Bratislava
Biglietti: € 10,00 (in vendita presso Ticketportal)
Organizzato da: IIC Bratislava e Salek Production

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