Ucraina: almeno tre morti negli scontri tra manifestanti e polizia

[Articolo uscito la mattina presto di oggi 22 gennaio 2014, quando ancora non erano chiare le notizie sul numero di vittime. Al momento, i morti sembrano essere tre, due a causa di colpi d’arma da fuoco e uno caduto da un’altezza di 13 metri dal colonnato dello stadio Dynamo, come scriveva Rai News alle 12:30 di oggi – ndr].

È morto Serhiy Nihoyan per quattro proiettili di gomma provenienti dalla polizia [dalle forze speciali della Berkut – ndr], che ancora spara sui manifestanti e che, forse, ha provocato anche una seconda vittima. Il Presidente ucraino non parla con l’opposizione, mentre il Premier, Mykola Azarov, ventila l’ipotesi della reazione violenta.

La polizia spara e aggredisce, mentre il Presidente Yanukovych si prende gioco dell’opposizione e non ascolta i manifestanti che da due mesi protestano per l’integrazione dell’Ucraina in Europa, e ci scappa pure il morto. Martedì 21 gennaio a Kiev è morta la prima persona in seguito alle aggressioni della polizia a carico dei manifestanti.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Serhiy Nihoyan, giovane militante della regione di Dnipropretovsk, è stato freddato da quattro proiettili di gomma usati dalla polizia contro i manifestanti, come dimostrato da numerose foto e video. Oltre al giovane Nihoyan, secondo la TV TSN ci sarebbe un’altra vittima, questa volta un manifestante caduto da una delle colonne dello stadio della Dinamo Kyiv che, oggi, si trova al centro dei combattimenti tra la polizia in assetto anti-sommossa, un gruppetto di facinorosi che ha reagito con la forza alla violenza delle forze armate, e la stragrande maggioranza dei dimostranti che mantiene una condotta nonviolenta.

Nonostante le due morti mercoledì 22 gennaio la polizia ha lanciato l’offensiva ed ha continuato a sparare contro manifestanti per rompere il presidio che da due giorni costringe le forze dell’ordine alla difensiva presso lo stadio per impedire ai manifestanti di raggiungere l’Amministrazione Presidenziale e la sede del Parlamento.

Intanto, il Presidente ucraino Viktor Yanukovych ha dimostrato di non volere avere un dialogo con l’opposizione, come invece proposto pochi giorni fa, e sempre ieri 21 gennaio ha evitato di incontrare uno dei leader della protesta, il capo del Partito UDAR Vitaly Klichko, mandando al suo posto il capo dell’Amministrazione Presidenziale, Andriy Klyuyev.

Anziché parlare con Klichko – che ha abbandonato il tavolo chiedendo di poter parlare solo con Yanukovych – il Presidente ha condotto un vertice sulla situazione economica con il Vicepremier Serhiy Arbuzov e con il Premier Mykola Azarov, che alla TV russa Vesti 24 ha ventilato l’ipotesi di autorizzare l’uso della forza sui manifestanti.

Un noto giornalista costretto all’esilio volontario

Oltre ai due esponenti delle manifestazioni, un’altra vittima della repressione delle autorità ucraine è il noto giornalista Vitaly Portnikov che ieri 21 gennaio ha dichiarato di avere lasciato l’Ucraina perché in timore per la sua incolumità. Portnikov ha promesso di spiegare per bene l’accaduto, ma ha sottolineato di avere certezze di potere fare la medesima fine di Giria Gongadze, il giornalista di opposizione, fondatore dell’Ukrayinska Pravda, barbaramente ucciso il 16 novembre del 2000 per via della sua opposizione all’allora Presidente Leonid Kuchma, di cui Yanukovych è stato a lungo il delfino.

(Matteo Cazzulani)

Foto spoilt.exile@flickr (CC-BY-SA Condividi allo stesso modo)

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