Corsa alla presidenza: gara per i migliori testimonial, dalla cultura, allo sport, all’economia

La campagna per le elezioni presidenziali, che sta per entrare nel vivo in queste settimane, vedrà il coinvolgimento di un numero crescente di personalità conosciute dal grande pubblico, come sportivi, attori, registi, medici, scrittori e scienziati. L’analista politico Michal Horsky ha detto al quotidiano Pravda che quando una persona nota sostiene un candidato di alto profilo, va sicuramente ad aggiungere interesse alla campagna. Ma questa, precisa, è cosa normale nel mondo democratico. Il sociologo Martin Slosiarik sostiene che però quando uno dei candidati inizia questo “gioco”, poi tocca agli avversari rispondere per fare «il goal del pareggio».

Ad iniziare questa competizione, tra i quindici candidati in corsa, è stato il Premier Robert Fico, candidato sostenuto dal suo partito Smer. Nel corso di una cena tenutasi mercoledì nella capitale, una ventina di celebrità sono intervenute per dare il proprio “endorsement” come “testimonial” di Fico. Tra di loro, il regista Juraj Jakubisko, il presidente della Federcalcio slovacca Jan Kovacik, l’allenatore di hockey su ghiaccio Frantisek Hossa, il calciatore Robert Vittek, il leggendario fondatore e coreografo del gruppo di danza Lucnica, Stefan Nosal e il capo dell’associazione di industriali Klub 500 e capo di una delle imprese più grandi della Slovacchia, Valdimir Sotak.

Un altro candidato, l’attore Milan Knazko, già protagonista di primo piano negli eventi che hanno portato alla caduta del comunismo nel 1989, è sostenuto dai colleghi attori Milan Lasica ed Emilia Vasaryova (che peraltro sono cognati). Radoslav Prochazka, deputato ex KDH che si presenta come indipendente, è stato sostenuto lo scorso anno dall’ex arcivescovo di Trnava Robert Bezak, dallo scrittore Michal Hvorecky e da alcuni attori. Al candidato della Piattaforma popolare (KDH, SDKU-DS e Most-Hid) Pavol Hrusovsky hanno dato il loro appoggio il professore universitario Vladimir Krcmery, il noto sacerdote Anton Srholec e il rettore dell’Università di Trnava Marek Smid.

Ma un altro elemento di “promozione” in questa campagna ha attirato l’attenzione del capo redattore del sito Je To Tak (la versione slovacca di Le Monde Diplomatique), Michal Havran, che ha scritto l’altro giorno in un editoriale dell’importanza per i candidati dell’aver fatto da bambini il chierichetto. In un articolo dal titolo “Dalla vita dei chierichetti presidenziali”, Havran scrive con ironia che la Chiesa cattolica slovacca si è sbarazzata del caso Bezak, e ha dettato il tema principale della campagna presidenziale. Dopo l’annuncio della candidatura, Robert Fico [che aveva la tessera da comunista prima della caduta del muro-ndr] ha parlato in pubblico della sua infanzia cattolica. Questo porta a credere, secondo Havran, che «i candidati si dovranno ora superare su chi di loro è stato più a lungo chierichetto, nel rispetto dei “valori cristiani” e morigerato». Dato che «essere un buon cristiano è diventato il criterio più importante per l’elezione», chiosa Havran, allora Milan Knazko [che è stato compagno di viaggio del populista Meciar negli anni ’90-ndr] si è sbrigato a dichiarare «che da ragazzo andava ai pellegrinaggi mariani». In realtà, si dice in un commento, Knazko sarebbe di fede evangelica, e dunque è impossibile che abbia mai partecipato a una manifestazione tipicamente cattolica.

(Fonte Pravda, Hospodarske Noviny, Jetotak.sk)

Foto: la guardia d’onore del Presidente slovacco (fonte Wikimedia Commons)

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