Ucraina, salgono a cinque le vittime tra i dimostranti

Cinque morti e più di trecento feriti è il bilancio degli attacchi della polizia ucraina ai manifestanti che sostengono l’integrazione dell’Ucraina in Europa. Senza contare l’alto numero di arresti operati dalla polizia nei confronti di quei manifestanti feriti durante i diversi tafferugli. Ieri, mercoledì 22 gennaio, in un solo giorno il numero delle vittime tra i manifestanti è salito a cinque: come riportato dal Centro Medico presso il quartier generale dei dimostranti filo-europei, quattro decessi sono avvenuti a seguito di spari delle forze speciali, tre durante colluttazioni ed uno per un’esecuzione da parte di professionisti. Una persona è poi deceduta in seguito ad una caduta dal colonnato dello stadio della Dinamo Kyiv.

A rendere sconvolgente il quadro di una vera e propria guerra civile è la testimonianza di Ihor Lutsenko, attivista per i diritti umani rapito assieme a Yuri Verbitsky, sismologo 51enne trovato morto presso le campagne ucraine vicino a Borispil dopo essere stato torturato. Lutsenko ha dichiarato di essere stato prelevato in ospedale assieme a Verbitsky, poi torturato, ed infine rilasciato, mentre il suo collega ha subito una fine peggiore per via della sua provenienza da Leopoli: la città che sta dando il più alto contributo umano alla protesta per l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Oltre ai decessi, l’attacco della polizia – testimoniato da un numero sempre maggiore di video, che attestano come gli agenti delle forse speciali Berkut sparino ad altezza uomo e si avvalgano anche di granate – ha creato anche un problema di carattere ambientale, dal momento che i manifestanti, per difendersi, hanno dovuto bruciare spazzatura e copertoni di gomma, provocando enormi colonne di fumo nero tossico.

Così come da due mesi, la protesta non ha portato alcun risultato a livello politico, visto che un vertice urgente tra il Presidente ucraino Viktor Yanukovych, il capo del Consiglio Nazionale di difesa e sicurezza Andriy Klyuyev e i tre leader dell’opposizione Vitaly Klichko, Arseny Yatsenyuk e Oleh Tyahnibok è finito senza alcun accordo.

L’Europa reagisce: sanzioni e conti in banca bloccati

Differente la reazione dell’Europa, che, a Davos, ha revocato l’invito al World Economic Forum al Premier ucraino Mykola Azarov, che con tutta probabilità su consiglio del Presidente Yanukovych ha ventilato la possibilità di avvalersi della forza per sedare la manifestazione in sostegno dell’Ucraina in Europa.

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo Jacek Protaszewicz ha dichiarato che l’Unione Europea sta valutando l’ipotesi di congelare le relazioni diplomatiche con l’Ucraina, mentre il Ministro degli Esteri lituano Linas Linkevicius ha invitato ad approntare al più presto sanzioni nei confronti delle autorità ucraine responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani.

Secondo ben documentate indiscrezioni, il governo austriaco avrebbe iniziato l’inventario dei conti in banca delle autorità ucraine da congelare, mentre in Italia un invito alle sanzioni è arrivato dalla Vicepresidente del Gruppo dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici europei, Patrizia Toia – Europarlamentare del PD.

(Matteo Cazzulani)

Foto del 20/01/2014 di Jordi Bernabeu@flickr

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