Cardinal Korec, i 90 anni vissuti ‘pericolosamente’ di un combattente della Chiesa slovacca

Ha compiuto 90 anni ieri 22 gennaio il cardinale slovacco Jan Chryzostom Korec, una delle figure più importanti della resistenza al comunismo in Slovacchia e personaggio di riferimento della “Chiesa del silenzio” slovacca. Oltre alle congratulazioni delle autorità religiose slovacche è giunto al prelato anche un messaggio di saluto personale e la benedizione apostolica del Santo Padre Francesco. Il Papa ha ringraziato il Signore per la ferma testimonianza di fede fatta da Korec in anni difficili e gli ha augurato con la grazia di Dio buona salute, freschezza e gioia di spirito.

Anche il Presidente Ivan Gasparovic e il Premier Robert Fico sono stati tra coloro che si sono recati a Nitra a congratularsi con lui. Fico ha detto ai giornalisti di avergli portato una lettera a nome del governo. Il cardinale è una leggenda in Slovacchia, ha sottolineato il Premier, e ha una visione molto sensibile di quello che sta succedendo nella società contemporanea, con un grande senso della giustizia. E ha continuato dicendo che «è un uomo che può chiamare le cose con il loro nome».

L’attuale vescovo di Nitra, mons. Viliam Judak, considera l’età raggiunta dal cardinale un «traguardo straordinario, date le grandi sofferenze che ha dovuto subire». «Tutti noi gli auguriamo che il Signore lo possa mantenere in buona salute, in modo che possa rimanere un’autorità morale per noi».

Il canale televisivo cattolico TV Lux ha realizzato con mons. Korec una lunga conversazione, andata in onda ieri, dove il cardinale mostra una grande lucidità e capacità di analisi della società moderna, e dove invita i credenti ad essere «viva testimonianza di fede». È stato anche trasmesso un film biografico su di lui dal titolo “Sulla cattedra di Metodio”.

Nato nel 1924 a Bosany (nella regione di Trencin), il cardinale Jan Chryzostom Korec entrò nella Societas Jesus (i Gesuiti) a 15 anni a Ruzomberok, studiò filosofia dal 1945 presso l’Istituto dell’Ordine a Brno e proseguì gli studi di teologia a Trnava. Fu segretamente ordinato sacerdote a Roznava nel 1950, all’alba del periodo più buio dell’era comunista in Cecoslovacchia. Avendo il regime arrestato e internato quasi tutti i vescovi ufficiali in Slovacchia (liquidando gli ordini religiosi e requisendo chiese e monasteri), Korec fu nominato vescovo, sempre in segreto, nell’agosto 1951, quando aveva appena 27 anni, consacrazione conferita dal vescovo Pavol Hlinica grazie alle ampie facoltà concesse alla Chiesa locale da Papa Pio XII. fu possibile Non potendo svolgere la sua missione episcopale pubblicamente, Korec doveva lavorare, come manovale, bibliotecario, guardiano notturno e operaio. Clandestinamente, tuttavia, continuava ad adempiere attivamente il suo incarico apostolico e in segreto ha ordinato diversi sacerdoti.

Tenuto sotto controllo della polizia segreta dal 1955, nel 1960 fu accusato di tradimento per attività religiosa tra gli studenti, e condannato a 12 anni di carcere. Ebbe un lungo periodo di isolamento, che, come raccontò in seguito, riuscì a superare ‘fingendo’ di fare degli esercizi spirituali, fissando un fitto e dettagliato programma giornaliero di meditazione, studio (ripassando a memoria testi di teologia e di filosofia e discutendoli ad alta voce come in un’aula universitaria) e la celebrazione della Messa. Fu rilasciato il 20 febbraio 1968 dopo otto anni passati nei penitenziari di Praga-Pankrac, Ruzyn e Valdice, ma questa esperienza gli lasciò problemi di salute che lo accompagneranno per il resto della vita.

Al rientro alla vita civile, pur occupato come riparatore di ascensori, Korec proseguì a servire la Chiesa, lavorando in particolare con i giovani e scrivendo libri (pare che in totale siano oltre 50 i titoli a suo nome fino ad oggi, secondo Radio Vaticana). Nel 1969 ebbe l’opportunità di un’udienza privata con Papa Paolo VI. In seguito al rilascio venne riabilitato, ma nel 1974 tale riabilitazione viene dichiarata nulla e dovette scontare i quattro anni di condanna rimanenti. Rilasciato per motivi di salute, per un certo periodo rimane disoccupato e poi lavora come scaricatore di barili in una fabbrica di prodotti chimici, dove rimane fino al 1984. Tra il 1975 e il 1979 è fermato e interrogato 15 volte. Negli anni ’80 tiene stretti contatti con i rappresentanti della Chiesa protestante slovacca e svolge una preziosa opera di collegamento tra i diversi ambienti del dissenso slovacco. Nell’aprile 1980 invia al Presidio dell’Assemblea Federale una lettera di protesta contro i metodi della polizia, nel 1983 firma una petizione di condanna delle repressioni contro i francescani, nel 1987 la Dichiarazione contro la deportazione degli Ebrei dalla Slovacchia.

Sembra che sotto il regime abbia ordinato clandestinamente 120 sacerdoti e creato un’ampia rete di apostolato tra migliaia di studenti. Dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 divenne rettore del Seminario di Bratislava. Fu poi nominato vescovo di Nitra nel 1990, dove rimase fino al 2005 e dove vive tutt’ora come vescovo emerito. Divenne cardinale il 28 giugno 1991, su nomina di Papa Giovanni Paolo II, per il quale predicò gli esercizi spirituali nel 1998.

Molti dei suoi scritti furono pubblicati nei samizdat e alcuni manoscritti arrivarono anche all’estero dove furono stampati in diversi paesi. La sua opera forse più nota è “Od barbarskej noci” (La notte dei barbari, [vedi su Google Books] uscita in italiano con presentazione di Vittorio Messori), pubblicata nel 1993.

Il cardinal Korec ha al suo attivo diverse onorificenze e dottorati honoris causa, dalla Slovacchia e dall’estero, conferitigli dopo la fine del comunismo. Tra di essi, la Legion d’Onore francese avuta da Francois Mitterand e l’Ordine Ludovit Stur di I classe dal Presidente slovacco Michal Kovac.

Dal carcere scrisse al Ministro della Giustizia: «Non ho ammesso né ammetterò mai di aver coscientemente commesso le infrazioni alla legge o alla Costituzione di cui sono stato accusato. Ho già esposto la mia opinione sullo svolgimento del processo e non la cambierò (…). Ho iniziato i miei 12 anni di condanna con la convinzione di essere vittima di un’aperta rappresaglia subìta in condizioni di assoluta impotenza fisica e giuridica. Con 12 anni di detenzione si puniscono solo dei criminali… con il processo che mi fu fatto si è reso un cattivo servizio alla giustizia slovacca (…). L’addebito poi di mantenermi fedele al Papa lo ritengo un onore. Questa fedeltà non ha bisogno dell’approvazione né del beneplacito di nessuno. La prigione non ha per nulla diminuito questa fedeltà».

Korec è uno degli unici due cardinali slovacchi. L’altro è Jozef Tomko, prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione, che ha fatto una lunga carriera negli uffici di Curia della Santa Sede. Pur essendo i due prelati coetanei, la storia di Tomko è completamente diversa, essendo egli stato inviato a studiare a Roma nell’autunno 1945, dove si trovava quando nel 1948 il comunismo prese il potere in Cecoslovacchia. Nominato sacerdote nel 1949, Tomko si fermò a Roma. Nel 1959 fu tra i fondatori dell’Istituto Slovacco dei Santi Cirillo e Metodio a Roma, che prese il titolo di “Pontificio Istituto” nel 1998 sotto Papa Woytila.

Per maggiori approfondimenti si può vedere il profilo completo del cardinale Korec sul sito charta77.org.

(La Redazione, Fonti wikipedia.org, gariwo.net)

Foto Conferenza Episcopale Slovacca (tkkbs.sk)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google